Conte convoca i sindacati per non proporre nulla, se non il solito aumento delle tasse

Il premier Conte ha convocato i sindacati in settimana, ma al vertice si è discusso della solita aria fritta. Il governo "giallorosso" non ha un programma sull'economia, così come nemmeno sul lavoro.

di , pubblicato il
Il premier Conte ha convocato i sindacati in settimana, ma al vertice si è discusso della solita aria fritta. Il governo

Si è tenuto l’altro ieri il vertice tra il premier Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia e quello del Lavoro da un lato e i sindacati dall’altro. Il capo del governo giallorosso ha garantito il varo di un piano per contrastare le numerose morti sul lavoro e ha invitato le parti a “remare insieme per il bene dell’Italia”, al contempo promettendo la riduzione delle tasse a carico dei lavoratori, grazie alla lotta all’evasione fiscale.

“Pagare tutti per pagare meno”, ha dichiarato. Soddisfatti i rappresentanti delle principali sigle per il cambio dei toni mostrato dal governo e il calendario di appuntamenti da concordare prima del varo della legge di Stabilità, anche se Carmelo Barbagallo della Uil ha sottolineato come i pensionati abbiano sempre fatto da bancomat per l’Italia.

Chiamiamo le cose per quelle che sono: l’incontro tra governo e sindacati è stato inutile, come quasi tutti quelli che lo hanno preceduto negli ultimi decenni. Durante il suo svolgimento non è stata partorita alcuna proposta concreta, né è stata anche solo discussa. Il taglio del cuneo fiscale è vecchio come il mondo, ancora di più lo è l’idea di finanziarlo con la solita lotta all’evasione. Il mantra del “pagare tutti, pagare meno” funziona come slogan per ammantare di presentabilità misure che vanno nel senso di aumentare le tasse e/o i controlli a carico di alcuni.

Riduzione tasse sul lavoro, il governo intenzionato a stanziare 5 miliardi 

Del resto, cosa dovremmo aspettarci da Conte? Egli è il premier per cui il 2019 “sarà un anno bellissimo”; per lui, forse, riuscito a restare a Palazzo Chigi, malgrado il cambio parziale della maggioranza. Per i restanti 60 milioni di italiani, questo è stato e sarà, invece, un anno perduto – l’ennesimo – tra crescita zero, tagli alle tasse promessi e rinviati alle calende greche, misure a sostegno dell’occupazione inesistenti e nessun investimento sul futuro. Ai sindacati va bene così, perché da fin troppi anni rappresentano la conservazione per eccellenza, l’ostilità a qualsiasi cambiamento che minacci lo status quo, quello che garantisce il loro strapotere non già in rappresentanza degli iscritti, ma di sé stessi.

Conte è un premier senza programma

Conte non ha un programma per sostenere l’occupazione, né sembra avere idea di come funzioni l’economia. Egli ha una visione dirigista e al contempo ingenua del mercato del lavoro, ritiene che le assunzioni a tempo indeterminato arrivino per decreto e che i salari possano essere alzati per legge e che questi interventi non abbiano conseguenze su domanda e offerta. Non nutre alcun sospetto che i posti di lavoro siano legati alla produzione di beni e servizi, ossia alla crescita del pil, per cui non si spende per favorire quest’ultima, anche perché non saprebbe come.

Fino a inizio agosto, Conte 1 sosteneva che per crescere avremmo avuto bisogno di maggiore flessibilità fiscale, cioè più deficit; per questo polemizzava con i commissari europei. Al tavolo con i sindacati di mercoledì, invece, Conte 2 dichiarava l’opposto, che i conti pubblici vanno tenuti in ordine, promettendo la fine delle polemiche con l’Europa. Solo gli stupidi non cambiano idea nella vita, ma solo chi non ha idee riesce a cambiarle così in fretta. E per l’Italia è un pessimo segnale.

Conte, stai sereno: così Renzi travolge PD e 5 Stelle

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,
>