Cosa hanno in comune Frau Merkel e May? Hanno distrutto i loro partiti

Angela Merkel e Theresa May hanno messo nei guai i partiti che guidano e con conseguenze politiche importanti conseguenze per Germania e Regno Unito

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Angela Merkel e Theresa May hanno messo nei guai i partiti che guidano e con conseguenze politiche importanti conseguenze per Germania e Regno Unito

Angela Merkel e Theresa May. Entrambe donne e capi di governo di due importanti economie europee. Entrambe sono leader politici conservatori ed entrambe vivono una fase di grande impopolarità all’interno dei rispettivi schieramenti, percepite sconnesse con la base. La cancelliera tedesca e la premier britannica si trovano alle prese con problemi assai diversi, ma in parte molto simili. La prima registra un crollo dei consensi da qualche anno a questa parte, specie da quando nel tardo 2015 aprì le frontiere ai profughi, facendone entrare in Germania circa 800.000 in pochi mesi.

Gli elettori non l’hanno perdonata e alle successive elezioni federali del settembre 2017 hanno assegnato alla sua CDU-CSU la peggiore performance dal Secondo Dopoguerra con appena il 33% dei consensi.

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La seconda non è mai stata popolare, benché al governo da meno di tre anni, cioè dopo che il predecessore David Cameron perse clamorosamente il referendum sulla Brexit. Proprio il complicato processo di uscita del Regno Unito dalla UE ha travolto i Tories, divisi su come gestirlo. Che, però, i conservatori UK abbiano, anzitutto, un problema di leadership lo dimostra la strabiliante vittoria registrata alle elezioni amministrative del maggio di due anni fa, quando nei sondaggi volavano a +24 punti percentuali sul Labour, seguita un mese dopo dal tracollo dei consensi e dalla perdita della maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento alle elezioni generali, chieste e ottenute con tre anni di anticipo proprio dalla premier.

Il resto è cronaca: tre sconfitte brucianti e nette in Parlamento per il suo accordo sulla Brexit, superamento del voto di sfiducia presentato dall’ala destra dei Tories solo per mancanza immediata di alternative, dimissioni di massa tra ministri e sottosegretari, quotidiane richieste interne di passo indietro. Non che vada meglio alla cancelliera, la cui erede alla segreteria della CDU, Annegret-Kramp Karrenbauer (AKK), vive come un incubo il probabile flop alle elezioni europee del 26 maggio, giorno in cui si voterà anche per rinnovare il Landtag di Brema.

E subito dopo l’estate si rinnovano i Parlamenti regionali di Brandeburgo, Sassonia e Turingia. I sondaggi danno a livello nazionale sotto il 30% il suo partito cristiano-democratico, praticamente ai minimi storici.

L’eredità del vuoto dopo May e Merkel

Nel Regno Unito, conservatori e laburisti hanno arretrato alle amministrative di giovedì scorso e i primi, in particolare, subirebbero un duro colpo elettorale se i britannici dovessero tornare a votare per le europee, nonostante l’uscita dalla UE in corso, surclassati dal boom di Nigel Farage con il suo Brexit Party, primo con il 28% accreditatogli dai sondaggi. A Londra come a Berlino, le difficoltà a destra riguardano il capo del governo, impopolare e “out of touch”, per dirla in inglese. Entrambe le leader hanno il proprio destino segnato, anche se sui tempi dell’uscita di scena non vi è certezza. La May si dimetterebbe subito dopo avere portato a casa la Brexit o nel caso opposto di impossibilità di trovare un accordo per renderla un’opzione praticabile.

La Merkel potrebbe dare l’addio già a inizio giugno, dopo le europee. Per allora, AKK ha convocato una riunione del partito e nonostante la cancelliera abbia smentito che per l’occasione annuncerà qualcosa di importante che la riguardi, un eventuale esito molto negativo per il centro-destra tra tre domeniche renderebbe le sue dimissioni quasi una scelta obbligata, anche perché AKK e il suo sfidante alla segreteria, l’ex capogruppo al Bundestag, Friedrich Merz, stanno lavorando per un cambio di passo che sposti a destra l’asse del partito, così da recuperare i consensi perduti in favore degli euro-scettici dell’AfD, puntando su un rapporto meno entusiasta con le istituzioni comunitarie e su una linea più conservatrice su temi come immigrazione e matrimoni gay.

Sia in Germania che nel Regno Unito, altro elemento comune, oltre ai fratelli coltelli a destra, è l’inconsistenza della sinistra a capitalizzare dagli insuccessi del governo. Il problema riguarda molto più i socialdemocratici, sprofondati sotto il 20% nel consenso e scavalcati nei sondaggi dai Verdi.

A Londra, almeno Jeremy Corbyn è riuscito quasi a pareggiare alle ultime politiche di due anni fa, anche se da allora i laburisti hanno dato prova di non avere alcuna idea autonoma di società, che vada oltre qualche slogan vuoto all’insegna dell’europeismo. Non sappiamo quando Merkel e May toglieranno il disturbo, ma sappiamo sin d’adesso che quando lo faranno lasceranno un grande vuoto. E’ quello delle loro idee!

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