Conti correnti a rischio con i tassi negativi, metteranno le mani sui risparmi in banca

Sui conti in banca grava la minaccia dei tassi negativi, che si farà più concreta con la prossima e imminente sfornata di nuovi stimoli monetari della BCE. Per i risparmiatori sarebbe un massacro.

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Sui conti in banca grava la minaccia dei tassi negativi, che si farà più concreta con la prossima e imminente sfornata di nuovi stimoli monetari della BCE. Per i risparmiatori sarebbe un massacro.

Sui conti correnti e deposito degli italiani in banca ci stavano oltre 1.525 miliardi alla fine del mese scorso, secondo l’ultimo rapporto mensile dell’Abi. Una cifra elevata, anche perché di fatto infruttifera. L’azzeramento dei tassi di questi anni ha annullato ogni remunerazione per le giacenze nei conti bancari, mediamente pari allo 0,33% per i depositi vincolati e allo 0,05% per quelli senza vincoli.

E dire che per fortuna l’inflazione sia bassa. Mediamente, negli ultimi mesi si attesta intorno all’1%, ma la tendenza appare calante per via delle minori pressioni in arrivo dalle quotazioni petrolifere. Eppure, oggi come oggi, i risparmiatori italiani perdono qualcosa come quasi 15 miliardi di euro all’anno per il solo trascorrere del tempo, ossia per il minore potere di acquisto.

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Si tratta di una perdita impercettibile, se vogliamo “subdola”, in quanto non direttamente visibile. E non stiamo nemmeno tenendo conto dell’imposta di bollo dello 0,2% sui conti deposito e fissa di 34 euro l’anno per quelli correnti sopra i 5.000 euro di giacenza; né dei canoni spesso elevati richiesti dalle banche per offrire ai clienti il servizio di tenuta del conto. Tuttavia, le cose potrebbero cambiare decisamente in peggio nei prossimi anni. Come? La BCE sta studiando il varo di nuovi stimoli monetari per contrastare la cronica bassa inflazione, non centrando l’obiettivo di una crescita dei prezzi di poco inferiore al 2% da oltre 6 anni. Tra le ipotesi al vaglio, il taglio ulteriore dei tassi già negativi sui depositi overnight delle banche, pur temperato eventualmente dall’introduzione di un sistema a scaglioni.

Conti correnti già infruttiferi

Per le banche, la riduzione dei tassi, già bassissimi, non suona come una buona notizia. Esse tipicamente fanno utili prestando denaro a interessi più alti (attivi) di quelli (passivi) concessi alla clientela sulla raccolta (conti e obbligazioni, anzitutto). Quando i tassi di mercato si abbassano troppo, da un lato gli interessi sui prestiti a famiglie e imprese, nonché allo stesso stato (tramite bond o concessione di mutui agli enti locali), si riducono, mentre quelli passivi hanno un limite o “floor”, coincidente grosso modo con lo zero.

Sì, perché nessuno verosimilmente lascerebbe i propri risparmi in banca, se questi fruttassero interessi negativi, cioè se la banca lo facesse pagare per tenere i suoi soldi.

I tassi negativi sono stati un fallimento e per questo avranno vita lunga

Questo è quanto accadrebbe in un mondo ordinario. Ma quello di oggi non è da tempo un mondo ordinario, anzi sta sottosopra. Una massa di 12.500 miliardi di dollari di obbligazioni rende negativamente, cioè stati e imprese che s’indebitano vengono pagati per farlo. E chi concede loro i quattrini perde capitale. Per quanto qualche avvisaglia di tassi negativi sui conti correnti si sia intravista negli ultimi anni in Svizzera, non ve n’è ancora traccia concreta nell’Eurozona, per il semplice fatto che nessuna banca voglia rischiare di mettere in fuga i clienti con l’imposizione di costi sulle giacenze. Ma a mali estremi, estremi rimedi. Sinora, le banche europee hanno stretto i denti, in attesa che i tassi tornassero a salire. Questa prospettiva si sta allontanando e ovunque si girino accusano perdite o profitti risibili.

Se prestassero soldi allo stato, senza nei fatti correre alcun rischio, dovrebbero puntare sulle scadenze lunghissime per ricavare un rendimento annuo perlopiù sotto l’inflazione, quindi negativo in termini reali. Se volessero prestare alle imprese o alle famiglie, a fronte di rischi non sempre contenuti, dovrebbero accontentarsi di poco. I mutui in Italia, l’economia attualmente con i tassi di mercato più alti insieme alla Grecia nell’area, vengono erogati anche sotto l’1% con il tasso variabile a 20 anni. Quelli a tasso fisso si aggirano sotto il 2% per le soluzioni migliori, coprendo a malapena l’inflazione.

Tassi negativi girati alla clientela?

Per questo, specie se la stretta sul contante monterà e il transito del denaro sui conti correnti divenisse praticamente un “must”, le banche troveranno indispensabile prima o poi girare ai clienti i tassi negativi.

E il fenomeno inizierà ad attecchire, in una prima fase, nel Nord Europa, dove le banche detengono circa un migliaio di miliardi di euro di liquidità in eccesso rispetto ai loro bisogni e sui quali la BCE impone un interesse del -0,4%. Essendo anche generalmente più solidi, questi istituti sfideranno le ire dei clienti e inizieranno a scaricare loro i tassi negativi. I concorrenti del sud non saranno da meno e dopo avere monitorato l’andazzo, opteranno anch’essi per “punire” i risparmiatori, confidando nell’assenza di alternative per questi ultimi.

E saranno dolori: un conto corrente e/o deposito non solo non offrirà più alcun interesse, come già da anni, ma finirà per produrre solo costi, tra imposta di bollo, canone e tassi negativi sulle giacenze, magari esentando quelle fino a un certo livello. L’unica scappatoia reale sarebbe investire in assets sicuri, come sarebbero i titoli di stato, ma non è detto che ciò limiterà le perdite, se nel frattempo anch’essi continueranno ad offrire rendimenti negativi sulle scadenze medio-brevi. Tornerà di moda il materasso, ma non è sicuro e allora ecco che ci salveranno le cassette di sicurezza, ma anch’esse costano e prevedono il pagamento di un canone di locazione. Per non parlare del fatto che negli ultimi anni, i loro depositi sono finiti nel mirino delle autorità, in quanto di origine sospetta. No, non ci sarà scampo per i risparmiatori.

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