Ripresa economica e deficit, i numeri di Padoan non convincono nemmeno la UE

La legge di bilancio del ministro Padoan non convince praticamente nessuno. I numeri sono dubbi e cresce la sensazione che sarà necessaria una seconda manovra dopo il referendum.

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La legge di bilancio del ministro Padoan non convince praticamente nessuno. I numeri sono dubbi e cresce la sensazione che sarà necessaria una seconda manovra dopo il referendum.

Se persino Repubblica, quotidiano vicinissimo al governo Renzi, ha preso nei giorni scorsi le distanze dalla legge di bilancio presentata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, paventando il dubbio di numeri aleatori per i nostri conti pubblici, è il segno che la manovra finanziaria del Tesoro non stia convincendo proprio nessuno, dall’Ufficio parlamentare di bilancio alla Banca d’Italia, da Confindustria (certo non ostile all’esecutivo) alla Commissione europea.

Quest’ultima non commenta, in attesa che Roma le invii ufficialmente le misure adottate per il 2017, ma fa trapelare di non volere cedere su un punto: il risanamento strutturale del deficit. (Leggi anche: Conti pubblici, anche Bankitalia dubita sui numeri gonfiati di Padoan)

L’Italia di risanamento non ne farà, invece, nemmeno per lo zero virgola, dato che su 24,5 miliardi di euro di manovra, le coperture saranno per complessivi 18,4 miliardi. Oltre 15 miliardi saranno utilizzati per disinnescare le clausole di salvaguardia, al fine di impedire un aumento delle aliquota IVA, 3,8 miliardi se ne andranno per lo sviluppo (investimenti pubblici, etc.), 3,2 miliardi per le pensioni, i contratti pubblici, etc., altri 2 miliardi per rifinanziare misure urgenti e 0,35 miliardi per sostenere la ricerca e lo sviluppo, etc.

Coperture su conti pubblici abbastanza dubbie

Le coperture fiscali appaiono già abbastanza ballerine, non è un caso che i tecnici delle Camere non se la siano sentita di “bollinare” la manovra del governo. Ben  5,8 miliardi dovrebbero arrivare, ad esempio, dall’aumento permanente delle entrate IVA, a seguito dell’ormai famoso appuntamento annuale con la “lotta all’evasione fiscale”. Difficile, però, che per legge si possa prevedere quanto lo stato riuscirà l’anno seguente a scovare tra gli allergici ai pagamenti delle tasse. La “spending review” da 2,6 miliardi appare, invece, un obiettivo più realistico, per quanto nemmeno essa stessa sia una misura su cui fare totale affidamento quantitativo.

Padoan, replicando alle critiche persino interne alla sua stessa maggioranza, ha negato che la manovra sia impostata su numeri fasulli, facendo notare come qualche settimana fa, lo stesso Fondo Monetario Internazionale abbia stimato per l’Italia una crescita del pil di poco inferiore all’1% atteso dal governo, ovvero dello 0,9%.

Già, ma la stessa Repubblica evidenzia come l’FMI abbia effettuato tale previsione su un rapporto deficit/pil atteso al 2,2%, superiore al nuovo target del governo del 2%. Ciò significa, che se l’istituto di Washington avesse incorporato nelle sue stime un disavanzo fiscale minore, avrebbe probabilmente messo in conto un tasso di crescita più basso per il pil. Per Padoan, tuttavia, il solo disinnesco delle clausole di salvaguardia stimolerà il pil dello 0,3%, ma la UE dubita che le percentuali siano queste “in un contesto deflazionistico”. (Leggi anche: Renzi e Padoan sparano previsioni e giocano d’azzardo)

 

 

Commissione UE attende esito referendum e poi interverrà

L’ultimo dei problemi di Padoan, però, è il decimale. La legge di bilancio sta sfruttando al massimo la flessibilità concessa dai commissari di Bruxelles, compreso lo 0,4% del pil, pari a 6 miliardi, per l’emergenza immigrazione e i costi per affrontare la ricostruzione nelle aree colpite dal terremoto di agosto. Dall’Europa, nessuno nega che l’Italia abbia diritto a scomputare dal deficit tali spese, ma in molti dubitano che davvero i 6 miliardi richiesti dal nostro governo serviranno effettivamente ai due suddetti scopi. Sulle cifre, quindi, sarà battaglia, anche perché i commissari segnalano di pretendere che il deficit strutturale scenda di mezzo punto percentuale, in linea con quanto prevede, tra le altre regole, il Fiscal Compact.

Nessun rilievo – questa l’attesa più ragionevole – arriverà da Bruxelles alla legge di bilancio prima del referendum di dicembre. La Commissione Juncker è schierata a sostegno del governo Renzi, che vede come male minore per l’Italia, unica alternativa all’euro-scetticismo del Movimento 5 Stelle. Resta da vedere cosa faccia dopo. Se Renzi vince, è probabile che si limiterà a chiedere qualche miglioramento, ma se perde, strillerà per il rispetto delle regole e chiederà a chiunque vi sarà a Palazzo Chigi di rimetter mano nella sostanza alla manovra. Considerando che si voterà il 4 dicembre e che il bilancio 2017 andrebbe approvato entro il 31 dicembre, i tempi sarebbero quasi impossibili per mutare indirizzo.

Che Padoan non abbia pronta una manovra alternativa, da presentare all’istante alla Commissione nel caso fosse nominato per necessità a capo di un governo di scopo, sbaragliando gli altri ambiziosi candidati premier da una posizione dominante? (Leggi anche: Governo tecnico dopo Renzi? Padoan in pole position per guidarlo)

 

 

 

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