Cosa cambia per lo smart working dal 15 ottobre

Dal prossimo 15 ottobre scade lo stato di emergenza, le aziende non potranno più imporre in maniera unilaterale lo smart working.

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Smart Working

Il 15 ottobre è una data da segnare in rosso per milioni di lavoratori che oggi lavorano in smart working a causa della pandemia di Covid-19. Per chi ancora non lo sapesse, il giorno 15 ottobre scade lo stato di emergenza indetto dal governo per il nuovo coronavirus, durante il quale lo smart working ha rappresentato non più un percorso di flessibilità organizzativa ma una vera e propria modalità di lavoro. Questa soluzione era stata stabilita in piena emergenza al fine di salvaguardare da una parte la salute dei dipendenti e dall’altra la continuità aziendale. Dal prossimo 15 ottobre però, scadendo lo stato di emergenza, le aziende non potranno più imporre in maniera unilaterale lo smart working come modalità lavorativa. Cosa succederà dunque dalla seconda metà del prossimo mese di ottobre? Ecco alcuni scenari da prendere in considerazione.

Le aziende dovranno accordarsi con i singoli lavoratori

Come accennato nel paragrafo precedente, la più importante novità (tra virgolette) sarà il ritorno agli accordi tra aziende e singoli dipendenti sugli strumenti da impiegare per il lavoro da casa, i tempi di riposo e come garantire il diritto alla disconnessione. Dal momento che il coronavirus ancora circola nel territorio italiano, così come nel resto del mondo, va da sé che il ritorno alla normalità è fuori discussione, dunque le associazioni industriali e Confindustria in questi ultimi giorni sono al lavoro con i sindacati per trovare un’intesa sulle nuove condizioni contrattuali che tengano conto di ciò che sta succedendo in Italia e nel resto del mondo.

Dipendenti pubblici

Discorso diverso, invece, per i dipendenti pubblici. Infatti, per loro è prevista una proroga fino al prossimo 31 dicembre al fine di confermare la modalità del telelavoro per il 50% del numero complessivo dei lavoratori nella Pubblica Amministrazione, a patto che le mansioni possano essere compiute dalla propria abitazione.

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