Corbyn, proposta emissione moneta per il popolo e non per le banche (QE): cos’è e come funzionerebbe

La politica economica di Jeremy Corbyn va in controtendenza e sembra piacere ai giovani inglesi: il suo motto è 'moneta per il popolo non per le banche'.

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La politica economica di Jeremy Corbyn va in controtendenza e sembra piacere ai giovani inglesi: il suo motto è 'moneta per il popolo non per le banche'.

Jeremy Corbyn ha avuto un grande successo, riuscendo a rilanciare il Labour Party, con una proposta di politica economica in assoluta controtendenza e che, pur non essendo giovane, bello e carismatico, ha saputo conquistare l’elettorato inglese più giovane. Ma entriamo maggiormente nello specifico della politica monetaria: il motto con cui ha avuto un grande successo elettorale è il seguente – ‘Moneta per il popolo, non per le banche’. Analizziamo la proposta.

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Moneta per il popolo non per le banche: la proposta di politica monetaria di Corbyn

La proposta di Jeremy Corbyn è quella di emettere moneta pubblica e non soltanto moneta privata per le banche. Non si tratta di politica inflattiva in senso stretto, ma di qualcosa di più complesso. Lo Stato dovrebbe creare e assegnare in maniera gratuita a famiglie, imprese di servizi, enti pubblici, una ‘moneta fiscale’: si tratta di un titolo di Stato, emesso dal Tesoro, che permette di godere di sgravi fiscali a distanza di 2/3 anni dall’emissione. Lo Stato, semplificando al massimo, ti dà un titolo di sconto fiscale (TSF) che dà la possibilità poi di avere uno sgravio successivamente dello stesso valore. La loro convertibilità permette che essi divengano immediatamente denaro circolante per rilanciare l’economia. Ma non si rischia l’inflazione e traumi economici?

Secondo coloro che propongono questo QE per il popolo e non per le banche, la misura comporterebbe contemporaneamente una moltiplicazione del reddito, avendo effetti positivi sul PIL e dunque sul prelievo fiscale stesso: quest’ultimo, infatti, limiterebbe la possibilità di shock economico allo scadere dei 2/3 anni.

Una scommessa, ma che, secondo l’economista italiano Grazzini, sarebbe da giocarsi per tutte le sinistre progressiste europee. In più, l’emissione di moneta fiscale è compatibile con i trattati europei (se la immaginassimo da noi) e dunque non implicherebbe un’uscita dall’euro.

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Troppo utopistica per l’Europa? Ecco come avrebbe funzionato moneta per il popolo invece che il QE per le banche

Il cosiddetto QE per le banche ha distribuito e continua a distribuire alle banche un totale di 2,2 triliardi di euro (cioè: migliaia di miliardi). Ebbene, se questa cifra fosse stata, invece, distribuita come moneta per il popolo, i 302 milioni di abitanti dell’eurozona avrebbero ricevuto circa 200 euro al mese (compresi i bambini) per tutti i 34 mesi del QE (marzo 2015-dicembre 2017). Secondo Grazzini, dunque, questa manovra avrebbe permesso un rilancio dell’economia reale, grazie a redditi molto più alti (in una famiglia di 4 persone, circa 800 euro in più al mese), e di riflesso avrebbe rilanciato anche l’occupazione. Niente austerità, niente sacrifici, niente ‘lacrime e sangue’ e si sarebbe già fuori dalla crisi.

L’ottimismo è sempre importante, ma c’è un dato di fatto: l’Europa della Merkel non potrà mai accettare una manovra di questo tipo, anche perché una misura del genere favorisce i paesi debitori (come l’Italia) e non quelli creditori, cioè quelli in cui le banche investono il denaro del QE sui debiti pubblici dei paesi appunto debitori, facendo grandi affari. In questo senso, la proposta è davvero utopistica per l’Europa, ma, con ogni probabilità, anche per il Regno Unito, qualora Corbyn avesse davvero vinto le elezioni.

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