Cosa accadrà ai tassi BCE? I segnali sulle prossime mosse dell’EuroTower

Il governatore Jens Weidmann smentisce l'annuncio Draghi di luglio, per cui "tassi rimarranno bassi per un lungo periodo". Già movimenti al rialzo sui mercati

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Il governatore Jens Weidmann smentisce l'annuncio Draghi di luglio, per cui

Cosa accadrà ai tassi di riferimento della BCE nei prossimi mesi? Per il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, membro del board di Francoforte, la politica monetaria è entrata in territorio sconosciuto e pericoloso; i tassi non potranno rimanere a lungo così bassi (I tassi Bce non saranno bassi per sempre: Wiedmann “detta” le regole tedesche). 

Una smentita delle dichiarazioni di Mario Draghi a luglio, quando in conferenza stampa post-board, il governatore centrale della BCE aveva rassicurato i mercati – tesi per il “tapering” annunciato dalla Federal Reserve – che nell’Eurozona i tassi di riferimento sarebbero rimasti bassi per un periodo molto prolungato e che un rialzo sarebbe stato una prospettiva molto lontana.

Non la pensavano così i tedeschi e lo si sapeva già. Adesso, la Buba è uscita allo scoperto e in un’intervista al quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, Weidmann avverte lo stesso Draghi che non ci si può impegnare a lungo sui tassi, perché ogni decisione si basa sulle previsioni e quando queste mutano, anche le politiche variano di conseguenza.

A dire il vero, le parole del governatore tedesco sono tutt’altro che strampalate. I movimenti al rialzo dei tassi sono evidenti già in queste ultime settimane, tanto che egli stesso ha chiarito che la prosecuzione di questo tipo di politica monetaria esaurirebbe presto i suoi impulsi. In effetti, i tassi sono già ai minimi di sempre nell’Eurozona, pari allo 0,50% dopo il taglio di maggio. Più in basso di così sarebbe impossibile, in quanto si metterebbe a rischio la stabilità dei prezzi in parte considerevole dell’unione monetaria. La Germania, ad esempio, già oggi ha un tasso d’inflazione a ridosso del target massimo del 2%, mentre l’Italia si attesta ancora all’1,2%.

Una politica monetaria molto accomodante e con tassi quasi zero farebbe lievitare i prezzi nel Nord Europa, ma senza comportare benefici visibili nel Sud, dove il problema è il corto circuito del settore creditizio, non certo il livello dei tassi (Tassi Bce, la Bundesbank frena l’entusiasmo: “un aumento non è escluso”).

 

I movimenti sul fronte obbligazionario

D’altronde, a settembre la Federal Reserve potrebbe iniziare a ridurre gli stimoli monetari, tagliando gli acquisti da 85 miliardi di dollari al mese di Treasuries e bond immobiliari. Gli effetti di tale attesa sono visibili, perché i decennali pubblici americani viaggiano sul mercato secondario già quasi al 3% di rendimento (2,9%), un livello doppio rispetto a pochi mesi fa, anche se ancora inferiore alla media del 3,55% dell’ultimo decennio.

Gli stessi Bund tedeschi si sono avviati verso un trend ribassista (rialzista dei rendimenti). I titoli a dieci anni rendono ormai quasi il 2%, mentre i Bubills a un anno sono stati collocati ieri allo 0,097% dallo 0,0513% della precedente asta. Pochi mesi fa, i primi rendevano sotto l’1,4% e i secondi mostravano tassi negativi, così come i titoli a 2 anni.

Gli stessi BTp a 10 anni hanno visto crescere i loro rendimenti in zona 4,4-4,5% (3,8% a maggio), nonostante lo spread sia sceso sotto i 250 punti e arrivando fino a un minimo di 231 bp. Questo, perché il divario con i titoli tedeschi si riduce per effetto di un incremento dei loro rendimenti superiore a quello esitato dai nostri titoli nelle ultime sedute.

Infine, anche i futures sugli Euribor a tre mesi mostrano una tendenza marcatamente rialzista. Attualmente, essi si attestano allo 0,225%, ma entro la fine dell’anno si attende che virino verso lo 0,33%, per arrivare all’1% entro la fine del 2014 e al 2% entro il 2017. Una brutta notizia per coloro che sperano di contrarre un mutuo nei prossimi mesi o anni, visto che le rate sono legate proprio a questi tassi di riferimento.

Le parole di Weidmann preannunciano lo spostamento dello scontro Bundesbank-BCE su un piano diverso da quello andato in scena fino a questa estate: non più tra contrari e favorevoli a un nuovo taglio dei tassi o sull’attuazione o meno delle misure non convenzionali di politica monetaria, quanto tra favorevoli e contrari a un rialzo dei tassi.

Che i tedeschi potrebbero iniziare a chiedere già entro la fine dell’anno, dopo l’avvio del “tapering” del QE3 negli USA.

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