Contratti di lavoro stabili in forte crescita al Nord, ma al Sud non decollano

Dall'Inps arriva la conferma del maggiore uso dei contratti a tempo indeterminato, ma non in tutta Italia: boom al Nord, arrancano al Sud.

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Dall'Inps arriva la conferma del maggiore uso dei contratti a tempo indeterminato, ma non in tutta Italia: boom al Nord, arrancano al Sud.

I dati Inps relativi ai primi 7 mesi dell’anno confermano l’evoluzione positiva del mercato del lavoro nella direzione di una maggiore quantità di nuovi contratti stabili, ovvero accesi a tempo indeterminato. L’Osservatorio sul precariato dell’ente previdenziale ha trovato che da gennaio a luglio si è avuta una differenza netta positiva di contratti (tra quelli attivati e quelli cessati) di 706.128 unità, contro le 470.064 dello stesso periodo di un anno fa. I nuovi contratti attivati a tempo indeterminato sono stati 1.093.954, il 35 ,4% in più su base annua (+286.126). Balzano del 41,6% le trasformazioni dei contratti a tempo determinato e di quelli di apprendistato in stabili, pari a 388.194 unità. Pertanto, la quota dei nuovi contratti a tempo indeterminato sul totale attivato sale dal 32,8% al 40,2%. Nello stesso periodo sono cresciuti di pochissimo i contratti a tempo determinato (+1.925 unità), mentre sono diminuiti quelli di apprendistato (-11.521). In crescita di 41.006 unità anche il numero delle cessazioni, salito a 2.592.233.  (APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/linps-conferma-i-benefici-del-jobs-act-piu-contratti-stabili-e-a-tempo-pieno/). I dati dimostrano, però, una fortissima sperequazione tra Nord e Sud. A fronte di un aumento medio nazionale del 35,4% dei nuovi contratti a tempo indeterminato, la classifica è guidata solamente dalle regioni settentrionali: Friuli-Venezia-Giulia (+85,3%), Umbria (+66,5%), Marche (+55,4%), Trentino-Alto-Adige (+53,3%), Piemonte (+53,1%) ed Emilia-Romagna (+51,1%). Le posizioni più basse spettano a Sicilia (+11,2%), Puglia (+17,3%) e Calabria (+18,6%).

Jobs Act non stimola i contratti stabili al Sud

Le cifre segnalerebbero attese peggiori delle imprese meridionali, rispetto all’aggancio della ripresa da parte dell’economia italiana, così come anche una realtà di base meno solida, tale da non consentire una solida programmazione delle assunzioni, nonostante il Jobs Act abbia previsto in favore degli imprenditori una totale decontribuzione per i primi 3 anni dall’assunzione dei lavoratori con un contratto a tempo indeterminato, oltre a una maggiore facilità nei licenziamenti. (APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/il-jobs-act-funziona-nel-primo-trimestre-109-mila-posti-fissi-in-piu/). Quanto alla distribuzione tra le categorie dei lavoratori, si ha che i nuovi contratti di lavoro riguardano per il 71,8% operai (71,9% nel 2014) e il 23,4% impiegati (22,6% nel 2014). Aumenta la quota di contratti full-time, che passa dal 62,2% del 2014 al 63,1% dei nuovi rapporti attivati nel 2015. In calo dal 6,3% al 5,3% i contratti con retribuzione fino a 1.000 euro al mese, dall’8,8% all’8,1% quelli nella fascia di 1.001-1.250 euro mensili, mentre restano stabili al 22,7% quelli nella fascia 1.251-1500, crescono dello 0,9% quelli della fascia 1.501-1.750 euro mensili e si registra solo una variazione negativa dai 3.001 euro in su. Infine, boom dei voucher, acquistati sotto forma di buoni lavoro da 10 euro ciascuno per i rapporti accessori, saliti del 73% a 61.933.

279 unità vendute. In questo, il Sud e le isole guidano la classifica con rialzi rispettivamente sul 2014 del 83,5% e del 93,9%.    

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