Conti pubblici allo sbando: servono 8-20 miliardi, smentito l’ottimismo di Padoan

Bassa crescita in Italia e il governo Renzi ora non ha i soldi per mantenere le promesse su tasse e pensionati. Servono almeno 8 miliardi.

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Bassa crescita in Italia e il governo Renzi ora non ha i soldi per mantenere le promesse su tasse e pensionati. Servono almeno 8 miliardi.

Siamo stati facili profeti su Investire Oggi, quando vi avevamo avvertito che le cifre sulla crescita del pil fornite dal governo Renzi in sede di esitazione della legge di stabilità 2016 fossero evidentemente sovrastimate. Allora, il Tesoro stimò il pil per quest’anno a +1,6% e l’inflazione a +1%. A pochi mesi di distanza, con la primavera lo stesso Viale XX Settembre ha dovuto rivedere al ribasso tali numeri, stimando un’inflazione dimezzata e una crescita del pil dell’1,2%.

E anche in quell’occasione vi avevamo detto che la crescita nominale del pil appariva ancora sovrastimata. In effetti, adesso gli organismi internazionali e gli istituti indipendenti suggeriscono una previsione meno ottimistica: se tutto va bene, non cresceremo più dell’1% (meno dell’1% è la nostra scommessa), mentre l’inflazione si terrà appena sopra lo zero.

L’inguaribile ottimismo del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si è tradotto nella promessa di un taglio delle tasse, partendo dall’Irpef e/o dall’Irap, nonché nell’ennesimo bonus degli 80 euro, stavolta anche in favore dei pensionati. Grazie alla flessibilità ottenuta dall’Italia e concessaci dalla Commissione europea sui conti pubblici per 13-14 miliardi di euro, il nostro paese avrebbe avuto – sempre secondo il governo – le somme necessarie per allentare l’austerità e al contempo disinnescare l’aumento dell’IVA per 15 miliardi di euro, che scatterebbe per effetto delle clausole di salvaguardia.

Conti pubblici a rischio, niente taglio tasse

Ebbene, anche sui tempi siamo stati abbastanza profetici, perché con l’arrivo dell’estate, la musica a Palazzo Chigi è cambiata. Adesso, il ministro Padoan (sì, quello che “il rapporto debito/pil scenderà nel 2016″ e che “i conti pubblici sono solidi”) stima in almeno 8 miliardi le risorse necessarie per centrare i target fiscali per l’anno prossimo, al netto della flessibilità già ottenuta.

Questa cifra lieviterebbe a 20 miliardi, nel caso in cui il governo volesse tenere fede agli impegni presi con gli italiani su tasse e pensioni.

Ma l'”onore” del Tesoro è salvo, perché è stata individuata la causa di tale scostamento rispetto alle cifre inizialmente previste: la Brexit. Anzi, il governo ci ha messo dentro anche il caso Turchia, l’allarme terrorismo, tutte sciagure che evidentemente riguardano solo noi, nonostante il nostro sia, per fortuna, uno dei paesi non colpiti da alcun attacco. Al contrario, la Francia dilaniata da stragi e a quattro passi dal Regno Unito in uscita dalla UE crescerà quest’anno dell’1,5%, la Germania dell’1,6% e la Spagna del 2,6%.

 

 

 

Crescita pil resta bassa, target fiscali a rischio

L’Italia non solo cresce meno degli altri paesi, ma registra livelli di ricchezza prodotta annualmente dell’8,5% più bassi di quelli del 2007, ultimo anno prima della crisi. Quasi tutte le altre economie europee hanno recuperato nel frattempo, la stessa Spagna si è riportata ai livelli pre-crisi.

Dunque, stime sulla crescita frutto di grossolani errori di previsione? Niente affatto. Il governo Renzi sapeva di averla sparata grossa nell’autunno scorso, quando ha previsto formalmente una crescita nominale (pil + inflazione) del 2,6%, ma lo ha fatto con l’intento preciso di “gonfiare” la base imponibile, sulla quale calcolare le entrate e al fine di rassicurare sul raggiungimento degli obiettivi su deficit e debito.

Manovra finanziaria difficile

Roma ha cercato di guadagnare tempo, in attesa che un atteggiamento più morbido dell’Europa e magari anche un miracolo imprevisto sul fronte della crescita avrebbero rimesso le cose a posto. Così ovviamente non è stato, nonostante Bruxelles abbia chiuso entrambi gli occhi a maggio dinnanzi ai nostri conti pubblici.

Con questi numeri, il referendum costituzionale potrebbe essere celebrato già in ottobre. Ad oggi, vi era la convinzione che il governo lo avrebbe posticipato a novembre, dopo il varo della legge di stabilità per il 2017, che avendo un sapore pre-elettorale, avrebbe potuto spostare consensi in favore del fronte del “sì”.

E’ evidente che adesso si rischi una manovra dal tenore opposto, non “lacrime e sangue”, ma certamente non generosa. Ci sarà poco e niente da vendere agli italiani, se non la consapevolezza di vivere in un paese a bassa crescita e con rischi al ribasso.

 

 

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