Conti pubblici, anche Bankitalia dubita sui numeri “gonfiati” di Padoan

Scetticismo sui numeri "gonfiati" del ministro Padoan sull'economia italiana. Il braccio destro del premier Renzi manipola i dati, salvo trovare scuse nei mesi seguenti per giustificare l'ottimismo iniziale.

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Scetticismo sui numeri

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha difeso ieri la Nota di aggiornamento al suo Documento di economia e finanza (Def), che con riferimento all’anno prossima stima una crescita del pil dell’1% per l’Italia, mentre il deficit pubblico potrebbe arrivare fino al 2,4%. Il responsabile del Tesoro spiega al Parlamento che le previsioni contenute nel Def non sarebbero affatto “gonfiate”, bensì frutto di un certo ottimismo del governo Renzi su un range di stime prese in considerazione.

Il giorno precedente era stato il vice-direttore generale della Banca d’Italia, Federico Signorini, a dubitare sui numeri, sostenendo che la stima di una crescita dell’1% per l’anno prossimo sarebbe un obiettivo “ambizioso”. Anche il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato ieri le sue stime sull’Italia, portandole al +0,8% quest’anno e al +0,9% per il 2017, sostanzialmente in linea con quelle dell’esecutivo. (Leggi anche: Debito pubblico, per Padoan è scontro con UE sul deficit)

Crescita economica sovrastimata

Eppure, esisterebbero svariate ragioni per dubitare delle cifre fornite dal Tesoro, come lo stesso Signorini ha fatto presente. Ad esempio, per quest’anno erano attesi introiti dalle privatizzazioni per lo 0,7% del pil, mentre saranno appena lo 0,1%, per ammissione dello stesso Padoan. Uno scostamento di quasi 10 miliardi, che il ministro giustifica con l’avverso andamento dei mercati finanziari, il quale renderebbe poco conveniente cedere assets in questa fase.

E sempre sulla manovra finanziaria per l’anno prossimo, Padoan stima una crescita dello 0,3% per il solo mancato aumento dell’IVA, grazie al disinnesco delle clausole di salvaguardia da 15 miliardi. Il dirigente di Palazzo Koch ritiene tali previsioni “forti”, alla luce delle stime econometriche recenti. Come dire, che si tratta di un’esagerazione.

(Leggi anche: Conti pubblici, smentito l’ottimismo di Padoan)

 

 

 

I precedenti dei numeri gonfiati

D’altronde, per fidarsi delle cifre strampalate di Padoan servirerebbe una robusta fiducia. Un anno fa, il braccio destro del premier Matteo Renzi per le questioni economiche stimò un pil in crescita dell’1,6% e un’inflazione dell’1% per quest’anno. Se tutto andrà bene, la crescita dell’economia italiana si fermerà allo 0,7-0,8%, mentre l’inflazione media dovrebbe aggirarsi intorno allo zero. In poche parole, la crescita nominale è stata sovrastimata del 69% rispetto ai livelli a cui tenderebbe effettivamente.

E ancora: fino a pochi giorni fa, Padoan ripeteva senza sosta che il rapporto tra debito e pil sarebbe sceso già da quest’anno, mentre nel migliore dei casi ciò potrebbe avvenire tra un anno, ma dubitiamo anche sulla base degli stessi numeri del governo che ciò accada. (Leggi anche: Debito pubblico e la sfida di Padoan alla matematica)

Gonfiare i numeri migliora i conti pubblici attesi

Siamo dinnanzi a uno sprovveduto? Difficile crederlo, avendo il ministro alle spalle un’esperienza come capo-economista dell’OCSE. E allora, si tratta di strategia? E a che pro?

“Gonfiare” i numeri sulla crescita e l’inflazione aumenta la base sulla quale calcolare il deficit, per cui riduce la dimensione attesa del nuovo indebitamento e dello stock di debito accumulato. E’ ovvio, che a consuntivo il deficit e il debito saranno calcolati sulla base dei numeri effettivi, ma intanto si è guadagnato tempo, ovvero quasi un anno a disposizione per poter procedere con qualche ritocco ai conti pubblici e qualche richiesta di flessibilità ulteriore a Bruxelles, per nascondere il “buco” nel bilancio statale.

 

 

 

Padoan prossimo premier?

E’ probabile che le distanze tra le stime del governo e le cifre reali saranno minori l’anno prossimo, a meno che l’Italia non azzeri la sua crescita. Una chicca finale: voci di corridoio sussurrano che Padoan potrebbe essere il prossimo premier, nel caso di caduta dell’attuale governo con il referendum costituzionale.

Insomma, a Palazzo Chigi sarebbe stato promosso il ministro meno affidabile sui numeri, ma anche forse il più di aiuto al premier Renzi nell’impostazione di manovre finanziarie lontane dalla realtà. (Leggi anche: Conti pubblici, Renzi ora teme il tradimento di Padoan)

 

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