Contro le politiche ambientali del premier Trudeau è rivolta in Canada, a partire dalla ricca Alberta

I conservatori si riprendono la guida della provincia di Alberta, in Canada, dove si producono i tre quarti del petrolio di tutto il paese. E per il mercato del greggio è una notizia ambigua.

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I conservatori si riprendono la guida della provincia di Alberta, in Canada, dove si producono i tre quarti del petrolio di tutto il paese. E per il mercato del greggio è una notizia ambigua.

Jason Kenney ha vinto le elezioni nella provincia di Alberta, sconfiggendo il governatore uscente del Nuovo Partito Democratico, la progressista Rachel Notley. Questa aveva sorpreso nel 2015, quando era riuscita a prevalere alle urne dopo 44 anni di dominio ininterrotto della destra. E Kenney cancella la “macchia”, riassegnando ai Conservatori Uniti la netta maggioranza dei seggi, almeno 63 su 87, stando ai dati preliminari dello spoglio.

La sua vittoria rappresenta un duro colpo per il premier Justin Trudeau, alleato della Notley, quando mancano pochi mesi alle elezioni politiche. La campagna elettorale è stata condotta da Kenney in opposizione alle politiche ambientali del governo canadese, che ha imposto la “carbon tax” in 4 delle 10 province del paese nordamericano dall’1 aprile scorso, paventando il rischio di una stangata anche per Alberta, regione ricca di petrolio, tanto che ne estrae per i tre quarti dell’intera offerta nazionale, qualcosa come circa 3-3,5 milioni di barili al giorno.

La corsa del petrolio sarebbe finita, ecco perché

Sia Notley che Kenney, poi, si erano espressi in favore della costruzione di altre pipeline per potenziare la capacità di trasporto delle estrazioni verso gli USA. E proprio questo sembra essere stato il tema scottante che ha premiato la destra, inviando un avviso di possibile sfratto per Trudeau. L’aumento della produzione del “West Canada Select”, unitamente all’insufficienza delle pipeline che trasportano greggio verso il Midwest, ha provocato negli ultimi tempi colli di bottiglia assai gravi, tanto da essersi creata una crisi di sovrapproduzione, con conseguente collasso delle quotazioni a un minimo di 10 dollari al barile nel novembre scorso.

I guai arrivano dal petrolio per Trudeau

Il WCS quota generalmente a sconto di 10-15 dollari al barile rispetto al WTI americano per via dei costi di trasporto da considerare per far fluire la materia prima nei mercati di sbocco, ma nell’estate scorsa il divario era arrivato all’impressionante livello di 50 dollari. E il problema è che i costi di estrazione vengono stimati a circa 55 dollari, per cui per diversi mesi il Canada ha prodotto sottocosto.

Al momento, le quotazioni hanno recuperato le perdite e si aggirano sui 54-55 dollari, una decina in meno rispetto al WTI, ma evidentemente la ferita non è stata del tutto sanata e, soprattutto, gli elettori hanno voluto mettersi al sicuro da eventuali misure ambientaliste, che finirebbero per colpire ulteriormente l’economia della provincia.

Petrolio, Canada lo svende a meno di 20 dollari

Trudeau ha commentato, dicendosi sicuro che insieme al neo-governatore Kenney verranno adottate le misure necessarie per combattere i cambiamenti climatici, che restano “un problema reale”. Dal canto suo, il vincitore ha minacciato persino i colleghi di partito a capo del Quebec e altre ricche province di tagliare loro i trasferimenti, nel caso in cui si ostinassero a contrastare la costruzione di nuove pipeline e si mostrassero favorevoli alla “carbon tax”, che ritiene non vada introdotta ad Alberta.

Quali conseguenze per il mercato petrolifero? La battaglia per far costruire nuove pipeline avrebbe l’effetto di stimolare le quotazioni del “benchmark” canadese, riducendo i colli di bottiglia. Al contempo, l’impegno a potenziare le estrazioni le deprimerebbe, aumentando l’offerta sul mercato. La scommessa verosimilmente sarebbe di ridurre il gap dei prezzi con il WTI, abbattendo i costi di trasporto e assorbendo l’eventuale calo delle quotazioni derivante da una maggiore produzione. Il piano richiederà probabilmente anni per essere attuato e sempre che ad Ottawa vi sia la collaborazione richiesta. E questo lo scopriremo in autunno, quando verificheremo se davvero i conservatori saranno in vantaggio, come segnalano da tempo i sondaggi, ponendo fine all’esperienza del liberale Trudeau.

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