Conte da Trump è stato un successo, l’America ha un nuovo amico anti-Merkel in UE

Un successo la visita del premier Conte alla Casa Bianca. Il presidente Trump loda l'Italia sull'immigrazione e adesso l'asse Roma-Washington rischia di far male all'Europa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Un successo la visita del premier Conte alla Casa Bianca. Il presidente Trump loda l'Italia sull'immigrazione e adesso l'asse Roma-Washington rischia di far male all'Europa.

La visita del premier Giuseppe Conte alla Casa Bianca si è conclusa con un forte successo d’immagine per l’Italia. Il presidente americano Donald Trump ha accolto con palese entusiasmo il capo del governo di Roma, definendolo il suo “nuovo amico”. Quando i due si sono presentati alla stampa dopo il faccia a faccia tenutosi poco prima, Trump ha lodato la politica sull’immigrazione “irregolare e regolare” del governo italiano, che “dovrebbe essere seguita dagli altri paesi”. Ha accettato la proposta di Conte di una cabina di regia permanente italo-americana sulla Libia, ottenendo in cambio che l’Italia confermi le sue truppe nelle missioni internazionali (Iraq e Afghanistan) e che dia il suo assenso alla TAP, il gasdotto che dal Mar Caspio arriverebbe a Lecce, rifornendo l’Europa di gas fino a 10 miliardi di metri cubi all’anno. Insomma, il “do ut des” c’è stato. Certo, il presidente ha anche sottolineato come vi siano alcuni punti da approfondire, notando che “l’America con l’Italia ha un grosso deficit commerciale, pari a 31 miliardi di dollari”. Insomma, il tycoon non molla la presa sul “fair trade”.

Sempre in conferenza stampa, Trump ha invitato a “investire in Italia, una nazione grandiosa con gente grandiosa”. Dal canto suo, Conte ha dichiarato che Italia e USA sono due “paesi gemelli” e che punta a rafforzare l’amicizia tra Roma e Washington, aggiungendo che il suo è un governo “del cambiamento” come quello di Trump e che i due sono accomunati da tante cose e che con Trump la sintonia era già stata trovata al G7 in Canada di giugno.

Premier Conte in visita da Trump, l’accordo possibile in Libia su migranti e gas

Aldilà dell’esito pratico del bilaterale, il premier Conte tornerà a casa con un bilancio positivo per il successo d’immagine riportato. Come ai tempi di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi e di George W.Bush alla Casa Bianca, oggi a Roma abbiamo il governo europeo più vicino alle posizioni di Washington. E l’allineamento tra i due stati cade in una fase particolarmente sensibile per l’Europa, dove a prevalere sono la fragilità politica della Germania e le spinte centrifughe da Bruxelles, specie a est. Un sondaggio Emnid pubblicato domenica da i conservatori della cancelliera Angela Merkel al 29%, il dato più basso mai registrato da una rilevazione sin dal 2006. Giù anche gli alleati socialdemocratici al 18%, per cui se oggi i tedeschi tornassero a votare, nemmeno mettendo insieme i due schieramenti tradizionali si arriverebbe a una Grosse Koalition numericamente sufficiente al Bundestag. Stabili al terzo posto e con il 15% gli euro-scettici dell’AfD.

Germania e Francia deboli, l’asse Conte-Trump conta

Cosa ci spiegano questi dati? La Germania sta vivendo la fase finale dell’era Merkel e si avvia a un cambio di governo probabilmente entro i prossimi 12 mesi. E la Francia di Emmanuel Macron non se la passa meglio, con i consensi per il presidente in picchiata e il rischio di una debacle per il suo En Marche! alle elezioni europee. Insomma, l’asse franco-tedesco si mostra ormai come l’intesa tra due capitali deboli dinnanzi all’avanzata dell’euro-scetticismo in tutto il continente. E tra un mese e mezzo si vota in Svezia, dove la destra anti-migranti si accingerebbe a riscuotere consensi oltre il 20%, forse piazzandosi al secondo posto e persino incalzando il primato socialdemocratico.

Per questo, l’asse Conte-Trump appare ancora più significativo oggi. La politica estera italiana rimescola le carte in Europa, ponendo fine all’era delle posizioni scontate e schiacciate su Parigi e Berlino. Nei giorni scorsi, il vice-premier Matteo Salvini ha invitato il governo May a prendere in considerazione persino l’ipotesi di un non accordo con la UE sulla Brexit, sostenendo che altrimenti Bruxelles prevaricherà su Londra, in quanto sarebbe evidente che non abbia intenzione di trattare in buona fede e vorrebbe utilizzare il negoziato per punire il Regno Unito. Parole irrituali per Roma, abituata negli ultimi tempi a recitare il copione stanco e noioso dell’euro-entusiasmo. Tutto questo, mentre Paolo Savona, che pure formalmente ha rinunciato al piano B per uscire dall’euro, chiede una riforma della BCE, sostenendo che altrimenti la moneta unica sarebbe destinata al fallimento.

E se la presidenza Macron portasse i populisti all’Eliseo sul modello Salvini-Di Maio?

Saranno mesi roventi quelli in arrivo, quando il governo dovrà presentare la legge di Stabilità 2019, attraverso la quale dimostrare cosa effettivamente intenda fare in politica economica e da dove attingere alle risorse per finanziare il taglio delle tasse promesso (“flat tax”), il reddito di cittadinanza e la revisione della legge Fornero, nonché per disinnescare le clausole di salvaguardia, vale a dire impedire che aumentino le aliquote IVA e le accise sul carburante. I mercati attendono quell’appuntamento come una sorta di prova del nove per verificare se i “sovranisti” puntino al muro contro muro in Europa o se saranno indotti a più miti consigli da Giovanni Tria, ministro dell’Economia rassicurante sui conti pubblici. Allora, vedremo se l’asse franco-tedesco opporrà una sua linea contro Roma e se i nuovi alleati dell’Italia si muoveranno per difenderne le posizioni. Se tornerà il 2011, sarà un 2011 diverso.

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Argomenti: Economia Italia, Politica Europa, Politica italiana, Presidenza Trump