Conti pubblici e referendum: ecco come già Renzi inizia ad essere isolato

Il premier Matteo Renzi è progressivamente isolato nella UE e in Italia. Il Quirinale starebbe preparando la possibile successione, nel caso di sconfitta al referendum. L'Europa non vuole più cedere sui conti pubblici.

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Il premier Matteo Renzi è progressivamente isolato nella UE e in Italia. Il Quirinale starebbe preparando la possibile successione, nel caso di sconfitta al referendum. L'Europa non vuole più cedere sui conti pubblici.

La legge di bilancio da 26,5 miliardi di euro non va giù alla Commissione europea. Troppe misure una tantum e 12 miliardi di nuovo deficit. Il disavanzo fiscale nel 2017 viene atteso dal Tesoro al 2,3% del pil, solo qualche decimale in meno rispetto a quello di quest’anno, ma considerando che nell’ultimo triennio, il calo è stato dovuto solo ed esclusivamente ai minori rendimenti pagati sul debito in scadenza, grazie al “quantitative easing” della BCE, l’Italia di fatto non sta risanando un bel nulla dal governo Monti in poi. Le rimostranze del premier Matteo Renzi all’indirizzo della UE, rea di non concedergli sufficiente flessibilità sui conti pubblici, non solo appaiono strumentali, ma sono smentite dalle evidenze.

Da Bruxelles, i commissari non riescono a capire come Renzi possa lamentare un trattamento sfavorevole, quando ha appena usufruito di un maggiore raggio di azione sui conti pubblici per 14 miliardi. Quando in settimana, il premier ha annunciato di porre il veto sul bilancio UE (formalmente, esiste solo per il bilancio pluriennale, quindi, è stata solo una svista o una boutade), qualora la Commissione non concedesse all’Italia nuovi margini sul deficit, la reazione di Bruxelles è stata durissima, per quanto silente, per non inguaiare il governo di Roma, in vista del referendum costituzionale. (Leggi anche: Minaccia Renzi a UE: debito contro immigrati)

Mattarella richiama Renzi al rispetto della UE

Pare che il presidente Sergio Mattarella abbia ricevuto una telefonata dal presidente Jean-Claude Juncker, il quale gli avrebbe fatto intendere che i burocrati europei ne avrebbero le tasche piene di Renzi. L’indomani, il Quirinale è intervenuto in punta di piedi, ma segnalando il suo fastidio per i toni di Palazzo Chigi: “le critiche alla UE siano severe, ma costruttive”.

E’ passato in sordina un fatto quasi eccezionale di questi tempi. Sempre il silente Mattarella ha incontrato per la prima volta da quando è diventato capo dello stato Silvio Berlusconi al Quirinale. Oggetto del colloquio: le mosse di Forza Italia dopo il referendum. Ora, non sappiamo né come il leader azzurro si muoverà davvero in queste prossime quattro settimane da qui al voto, né come la consultazione andrà a finire, ma se i sondaggi avessero ragione e vincesse il “no”, è probabile che il premier si dimetta e che il Quirinale si dia da fare per porre in essere un nuovo governo, magari sostenuto da un pezzo di centro-destra. Un modo, per segnalare sin d’ora ai mercati e alla UE, che comunque vada a finire, l’Italia non farebbe un salto nel buio. (Leggi anche: Referendum costituzionale, Berlusconi deciderà il risultato)

 

 

 

Renzi sempre più solo anche in patria

In settimana, alla Giornata Mondiale del Risparmio, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ammesso che i rischi per la ripresa italiana sarebbero al ribasso e che la crescita sia inferiore alle aspettative, anche se ha difeso l’impostazione della legge di bilancio, peraltro, subita dal Tesoro, sempre più insofferente verso Palazzo Chigi. (Leggi anche: Ripresa italiana a rischio, lo ammette anche Padoan)

E ieri, in un’intervista per il Corriere della Sera, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha tuonato contro le misure del governo sulle pensioni, sostenendo che farebbero aumentare complessivamente il debito pensionistico di 44 miliardi di euro entro i prossimi due anni, quando le sue proposte lo avrebbero fatto diminuire del 4% (circa 65 miliardi), grazie a una flessibilità in uscita più che finanziata dai coefficienti di trasformazione e da piccoli tagli agli assegni superiori ai 5.000 euro lordi mensili.

Aria di governo tecnico

Tito Boeri è considerato un papabile alla successione di Renzi, a capo di un governo tecnico, date le sue simpatie bipartisan e i suoi trascorsi al Fondo Monetario Internazionale e alla sua lontananza ad oggi dalla politica, elementi che lo renderebbero in grado di assumere le redini dell’esecutivo, a capo di una maggioranza parlamentare potenzialmente ampia, riscuotendo il placet delle cancellerie internazionali e dei mercati.

(Leggi anche: Tito Boeri premier di un governo tecnico?)

La strada della flessibilità di Renzi non è più percorribile, come fanno intendere i rialzi bruschi dei rendimenti dei nostri BTp nelle ultime sedute, frutto delle aspettative di inflazione più elevate da parte degli investitori. Che ne sarà del nostro debito, quando effettivamente i prezzi torneranno a crescere ai ritmi degli anni passati e la politica monetaria della BCE inizierà a normalizzarsi? Il timore del Quirinale e della UE è che dopo il referendum, nel caso di vittoria, Renzi utilizzi la sua forza politica per chiedere la possibilità di fare ancora più debiti, anche perché in vista ci sarebbero le elezioni politiche nel 2018, sempre che non vengano anticipate alla primavera prossima.  (Leggi anche: Rendimenti BTp ai massimi da 8 mesi)

 

 

 

Renzi più debole verso la UE

L’unico vero punto di forza di cui ad oggi ha goduto Renzi è stata l’assenza di alternative politiche valide. Per questo, i mercati, del tutto disinteressati al contenuto della riforma costituzionale, hanno paura di una sua eventuale sconfitta il 4 dicembre prossimo. Ecco, quindi, che la mossa del Quirinale di ricevere Berlusconi in piena campagna referendaria potrebbe segnare una svolta. L’ex premier torna determinante sia per l’esito del referendum, sia per il dopo. E il capo dello stato vuole far capire a Bruxelles, dopo che a sé stesso, che se Renzi perde, non ci saranno porte spalancate per un ingresso a Palazzo Chigi degli euro-scettici del Movimento 5 Stelle, bensì scenari più rassicuranti.

La conseguenza di questo ragionamento è che il premier viene indebolito sul piano negoziale con i commissari, perché questi avvertono che a Roma siano in corso i preparativi per il 5 dicembre, che evitino un vuoto politico-istituzionale.

E in patria, la mossa di Mattarella potrebbe dare forza a chi nel referendum non ci crede tanto o vi si oppone anche piuttosto strenuamente. (Leggi anche: Sondaggi referendum costituzionale, come capire le mosse di Renzi)

 

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