Coronavirus, smart working solo per 570 mila: ferie e cassa integrazione per gli altri

Lo smart working ai tempi del coronavirus, ferie e cassa integrazione per molti lavoratori.

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Lo smart working ai tempi del coronavirus, ferie e cassa integrazione per molti lavoratori.

Lo smart working? Una realtà per soli 570 mila lavoratori in Italia. Gli altri? La maggior parte delle aziende ha chiesto ai propri dipendenti di prendere ferie e permessi, per poi non averne la prossima estate. Altre società valutano l’ipotesi della cassa integrazione, che necessita però di un intervento diretto da parte dello Stato – e va in questo senso il pacchetto di misure da 25 miliardi di euro annunciato dal Governo nelle ultime ore. E chi non ha ferie da spendere e si ritrova impossibilitato a lavorare in remoto? La risposta a questa domanda non è difficile, ma allo stesso tempo è anche la più difficile da ammettere.

Quota dello smart working ancora ininfluente

I dipendenti che lavorano a casa per la loro azienda rappresentano una quota irrisoria di fronte ai 18 milioni di lavoratori presenti in Italia. E se con l’emergenza del Coronavirus qualcosa si è mosso in questa direzione, sono ancora tanti i passi da compiere prima di poter affermare che la rivoluzione è iniziata anche in Italia (in forte ritardo rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea). Secondo una recente ricerca dell’Osservatorio Smart Working, citata dall’edizione italiana di Business Insider in un approfondimento, nel territorio italiano si potrebbe raggiungere la cifra di 5 milioni di persone operanti in smart working. Un numero sicuramente più importante rispetto ai 570 mila di oggi, ma ancora insufficiente rispetto al totale complessivo di lavoratori dipendenti.

L’estate che verrà

L’imposizione delle ferie è uno degli strumenti a cui i datori di lavoro stanno facendo ricorso in questi giorni più spesso per poter garantire il futuro stesso dell’azienda. Un comportamento simile avrà però conseguenze significative nei prossimi mesi, soprattutto in estate, quando verosimilmente la situazione sarà tornata alla normalità e i dipendenti si ritroveranno senza ferie.

In uno scenario simile i genitori si vedrebbero costretti ad andare al lavoro, lasciando i propri figli in piena estate da soli a casa.

Le parole di Edgardo Ratti

Secondo Edgardo Ratti, giuslavorista e socio fondatore di Littler, studio internazionale di diritto del lavoro: “Il Corona virus sta incidendo sulla vita di tutti noi, anche per quanto riguarda la sfera lavorativa. Lo smart working (o lavoro agile che dir si voglia) è diventato l’imperativo di questi giorni. Non tutte le realtà aziendali però possono attuare lo smart working o per lo meno vi possono ricorrere in modo tanto massiccio da farne un’efficace soluzione. Si pensi, ad esempio, al mondo produttivo in cui i lavoratori sono necessariamente legati alle strutture aziendali e quindi alla presenza fisica in azienda. Qui lo scenario si complica ed è inutile nascondere che si fa critico. Non solo perché lo smart working non è praticabile ma anche perché tale tipologia di realtà imprenditoriali dipende più che mai anche dalla logistica e dal costante approvvigionamento delle materie prime“.

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