Draghi scherza con il coprifuoco e rischia di bruciarsi, Dpcm sulle riaperture non è una svolta

Il Dpcm sulle riaperture segna una cesura nella breve esperienza del governo Draghi. La linea sul coprifuoco è lontana dall'Italia che lavora

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Sul coprifuoco Draghi sbaglia di grosso

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Dpcm sulle riaperture con il sostegno anche dei ministri leghisti, contrariamente a una prima versione. Ma sul coprifuoco alle ore 22 lo psicodramma c’è stato. Il premier Mario Draghi non ha ceduto alla richiesta della Lega, in particolare, di spostare di un’ora l’orario massimo entro il quale consentire agli italiani di stare fuori. E così, in assenza di novità, il coprifuoco in Italia rimarrebbe alle ore 22 fino a luglio.

L’idea di spostarlo alle ore 23 non era campata in aria. Se si darà ai ristoranti la possibilità di tenere aperto anche a cena fino alle 22, pur solo per le attività all’esterno, serve ritardare il coprifuoco. Se così non fosse, già intorno alle ore 21/max 21.30 le cucine dovrebbero chiudere e i clienti alzarsi dai tavoli per rientrare a casa. In sostanza, si tratterebbe di una pura presa in giro. Il suggerimento (implicito) di anticipare le uscite serali non vale per le tante categorie che lavorano fino a tardi. Si pensi alle attività commerciali che chiudono anche alle 20.30. Riepilogando: con il coprifuoco alle 22 non ci sarà turismo estivo. Senza turismo in estate non ci sarà ripresa dell’economia italiana. E senza ripresa il debito pubblico e la rabbia sociale esplodono.

La sola prospettiva della permanenza del coprifuoco a questo stesso orario fino almeno gran parte dell’estate ha creato un clima di esasperazione. Tantissimi cittadini, specie quanti siano titolari delle attività oggetto del Dpcm, stanno esternando in questi giorni la loro frustrazione tramite rappresentanti sindacali o semplicemente sui social. La gente non ce la fa più dell’assenza di prospettive. Draghi ha commesso un grave errore di comunicazione nel fornire l’immagine di un immobilismo politico privo di speranze.

Coprifuoco, non è questione di orario

Certo, Matteo Salvini avrà ragioni anche molto spicciole legate al consenso per opporsi al coprifuoco alle 22 e astenersi in Aula sul Dpcm. Ma ciò non toglie che sul coprifuoco abbia ragione. Non esiste alcun criterio scientifico per il quale un’ora in più di aria aumenti il numero dei contagi da Covid. Anzi, il mix tra riaperture parziali e coprifuoco rischia di accrescere gli assembramenti, accalcando i clienti nei locali in una fascia oraria ristretta.

Ma l’errore è pensare che il problema consista nel posticipare di un’ora il coprifuoco. E’ tutta la linea sulle restrizioni anti-Covid che va cambiata, perché si è rivelata in buona parte fallimentare e insensata. Perché un bar o un ristorante non può servire pochi piatti e gli aerei sono pieni a tappo, peraltro in un luogo chiuso? Perché sui mezzi pubblici affollati il virus non circolerebbe, mentre all’interno di un bar sì? La risposta che si dà a queste domande è la seguente: i mezzi pubblici vanno presi per forza, andare al ristorante o al bar è superfluo.

Ecco, in queste poche parole è contenuto il fallimento della strategia anti-Covid italiana. Le regole non sono applicate in virtù delle loro conseguenze sanitarie, bensì di ragionamenti aprioristici, ideologici e dirigistici. Con l’ingresso di Draghi a Palazzo Chigi ci saremmo aspettati un cambio di tono e modi, ma siamo stati perlopiù (ad oggi) delusi. L’impostazione resta quella “calata dall’alto” dell’ultimo anno, il dialogo con le categorie praticamente non esiste, così come paradossalmente neppure i controlli.

La mancata svolta di Draghi

E qui arriviamo alla tragicommedia di questa infinita crisi. Con il primo “lockdown”, le strade di tutta Italia furono pattugliate giorno e notte dalle forze dell’ordine. Si arrivò persino a scene estreme e surreali, come l’irruzione di un giovane carabiniere in chiesa o dell’inseguimento di un pericoloso bagnante in spiaggia. Con l’arrivo dell’estate, controlli zero.

E tutta la strategia del governo Conte prima e di quello Draghi adesso si fonda sull’assunto che i controlli praticamente non vi siano, ché ne dica il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.

E’ evidente che se imposti le riaperture senza confidare sul senso di responsabilità dei cittadini, trattati al pari di discepoli novizi, e ragionando come se i controlli non vi fossero, sovrastimi di gran lunga i rischi. Draghi dovrebbe semplicemente fare un patto con l’Italia e, soprattutto, le categorie oggetto delle riaperture: “gradualmente e con tutti gli accorgimenti necessari, riapriamo. Ma chiunque non rispetti le restrizioni, chiude subito e per lungo tempo”. Invece, la paura di sbagliare paralizza il premier, che si affida troppo ai consigli dell’ala chiusurista della maggioranza, la quale da un anno offre soluzioni irrealistiche e ideologiche al problema. Qualcuno spieghi al ministro della Salute, Roberto Speranza, che la sua linea non ha impedito all’Italia di registrare il maggior numero di morti e la peggiore crisi di tutto l’Occidente.

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