Coronavirus e 100 milioni di posti di lavoro a rischio: quali settori colpiti

Che conseguenza ha lo smart working dopo il covid e i settori dove si rischia di più.

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Che conseguenza ha lo smart working dopo il covid e i settori dove si rischia di più.

Con la pandemia di coronavirus sono a rischio 100 milioni di posti di lavoro a livello globale. A dirlo il Fondo monetario internazionale, in un paper intitolato “Who will Bear the Brunt of Lockdown Policies? Evidence from Tele-workability Measures Across Countries”.

I settori dove si rischia di più

Il report in oggetto analizza i cambiamenti avviati dopo il coronavirus sulle attività economiche e anche le conseguenze del lavoro agile. Da quello che si legge, almeno 100 milioni di lavoratori sono a rischio licenziamento o mancato rinnovo del contratto. Ad avere la peggio sono soprattutto le attività legate al commercio al dettaglio e turismo.

Dal report è emerso che i settori colpiti sono anche quelli relativi alla ristorazione, in questo senso si parla di 17,6 milioni di posti di lavoro a rischio. Per quanto riguarda il commercio al dettaglio e all’ingrosso, i posti a rischio sono 13,9 milioni.

Che conseguenza ha lo smart working

Il rapporto considera anche le conseguenze dello smart working e di fatto i lavoratori che operano in alcuni settori dove questo non è facilmente attuabile rischiano di più. In tal senso ad avere la peggio sono anche i lavoratori del comparto trasporti, servizi sanitari e manifatturiero. Al contrario tutte quelle attività legate all’informazione e alla comunicazione, finanza, ai servizi assicurativi e professionali si prestano meglio allo smart working e quindi in questo momento rischiano meno.

Alcune differenze si ravvedono anche in base al paese. Quelli dove il telelavoro è ancora difficile da attuare sono Turchia, Cile, Messico, Ecuador e Perù mentre i Paesi nordici e Singapore sono i paesi dove lo smart working è molto sviluppato anche in quei settori dove altrove è meno utilizzato.

Nel mezzo si trovano invece Italia e Grecia, dove lo sviluppo di questa modalità di lavoro non è ancora al top.

Nel report, infine, si evidenzia che: “Il  cambiamento delle preferenze dei consumatori che si affidano maggiormente all’e-commerce e hanno modificato le preferenze per beni e servizi potrebbe anche avere un significativo impatto futuro sulle prospettive occupazionali e sul modo in cui viene svolto il lavoro”.

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