Coronavirus: aziende che restano aperte e che chiudono dopo nuovo decreto

Giuseppe Conte ha firmato il nuovo decreto che comunica quali attività devono chiudere entro il 25 marzo e fino al 3 aprile.

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Giuseppe Conte ha firmato il nuovo decreto che comunica quali attività devono chiudere entro il 25 marzo e fino al 3 aprile.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato il nuovo decreto che punta allo stop delle aziende che producono beni non essenziali, stop che dovrà avvenire entro il 25 marzo e fino al 3 aprile. Dopo le proteste dei sindacati e dei dipendenti costretti a lavorare nonostante l’emergenza coronavirus e non di rado senza nessuna misura di sicurezza, il governo ha deciso di avviare la sospensione di quelle attività non necessarie, anche se viene precisato che “possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile”. 

Chi chiude

Continuano a restare chiusi tutte le attività commerciali non alimentari come cinema, palestre, ristoranti, negozi di abbigliamento, parrucchieri, estetisti come già indicato nel decreto dell’11 marzo. A chiudere invece entro il 25 marzo saranno tutte le aziende legate alla filiera dell’acciaio, filiera della metallurgia, attività di noleggio di automezzi, settore dell’edilizia e le ristrutturazioni, tranne che il settore legato alle infrastrutture. Più in generale le attività che dovranno chiudere sono: 

-fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchinari e attrezzature

– servizi investigativi privati

– industria del tabacco

– industrie tessili tranne che la produzione di articoli tecnici, corde e tessuti non tessuti

-aziende di confezione di articoli in pelle e pelliccia e di articoli di abbigliamento

-aziende che si occupano della creazione di articoli in paglia e materiali da intreccio

-aziende di computer e prodotti di elettronica e ottica

-aziende di Silvicoltura e utilizzo di aree forestali

-fabbricazione di articoli in pelle e simili

-aziende metallurgiche

-fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica

-industria del legno e Fabbricazione di mobili

-estrazione di minerali metalliferi e estrazione di minerali da cave e miniere così come attività di supporto per l’estrazione da cave e miniere di altri minerali

-aziende che si occupano di macchinari ed apparecchiature Nca

-fabbricazione di apparecchiature elettriche, autoveicoli, rimorchi e semirimorchi,  apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi

-altre industrie manifatturiere

– attività sportive, di intrattenimento e di divertimento

-pubblicità e ricerche di mercato

-attività immobiliari e costruzione di edifici

-attività di noleggio e leasing operativo

-attività dei servizi delle agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse

-attività di biblioteche, archivi, musei ed altre attività culturali

Qui il testo del decreto 

A rispondere al decreto sono stati nuovamente i sindacati Cgil, Cisl e Uil.

In una nota, infatti, hanno comunicato di  “sostenere le proprie categorie e le Rsu, appartenenti ai settori aggiunti nello schema del decreto che non rispondono alle caratteristiche di attività essenziali e, in ogni caso, in tutti quei luoghi di lavoro ove non ricorrano le condizioni di sicurezza definite nel Protocollo sulla sicurezza anti-Coronavirus in azienda a mettere in campo tutte le iniziative di lotta e di mobilitazione fino alla proclamazione dello sciopero”.

Chi resta aperto

A restare aperti oltre a farmacie, supermercati e negozi di alimentari,  sono i servizi postali, corrieri, servizi veterinari, servizi di informazione, comunicazione, commercio all’ingrosso di libri, giornali, tabaccai, tranne che servizi di Lotto e scommesse,  attività finanziarie e assicurative, legali, banche, studi di architettura e di ingegneria, i noleggi di autovetture, i call center e i servizi di vigilanza privata, pc, smartphone e informatica. L’elenco si trova in questo link

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