Consumi petroliferi a picco in Italia con la crisi, -35% dal 2002

Consumi petroliferi ridottisi di oltre un terzo dal 2002 e del 28% dall'inizio della crisi. I risparmi per gli italiani sono stati di 10 miliardi nel solo 2015. Attesi altri 7-9 miliardi in meno in bolletta per l'anno in corso.

di , pubblicato il
Consumi petroliferi ridottisi di oltre un terzo dal 2002 e del 28% dall'inizio della crisi. I risparmi per gli italiani sono stati di 10 miliardi nel solo 2015. Attesi altri 7-9 miliardi in meno in bolletta per l'anno in corso.

L’effetto più evidente della crisi economica è stato la contrazione dell’attività produttiva, che per l’industria italiana equivale a un quarto dei livelli toccati nel 2007, ultimo anno prima della recessione e quello di picco della nostra ricchezza. Da allora, il pil si è ridotto in termini reali di quasi il 9%. Una conseguenza della minore vivacità economica può essere colta dal calo dei consumi energetici. Poiché il petrolio resta la fonte principale di produzione dell’energia in Italia, analizzando i suoi consumi possiamo ben comprendere lo stato di salute della nostra economia. Nel 2007, l’Italia registrò una domanda di 602 milioni di barili di greggio, che contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare, non rappresenta il picco massimo dei nostri consumi petroliferi. Esso si ebbe, infatti, nel 2002, anno in cui l’Italia consumò 671,7 milioni di barili. Da allora, la discesa è stata costante (la risalita è avvenuta solamente nel 2015 rispetto al 2014: +3,5%), anche se è certamente con la crisi che si riscontra il calo più marcato. Dal 2007, infatti, i barili di petrolio necessari a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale sono diminuiti del 27,6%, mentre dal picco di 14 anni fa si è avuto un tonfo del 35%.        

La crisi ha ridotto i consumi petroliferi, ma non solo essa

Come abbiamo visto, il calo è iniziato un quinquennio prima dello scoppio della crisi finanziaria ed economica, per cui questa ne spiega solo in parte le cause. La contrazione è dovuta alla maggiore produzione di energia da fonti alternative e rinnovabili, oltre che per una stabilizzazione dei consumi, dovuta essenzialmente alla terziarizzazione dell’economia. I servizi rappresentano ormai quasi i 3 quarti del nostro pil ed è noto come richiedano minore energia di un’attività di tipo industriale.

I minori consumi petroliferi si traducono anche in un calo della bolletta energetica, anche se per un calcolo complessivo bisogna tenere conto del costo delle energie prodotte da fonti alternative. In ogni caso, nel 2015 abbiamo pagato per il greggio 21 miliardi, circa 10,4 miliardi in meno dell’anno precedente. In pratica, si sono liberate risorse per lo 0,6% del pil, da qui si comprende l’uscita dalla recessione del nostro paese, tornato a crescere lo scorso anno dello 0,8% (dato ancora non ufficiale). Che si tratti di risparmi in gran parte reali per i consumatori italiani lo dimostra il -36% accusato dalle quotazioni nel 2015, che al netto dell’effetto-cambio scende a un -20% medio. E a quanto ammontano i risparmi rispetto al 2007? Quell’anno, la bolletta petrolifera fu di quasi 32 miliardi, 10,9 miliardi in più di quella del 2015, a fronte di 166 milioni di barili in più consumati. Ciò è frutto, però, del combinato tra le più alte quotazioni del greggio (+26%), dei maggiori consumi (+27,6%) e dell’euro allora più forte contro il dollaro (+19%).      

Risparmi per altri 9 miliardi nel 2016?

A parità di consumi, ma con quotazioni e cambio euro-dollaro attuali, quanto avremmo pagato lo scorso anno? Il calcolo è presto fatto: la bolletta sarebbe stata di 29 miliardi, +8 miliardi rispetto a quella effettivamente sostenuta. E se oltre ai consumi, fosse rimasto inalterato anche il cambio con il dollaro? Avremmo pagato 2,5 miliardi in più. Infine, cosa sarebbe accaduto se a rimanere uguali fossero state solo le quotazioni del Brent? Avremmo pagato 28,5 miliardi, +7,5 miliardi del costo effettivo del 2015. Riassumendo: i minori consumi petroliferi ci hanno fatto risparmiare lo scorso anno 10 miliardi rispetto al 2014 e quasi 11 miliardi (-34,15%) rispetto al 2007, ultimo anno prima della crisi. Da allora, la domanda di barili è diminuita del 27,6% e le quotazioni sono scese del 26%, ma l’indebolimento dell’euro contro il dollaro (-19%) ha attenuato il risparmio complessivo potenziale. Dal 2008 alla fine del 2015, l’Italia ha consumato la media di 489,4 milioni di barili, in calo dai 645,65 milioni in media del periodo 2000-2007, registrando un -24%.

Ai livelli di cambio e delle quotazioni di questi giorni, a consumi costanti rispetto al 2015, dovremmo risparmiare nell’intero anno altri 8,8 miliardi. Quand’anche immaginassimo un aumento della domanda del 3,5%, in linea con la crescita dello scorso anno, i risparmi non dovrebbero essere inferiori a 7,5 miliardi, salvo sorprese negative sul fronte cambio e/o quotazioni.  

Argomenti: , , , ,