Coronavirus, fabbriche chiuse e scioperi: si rischiano 25 milioni di disoccupati

Secondo un recente studio realizzato dall’Oms il coronavirus rischia di causare la perdita di 25 milioni di posti di lavoro.

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Secondo un recente studio realizzato dall’Oms il coronavirus rischia di causare la perdita di 25 milioni di posti di lavoro.

Dopo la decisione del Governo, grazie al decreto del 22 marzo, in cui viene ampliata la lista delle aziende che possono rimanere chiuse poiché non producono beni necessari, i sindacati sono pronti allo sciopero perché contro la decisione di accrescere la lista dei settori da lasciare aperti. 

Sindacati in protesta

“Aperto deve restare solo l’essenziale. Il sindacato è pronto alla mobilitazione e anche allo sciopero generale per difendere la salute” ha fatto sapere Cgil dopo la firma del decreto che però contiene molte deroghe volute da Confindustria in cui si invitava il governo a scegliere bene cosa stoppare e cosa no per non rischiare che alcune realtà non riaprano più . Ora le aziende hanno tempo fino al 25 marzo per adeguarsi alle norme. 

Nonostante tutto, le critiche non mancano da parte dei sindacati ma il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha dichiarato a Circo Massimo su Radio Capital  che «Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà, non capisco lo sciopero considerando che perderemo 100 miliardi al mese». Cgil, Cisl e Uil, d’altro canto sostengono che «Se tali notizie fossero confermate a difesa della salute dei lavoratori e di tutti i cittadini, Cgil, Cisl e Uil, sono pronte a proclamare in tutte le categorie d’impresa che non svolgono attività essenziali lo stato di mobilitazione e la conseguente richiesta del ricorso alla cassa integrazione, fino ad arrivare allo sciopero generale».

Nel frattempo, come scrive Repubblica, secondo la Fiom, hanno incrociato le braccia i dipendenti di Leonardo, Ge Avio, Fata Logistic System, Lgs, Vitrociset, MBDA, DEMA, CAM e DAR mentre per il 25 marzo è stata indetta una protesta delle aziende metalmeccaniche della Lombardia, ma anche del settore chimico, tessile dell’energia e della manifattura.

Si rischiano 25 milioni di posti di lavoro

Il nodo resta per i lavoratori oltre che per le ingenti perdite economiche. Secondo un recente studio realizzato dall’Oms il coronavirus rischia di causare la perdita di 25 milioni di posti di lavoro, un numero gravissimo, anche superiore a quello che si verificò dopo la crisi del 2008 e a cui seguirono 22 milioni di disoccupati. Secondo lo studio Oms, anzi, stavolta le conseguenze saranno anche peggiori rispetto al 2008. Guy Ryder, direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, ha affermato che i settori che avranno la peggio sono quelli legati al turismo, trasporti, industria dell’automobile. Le economie occidentali saranno quelle più colpite con perdite fino a  3100 miliardi di euro entro la fine del 2020. 

Tutto ciò ovviamente andrà ad impattare negativamente sui consumi e di conseguenza sulle imprese. La previsione appare abbastanza catastrofica secondo l’Oms che prevede anche che aumenteranno fino a 35 milioni i lavoratori poveri, quelli che guadagnano solo 2,90 euro al giorno.

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