Contratti di lavoro a termine, cosa cambia con l’emendamento al Dl Sostegni bis

Il governo Draghi smantella un altro pezzo di legislazione del suo predecessore, dopo il "cashback" e la riforma della prescrizione

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Contratti a termine, ecco cosa cambia

Novità in arrivo per i contratti di lavoro a termine o a tempo determinato. Dopo una necessaria mediazione, il premier Mario Draghi ha evitato la rottura sul tema con i ministri del Movimento 5 Stelle. Mercoledì 7 luglio, il Parlamento aveva approvato a larga maggioranza un emendamento al Dl Sostegni bis, con il quale si riforma il cosiddetto “Decreto Dignità” del 2018. E lo fa nella parte in cui si sono irrigidite le condizioni per assumere lavoratori con contratti a termine.

Da tre anni, infatti, la nuova disciplina più restrittiva consente alle imprese di assumere a tempo determinato fino a un massimo di 24 mesi, purché successivamente ai 12 mesi il rinnovo sia motivato da una precisa causale. Questa può constare in:

  • esigenze temporanee e oggettive, non rientranti tra le attività ordinarie;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei e non prevedibili dell’attività ordinaria.

Cosa cambia sui contratti a termine

In assenza di almeno una delle suddette condizioni, il contratto è convertito automaticamente a tempo indeterminato. Con la deroga voluta dalla maggioranza, si consente alle parti sociali di prevedere eventuali altri casi nei contratti collettivi. Pertanto, i contratti nazionali, territoriali e aziendali potranno ammorbidire le rigidità normative, purché attraverso un accordo tra sindacati e imprese. Lo scopo della deroga consiste nel fare in modo che a governare le modalità di assunzioni siano le parti sociali più a conoscenza delle problematiche, anziché una legislazione astratta.

Sta di fatto che per il Movimento 5 Stelle si tratta di incassare il terzo colpo in pochissimi giorni. Il premier Draghi ha sospeso dall’1 luglio scorso il cashback, giudicando insostenibile per le casse statali le norme premianti l’uso di carte di pagamento.

E in settimana, il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha sostanzialmente eliminato la riforma della prescrizione voluta dal predecessore Alfonso Bonafede, scatenando le ire dell’ex premier Giuseppe Conte. Solo una mediazione tra Palazzo Chigi e Beppe Grillo ha evitato la rottura.

Poco a poco, il governo Draghi sta cancellando i provvedimenti salienti del periodo giallo-verde prima e giallo-rosso successivamente. Sui contratti a termine, si consuma uno strappo a dir poco ideologico. I “grillini” si sono sempre schierati a favore di una disciplina più rigida del mercato del lavoro, tacciando la flessibilità di “precarietà”. Sulla prescrizione, poi, siamo a un ribaltamento delle posizioni pentastellate sulla giustizia. Ma la riforma appare necessaria per ottenere i fondi europei con il Recovery Plan da 191,5 miliardi di euro e che richiede tra l’altro l’accorciamento dei tempi dei processi.

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