Contro il rischio Troika spuntano i nomi di Draghi, Padoan e Amato per il Quirinale

Spuntano tre nomi di alto profilo per il successore di Giorgio Napolitano. Il governo Renzi teme di restare stritolato dall'elezione del nuovo capo dello stato, anche perché i mercati finanziari potrebbero temere un altro caso Grecia.

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L’esempio della Grecia di questi giorni è drammatico: a un minimo segno di crisi politica, si riaffacciano le tensioni finanziarie, apparentemente sopitesi dall’estate del 2012, da quando il governatore della BCE, Mario Draghi, intervenne per tranquillizzare i mercati che avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro (“whatever it takes”). In poche settimane, il rischio di elezioni anticipate ad Atene ha annullato i recuperi clamorosi che i bond ellenici avevano mostrato nel corso di quest’anno. Oggi, i rendimenti decennali si attestano a 400 punti base in più dei livelli di settembre, mentre lo spread con i Bund tedeschi è schizzato a 850 punti base, con la curva dei rendimenti pericolosamente invertitasi. Quel che accade in Grecia non può lasciarci indifferenti, perché coincidenza vuole che tra un mese al massimo, il presidente Giorgio Napolitano si dimetterà dalla carica e a quel punto il Parlamento dovrà scegliere il successore.   APPROFONDISCI – Elezioni Presidente della Repubblica: chi prenderà il posto di Giorgio Napolitano?  

L’incubo impasse

La questione è che il voto segreto potrebbe spingere parte del PD a utilizzare l’evento per fare uno “sgambetto” al governo Renzi, il quale non è riuscito a trovare un’intesa nemmeno col suo interlocutore più stabile e affidabile ad oggi, Silvio Berlusconi. Per non parlare del fatto che anche in Forza Italia ci sarebbero numerosi “franchi tiratori”, che sommati a quelli del PD impallinerebbero qualsiasi nome. Da qui, la necessità del premier di evitare che la corsa per il Quirinale si trasformi in una resa dei conti interna al suo partito, come avvenne nell’aprile del 2013, quando fu bocciata la candidatura di Romano Prodi. Non solo. Il timore è che i mercati, alle prime avvisaglie di difficoltà, inizino a scontare anche per il nostro paese le elezioni anticipate, che in assenza di una nuova legge elettorale, sarebbero un terno al lotto e potrebbero registrare l’avanzata delle forze anti-euro, in primis, Movimento 5 Stelle e Lega Nord.

Per questo, circolano tra i palazzi della politica almeno 2 o 3 nomi di alto profilo, una sorta di estrema ratio, nel caso siano state già sparate a vuoto le altre cartucce.   APPROFONDISCI – Prelievo forzoso, manovra da 20 miliardi e arrivo della Troika. E’ un incubo o la verità?  

L’ipotesi Draghi

Il primo è proprio quello di Mario Draghi, autorevole, credibile e molto stimato sui mercati finanziari e all’estero. Su di lui potrebbe convergere anche parte dell’opposizione. Anzi, in una recente intervista al Corriere della Sera è stato proprio Silvio Berlusconi a proporlo come prossimo capo dello stato. Il premier Matteo Renzi, però, teme che la sua nomina potrebbe trasformarsi in una sorta di commissariamento del suo governo da parte di un soggetto molto forte. Inoltre, appare oggi improbabile che il governatore rinunci ad altri quasi 5 anni di mandato per ricoprire un ruolo formalmente quasi del tutto cerimoniale di presidente della Repubblica.

La carta Padoan

Per questo, il premier potrebbe ripiegare sul suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che lungi dall’avergli messo i bastoni tra le ruote (si è limitato a qualche scontro non ufficiale), ha sempre recepito la linea di Palazzo Chigi su ogni aspetto della politica economica, anche il più delicato, come sulla legge di stabilità. Esterno ai partiti, potrebbe essere sostenuto anche dall’ala dissidente del PD, in quanto già collaboratore di Massimo D’Alema, ma potrebbe non scaldare i cuori delle opposizioni.   APPROFONDISCI – La manovra di Renzi è rinviata a marzo. Servono altri 6 miliardi e il clima è torbido  

L’opzione Amato

Infine, Giuliano Amato. Il suo nome non sarebbe una novità, essendo tra i più gettonati a ogni elezione del capo dello stato. Gode di autorevolezza in Italia e all’estero e potrebbe ricevere il supporto anche di Silvio Berlusconi.

Tuttavia, sarebbe inviso a parte della popolazione italiana, che non dimenticano la sua finanziaria “lacrime e sangue” del 1992, quando intervenne sui conti dei risparmiatori con un inedito prelievo forzoso dello 0,6%. I primi tre scrutini richiederanno la maggioranza dei due terzi degli aventi diritto, mentre dal quarto scrutinio, il quorum si abbassa alla maggioranza assoluta.   APPROFONDISCI – Se Draghi perde il confronto sul QE, Renzi è spacciato: arriverà la Troika

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