Corporate bond, com’è cambiato il mercato delle obbligazioni in euro con la crisi

I rendimenti dei corporate bond in euro sono letteralmente crollati negli ultimi anni e il relativo mercato è più che raddoppiato di dimensioni, con un'esplosione che ha riguardato particolarmente i titoli "spazzatura".

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I rendimenti dei corporate bond in euro sono letteralmente crollati negli ultimi anni e il relativo mercato è più che raddoppiato di dimensioni, con un'esplosione che ha riguardato particolarmente i titoli

Con la BCE ad avere annunciato il “tapering” dall’inizio dell’anno prossimo, analisti e mercati si sono concentrati sugli effetti che la svolta monetaria avrà nell’Eurozona sui titoli di stato. Scarsa attenzione, almeno sul piano mediatico, sta avendo, invece, il mercato obbligazionario privato, quello dei cosiddetti “corporate bond”. All’inizio di quest’anno, valeva 2.100 miliardi di euro, risultando di dimensioni più che raddoppiate rispetto al periodo immediatamente precedente allo scoppio della crisi finanziaria. Alla fine di agosto del 2008, a due settimane dal crac di Lehman Brothers, i bond emessi e denominati in euro si attestavano ancora nell’ordine dei 1.000 miliardi. L’aspetto interessante sta nel trend costantemente crescente di questi anni, come se il mercato obbligazionario non avesse conosciuto crisi.

Dei 2.100 miliardi di cui sopra, poco più di 320 riguardano obbligazioni “high yield”, quelle ad alto rendimento e anche dette “spazzatura” o “junk”, per via del rischio relativamente elevato e segnalato dai rating bassi. In questo caso, rispetto a 10 anni fa si è registrata una quintuplicazione degli importi emessi.

Guardando al trend delle emissioni, il periodo d’oro sembra essere iniziato nel 2012, quando sono raddoppiati i collocamenti dei titoli “investment grade” rispetto ai livelli del 2011, fino a raggiungere l’apice nel 2016 con oltre 271 miliardi. Avrà certamente influito in positivo l’avvio degli acquisti di assets della BCE sin dal 2015, che dall’anno successivo ha iniziato a rastrellare sul mercato secondario anche obbligazioni con rating “investment grade” e a medio-lungo termine (scadenze dai 2 anni). Analogo l’andamento per gli “high yield”, il cui apice è stato toccato lo scorso anno con 75 miliardi, dai 28 di 5 anni prima. Si consideri, tuttavia, che nel 2009, anno di massima crisi finanziaria globale, le emissioni di corporate bond con rating solido in euro esplosero a 285 miliardi dai 138 del 2008 e che quelle con rating basso, addirittura, passarono da 1 a 20 miliardi, a riprova di come le imprese nell’Eurozona abbiano cercato di superare la crisi del credito, puntando sul mercato e sganciandosi progressivamente dalle banche.

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Crollati i rendimenti

Ad avere incentivato le emissioni sono stati anche i rendimenti praticamente azzerati rispetto al periodo pre-crisi. Se mediamente nei mesi immediatamente precedenti allo scoppio delle tensioni negli USA e dilagate nel resto del mondo, un’obbligazione “investment grade” offriva tra il 5% e il 6%, nell’estate di due anni fa rendeva meno dello 0,8% e tutt’oggi, nonostante il lento riposizionamento del mercato sull’attesa svolta della BCE, non va oltre l’1,3%. Gli “high yield” sono passati dall’11% di 10 anni fa e con punte di quasi il 23% nei mesi più duri della crisi al 3,6% attuale.

Quanto agli spread tra obbligazioni ad alto e basso rendimento, stiamo tornando ai livelli di fine 2007, ovvero in area 270 punti base. Il differenziale minimo era stato toccato nell’autunno scorso a circa 150-160 bp, segno che negli ultimi mesi il mercato ha iniziato a discernere sulla base della qualità (“fly to quality”), dando vita al processo opposto che si era registrato in tutto il mondo con il crollo dei rendimenti, il quale aveva spinto gli investitori a inserire in portafoglio titoli sempre più rischiosi, pur di ottenere una minima remunerazione.

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Il boom dei titoli spazzatura

Se guardiamo al ritorno che il mercato obbligazionario corporate ha esitato nell’ultimo decennio, non possiamo che essere soddisfatti. La performance annuale è stata positiva in 8 casi su 10. I titoli più sicuri hanno ripiegato solamente nel 2008 (-4%) e nel 2015 (+1%), quelli ad alto rischio nel 2008 (-33%) e nel 2011 (-3%). Fatto 100 il valore di un investimento nei primi a fine 2007, al 31 dicembre scorso si era saliti a 159, ma per i secondi si era a ben 224. Dunque, l’andamento è stato complessivamente molto positivo e particolarmente per i titoli ad alto rischio.

Venendo, infine, alla ripartizione delle emissioni sulla base della nazionalità delle imprese, troviamo che la Francia la fa da leone con una quota del 20% nell’ultimo anno, seguita da poco più del 15% della Germania e dal 12,4% del Regno Unito, davanti di un soffio agli USA (12,3%). L’Italia si posiziona al quinto posto con l’8,5%, pari a 16,8 miliardi di bond emessi.

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Argomenti: bolla finanziaria, rendimenti bond