Copertura assicurativa privata per godersi la vita, l’assistenza statale non basta

Il welfare in Italia non basta più per tutelarci dai casi di bisogno di assistenza. Risulta sempre più necessario il ricorso a forme di copertura assicurativa privata per liberarsi dalle preoccupazioni quotidiane. Intervista al consulente assicurativo retail di Allianz, dottor Giuseppe Nicotra.

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Il welfare in Italia non basta più per tutelarci dai casi di bisogno di assistenza. Risulta sempre più necessario il ricorso a forme di copertura assicurativa privata per liberarsi dalle preoccupazioni quotidiane. Intervista al consulente assicurativo retail di Allianz, dottor Giuseppe Nicotra.
Pubblichiamo di seguito l’intervista realizzata al Dottore Giuseppe Nicotra, consulente assicurativo retail di Allianz, sui temi della previdenza in Italia.
Dottore Nicotra, l’Italia vive un progressivo invecchiamento della popolazione, così come il resto del mondo avanzato, con annesso aumento della spesa per il welfare, non solo pubblica. Ecco, ci può fornire qualche dato su quanto spenda l’Italia per i servizi rivolti all’assistenza e, se possibile, confrontarlo con l’andamento medio in tutta Europa?
La spesa per il welfare, tra le voci di bilancio degli stati membri, è uno dei capitoli più importanti.
Se pensiamo che nel complessivo nel solo anno 2017 è costato all’UE circa 2.900 miliardi di euro è facile intuire che per questo tipo di spesa si spende più del doppio rispetto alla sanità e il quadruplo rispetto all’istruzione. E se questi numeri possono far riflettere, occorre precisare che addirittura In Italia la voce di bilancio sulle pensioni ed assistenza vale il 21% del Pil, che se confrontata con la spesa della Finlandia, la nazione che investe più risorse per la protezione sociale dei suoi cittadini (circa il 25% del pil), a fronte dei servizi erogati, in termini di qualità e precisione, registra un divario abnorme circa l’efficienza del servizio tra le due nazioni. La voce più importante del welfare italiano rimane quella sulle pensioni, che da sole valgono il 13,4% sul Pil, mentre la seconda voce in termini di costi ammonta al 2,6% del Pil e riguarda le pensioni di reversibilità. Sul piano dell’assistenza per la non autosufficienza vera e propria scendiamo scandalosamente a percentuali ancora inferiori.
La non autosufficienza comporta il sostenimento di costi di varia natura. A quanto ammontano in Italia quelli a carico dei privati, ossia non coperti dall’assistenza pubblica?

In Italia ci sono oltre 3 milioni di persone costrette a letto, su una sedia a rotelle o comunque non in grado di compiere in autonomia i fondamentali gesti quotidiani della vita come muoversi, andare a letto, vestirsi, nutrirsi, lavarsi ed espletare le funzioni fisiologiche.

Questa condizione di solito sopraggiunge non solo con l’avanzare dell’età, ma anche a causa di una malattia o di un grave infortunio improvviso e tra le conseguenze più serie c’è prima di tutto la compromissione dell’equilibrio familiare, economico, morale, emotivo e sociale. Da un’elaborazione su dati ISTAT 2018 il numero delle persone non autosufficienti in Italia è così composto:

–       334.000 persone (circa 1 su 100) con meno di 55 anni

–       673.000 persone (circa 1 su   20) tra 55 e 74 anni

–       2.000.000 di persone (circa 1 su 3) oltre i 74 anni

I costi da sostenere sono molto impegnativi per il bilancio familiare, tenendo conto che il sistema pubblico integra solo in parte queste spese, che in media possono ammontare a 1.500 euro al mese per una badante e superare i 4.000 euro al mese per una struttura privata di qualità. Il problema principale è che queste spese diventano irrimediabilmente dei “costi ripetuti”, che, mese dopo mese, anno dopo anno arrivano a dilapidare un intero patrimonio di risparmi in poco più di 18 mesi.

L’Italia gode di un Servizio Sanitario Nazionale di eccellenza, ai vertici delle classifiche mondiali sia per la qualità che per la copertura praticamente totale presso la popolazione residente. Sulla base della sua esperienza nel settore assicurativo, ritiene che sia sufficiente? Ed eventualmente quali sarebbero gli ambiti per i quali i clienti cercano copertura ricorrendo a un’assicurazione privata?
Assolutamente no. L’invecchiamento statistico della popolazione e il conseguente innalzamento dell’aspettativa di vita media hanno generato un pesante squilibrio tra entrate e spesa, assolutamente non sostenibile in relazione alle percentuali precedentemente analizzate. Se aggiungiamo, qualora non bastasse, la diffusa disoccupazione giovanile che genera un minore gettito di contribuzione lo scenario diventa preoccupante se non allarmante specialmente nelle zone a reddito pro capite più basso.
Gli italiani posseggono una ricchezza di quasi 10.000 miliardi di euro, di cui 4.400 in forma finanziaria. Ricordiamo che sui conti bancari risultano depositati circa 1.500 miliardi da parte delle famiglie. Non pensa che questi risparmi siano in sé sufficienti, in media, a fronteggiare eventuali situazioni di difficoltà? E se no, perché?
Tutto vero! Siamo il popolo che risparmia di più al mondo, e se chiedessimo in maniera random a qualsiasi italiano “perché risparmi?” la principale risposta è “per far fronte agli imprevisti”.
Adesso però La invito a ribaltare il punto di vista, anche in termini economici. Ipotizzando il caso di una famiglia media di 4 componenti, ed ipotizzando una possibilità di risparmio annuo per far fronte agli imprevisti di 6000 euro, nel giro di 10 anni avremmo messo da parte poco più di 60000 euro, o se preferisce, 120000 in 20 anni di lavoro.
Semplificando il quadro, e tralasciando, acquisti di auto, mutui, viaggi, spese per l’università dei figli, piccoli imprevisti, il tesoretto medio familiare potrebbe arrivare anche a 100.000 euro. Secondo le cifre che abbiamo elencato oggi, se accadesse un evento spiacevole che portasse alla non autosufficienza, saremmo costretti ad aggredire questo tesoretto immediatamente. Nelle prime settimane, il tempo di riorganizzarsi la vita e la quotidianità, possono andare via anche 2000 euro. Successivamente ci troveremmo di fronte una spesa media di 3000 euro al mese tra riabilitazione, medici, farmaci, personale (pensiamo al costo di almeno 2 badanti a mezza giornata), adattamento dell’immobile e attrezzature. Tutto questo genera una spesa annua di 36.000 euro. Significa che nel giro di 3 anni avremmo dilapidato TUTTO IL RISPARMIO DI UNA VITA. Tralascio volutamente il caso di famiglia monoreddito o con erede unico senza lavoro a tempo indeterminato o con partita iva…lì i casi diventano ancora più tragici, con ricorso a mutui, finanziamenti o nei casi più estremi vendita di immobili.
Quando si parla di previdenza complementare, il pensiero va ai fondi pensione di natura negoziale, cosiddetto “secondo pilastro”, così come quelli ad adesione individuale (“terzo pilastro”). Ma esiste anche un quarto pilastro, che poggia su piani di accumulo individuali e investiti in strumenti generici, come sarebbero azioni, obbligazioni, etf, etc. Ci parli di questo: cosa consiglierebbe a un cliente-tipo per mettere a frutto i propri risparmi, considerando che gli assets globali in questa fase si mostrino generalmente troppo apprezzati e che i rendimenti obbligazionari siano ormai negativi per circa un quinto del totale negoziabile?
Il mercato offre da ormai un paio di anni soluzioni complementari al supporto pubblico.
Sono tutti quei prodotti pensati per proteggere il patrimonio e pianificare futuro permettendo di sostenere le spese necessarie per ricevere il livello di assistenza desiderato in base alle necessità e soprattutto sollevare i familiari non gravando su di loro in caso di non autosufficienza. Significa mantenere uno stile di vita dignitoso anche qualora non si dovessi più avere l’autonomia per farlo.
Il mio invito è quello di rivolgersi ad un consulente assicurativo che, insieme all’interessato, possa costruire, in funzione dell’età, del reddito familiare, delle aspettative, delle condizioni attuali e di prospetto, una serie di tutele, dalla pensione complementare, alla protezione da infortuni e malattie gravi, fino alla definizione di un “path” finale che comprenda l’assistenza cosiddetta “long term care”, riservata ai casi appena citati. Un buon consulente, attento alle esigenze ed in sintonia con gli obiettivi del proprio cliente, ha la possibilità di seguirlo dal momento del primo rapporto, fino al momento dell’erogazione delle prestazioni, pianificando la spesa mensile da investire, saperla diversificare nel tempo, consigliando e informando continuamente dei vantaggi fiscali che la normativa di anno in anno offre. Sulla base della mia esperienza, consiglio di cominciare sin dalla giovane età, ad affidarsi ad un consulente, e studiare insieme le varie soluzioni. In primis, perché in giovane età i costi sono contenuti, si può programmare a medio lungo termine, e soprattutto come nel caso dei fondi pensione o dei PIP si sfruttano i rendimenti finanziari di tali fondi che in un’ottica di 20-30 anni permettono di avere risultati tendenzialmente positivi. Per un trentacinquenne che voglia pianificare un percorso di questo tipo iniziare con 150 euro al mese di budget potrebbe già un buon punto di partenza. Sarà poi il cliente insieme al suo consulente a decidere come ripartire tale cifra nel corso dell’anno e su quali prodotti.
Un’ultima domanda: gli italiani restano un popolo diffidente verso il sistema assicurativo, in ciò distinguendosi da paesi come la Germania, dove la cultura delle polizze è molto più sviluppata. Semplice bassa educazione finanziaria, scarse possibilità economiche o forse seguono una via diversa per ripararsi contro rischi futuri o magari continuano a confidare eccessivamente nello stato?
Ben detto. Si tratta di bassa educazione finanziaria ed assicurativa. Quello che dico sempre ai miei clienti, che magari in un primo momento si mostrano diffidenti o tendono a rimandare il discorso ad altri momenti, è di ragionare su un dato: impegnare 200-250 euro al mese, ove possibile, libera il resto delle risorse economiche per potersi godere la vita. Un viaggio, un acquisto, possibilità di dedicarsi ad un hobby, la palestra, andare allo stadio… non ci sarebbe più bisogno di “risparmiare per far fronte agli imprevisti !” Se ben costruita, la pianificazione assicurativa crea lo scudo necessario per impiegare il resto dello stipendio, del patrimonio su altri progetti. E mi creda, in questo tempo di pessimismo diffuso, di news negative quotidiane, poter dedicare il tempo e le risorse agli amici, alla famiglia, alle passioni, sarebbe il primo passo per un cambio di aspettativa generica.
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