Conti correnti a rischio congelamento? La vera strategia UE è un’altra

Conti correnti ancora oggetto di "attenzioni" da parte della UE con la proposta di blocco dei prelievi nel caso di crac della banca. In atto vi è una strategia ben precisa sul piano europeo.

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Conti correnti ancora nel mirino delle istituzioni europee? Al vertice di Tallinn, riporta un documento reso noto dall’agenzia Reuters, ha affrontato il tema su come evitare una crisi da panico per i casi di fallimento o di grave turbolenza patrimoniale di una banca.

Per arginare il rischio di un cosiddetto “run” bancario, ovvero la classica corsa agli sportelli che si propaga in poco tempo e che arriverebbe a minare la fiducia anche verso gli istituti più solidi, il board della BCE avrebbe preso in considerazione il blocco temporaneo dei conti dei risparmiatori per un periodo massimo di 5 giorni lavorativi, estendibili fino a un massimo di 20 giorni per i casi di emergenza. (Leggi anche: Torna rischio patrimoniale per evitare aumento IVA: conti correnti nel mirino?)

La moratoria riguarderebbe anche i conti correnti e deposito fino ai 100.000 euro, contrariamente a una precedente proposta della Commissione europea, che escludeva tali giacenze. Il ragionamento sarebbe a un livello serio, anche perché appoggiato dalla Germania, uno dei paesi che prevede già il blocco temporaneo dei conti dei risparmiatori nei casi più gravi di collasso o rischio crac di una banca tedesca.

Rischi da blocco temporaneo dei conti correnti

C’è un neo alla base di questo ragionamento, ovvero il pericolo di innescare una crisi di fiducia ancora più grande, nel caso in cui ai risparmiatori non fosse consentito di ritirare i propri risparmi da una banca in crisi. Vi immaginate l’effetto domino che si abbatterebbe anche sulle banche sane per l’impatto psicologico derivante dalla paura di quanti temono che prima o poi il blocco toccherà anche a loro? E anche senza propagarsi, la corsa agli sportelli potrebbe accentuarsi dal primo giorno in cui sarebbe consentito prelevare denaro dopo lo stop.

E’ la ragione principale per la quale, ad esempio, nemmeno quando si registrano gravi tensioni finanziarie si opta di solito per la chiusura delle borse, in quanto si rischia di alimentare il panico e la volatilità alla riapertura dei mercati. L’11 settembre 2001 o il 15 settembre 2008, rispettivamente nel giorno degli attacchi terroristici contro New York e del crac di Lehman Brothers, le borse rimasero aperte proprio per questo.

Lo stesso dovrebbe essere tenuto in conto per i risparmiatori con soldi in banca.

Conti correnti in crescita in Italia, nonostante bail-in

Vedremo se a Francoforte e Bruxelles prevarrà il buon senso o se ancora una volta verranno mal comprese le ragioni del risparmio. Nel frattempo, sappiamo che le famiglie italiane starebbero aumentando i loro depositi in banca, nonostante il clima sia stato piuttosto pessimo negli ultimi tempi nel nostro paese sui vari rischi di applicazione del “bail-in”, la nuova disciplina europea sui salvataggi bancari. Da maggio 2016 a maggio 2017, infatti, il totale dei depositi di famiglie, aziende, assicurazioni e onlus risulta passato da 1.248 a 1.299 miliardi, segnando un ottimo +4%, pari a oltre 50 miliardi di euro. Di questi, 26 miliardi sono i maggiori risparmi lasciati in banca dalle famiglie (+3%), 21 quelli delle aziende (+9%) e 4 delle imprese familiari (+7%). In flessione di 1 miliardo le riserve delle compagnie di assicurazione (-4%), mentre crescono di 1 miliardo (+5%) i fondi delle onlus. (Leggi anche: Conti correnti, quanto sono sicuri con il bail-in e come funziona la garanzia)

In totale, i soli conti correnti sono aumentati in un anno di 78 miliardi a quota 993,8 miliardi, segno che gli italiani si manterrebbero sempre più liquidi, evidentemente non confidando granché sulla ripresa economica, come dimostrerebbero anche altri dati. I depositi in conto corrente sono aumentati di appena 200 milioni a 7,1 miliardi, ma quelli rimborsabili con preavviso segnano un -6% da 301,6 a 295,6 miliardi, così come crollano del 21% a 78,1 miliardi i depositi con scadenza fino a 2 anni e quelli con scadenza oltre i due anni scendono a 138,3 miliardi (-1,28%).

Le famiglie italiane continuerebbero, quindi, a mostrarsi nel complesso un popolo di risparmiatori, sebbene optando per strumenti liquidi, in modo evidentemente da tenersi pronte per affrontare eventuali esigenze impreviste. I dati di cui sopra rifletterebbero, però, anche la non convenienza a puntare su depositi duraturi, a causa dell’azzeramento dei rendimenti negli ultimi anni.

Essendo nullo il guadagno, meglio a questo punto un conto corrente che non un conto deposito vincolato.

S’inasprisce la lotta al contante

E se il boom dei conti correnti fosse lo specchio anche di altro? La lotta contro l’evasione fiscale ha visto scendere in campo negli ultimi anni il governo italiano, in particolare, contro l’uso del contante. I pagamenti sopra i 3.000 euro non possono più essere effettuati in modalità cash (il limite era di 1.000 euro fino al 31 dicembre 2015) e stipendi e pensioni sopra i 1.000 euro devono essere erogati in modo tracciabile.

In sostanza, si avverte sempre più l’esigenza di aprire un conto corrente come appoggio per ricevere ed effettuare pagamenti altrimenti impossibili. E il vero obiettivo di governo e UE è per l’appunto questo: convogliare quanto più denaro possibile nel sistema bancario, rendendolo il più liquido possibile e riducendo il rischio di “run” per i casi di crisi di fiducia. Quand’anche il risparmiatore temesse sulla solidità della propria banca, a causa delle normative anti-riciclaggio non avrebbe la possibilità di portare del tutto fuori dal circuito bancario il proprio denaro, in quanto non potrebbe così pagare oltre certe soglie o non potrebbe ricevere pagamenti.

Qualche settimana fa è giunta notizia che a settembre sarà emanato un decreto, con il quale verrà introdotta una sanzione fino a 30 euro per ogni transazione negata al cliente con il POS da parte delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi e liberi professionisti, un passo in avanti verso la lotta al contante, nel tentativo di rendere elettronici più pagamenti possibili ed evitare che dalle banche vi sia un’uscita effettiva di denaro. E’ ciò a cui punta la UE, un sistema economico senza più apparente scelta tra contante e uso di carte di credito o bancomat, così da incrementare il grado di liquidità delle banche, “intrappolando” quanto più denaro possibile di famiglie e imprese, e magari all’occorrenza tassarlo per fare cassa (vedi la mai sopita velleità di un “prelievo forzoso”). (Leggi anche: Bancomat obbligatorio, perché pagare ai POS per soli 5 euro non è un’idea sana)

 

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