Contagi Covid in Italia ai massimi da 3 mesi, ma ecco perché non è allarme rosso

I nuovi positivi in Italia crescono a ritmi che non si vedevano ormai da metà maggio, ma il timore di un secondo "lockdown" dovrebbe essere scongiurato, grazie ad alcuni dati.

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I nuovi positivi in Italia crescono a ritmi che non si vedevano ormai da metà maggio, ma il timore di un secondo

Ieri, il numero dei contagi da Covid-19 in Italia è salito di 1.210 unità, mai così alto dal 12 maggio scorso. La media a 7 giorni sale così a 776 e anche in questo caso dobbiamo tornare indietro alla metà di maggio per trovarne una più alta. Il timore di un secondo “lockdown” serpeggia, dunque, quando mancano poche settimane al ritorno a scuola di milioni tra bambini e adolescenti, oltre che docenti, presidi e personale ATA. Nessuno sa, a questo punto, se le scuole riapriranno davvero per tutti o se a settembre si proseguirà con la didattica a distanza, cioè con le lezioni online.

Tuttavia, i dati vanno letti nel loro insieme e, come vedremo, non appaiono così preoccupanti come penseremmo a prima vista. Confrontando il numero dei contagi di ieri con quelli di metà maggio, ad esempio, notiamo la profonda differenza riguardo ai decessi. Ieri, erano solo 7, allora erano ben 172. Ma anche i ricoverati in terapia intensiva sono molto più bassi: 69 contro gli 855 di oltre 3 mesi fa. E i ricoverati in altri reparti ieri si attestavano a 971 unità, mentre a metà maggio sfioravano le 11.500.

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Più giovani si ammalano, meno morti

Insomma, i numeri dei positivi sono simili, ma per il resto parliamo di due fasi totalmente diverse sul piano delle conseguenze. E la ragione di tale differenza risiede nell’età media dei nuovi contagiati. Risulta abbassatasi ormai a soli 35 anni, quando a inizio pandemia era di 61. Questo significa che stanno ammalandosi sempre più i giovani, spesso persino i giovanissimi, complice la mobilità durante la stagione estiva. Ma sappiamo che più si abbassa l’età, minore l’incidenza della mortalità.

Si consideri che nella fascia 30-39 anni, i morti per Covid sono stati ad oggi solamente dello 0,12% mentre in quella compresa tra 60 e 69 ha toccato il 7,61%.

Salvo patologie, quindi, un giovane tende a superare senza conseguenze il virus, per cui il trend delle ultime settimane dovrebbe anche rassicurarci con riferimento al dato della mortalità e dei ricoveri in terapia intensiva. Non è un caso che nell’ultimo mese abbiamo registrato 340 decessi, a fronte di oltre 14.000 contagi, pari a un tasso di mortalità del 2,4%, che si confronta con il quasi 15% medio del periodo clou della pandemia nel nostro Paese. Per contro, va segnalato che nella media dell’ultima settimana, il numero dei positivi rapportato a quello dei tamponi effettuati sia salito a 1,21 contro l’1,08% di Ferragosto. Delle due l’una: o sta salendo effettivamente il numero dei contagiati o stiamo riuscendo a condurre test più mirati, magari sottoponendo al tampone i rientri dalle vacanze all’estero.

Questo non significa che possiamo stare tranquilli. Serve restare vigili e non abbassare la guardia, continuando ad utilizzare tutte le precauzioni suggerite o imposte dalle normative: indossare la mascherina nei luoghi in cui non sia possibile rispettare la distanza, tenersi distanti dagli altri di almeno un paio di metri ed evitare qualsivoglia assembramento. Tuttavia, l’allarmismo non serve e appare ingiustificato. Nuove restrizioni restano sempre possibili, per quanto una seconda quarantena come quella della scorsa primavera non sia al momento nell’aria.

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