Consumi italiani: meno alimentari e più spese obbligate, poveri triplicati dal 2006

I consumi degli italiani cambiano negli anni: meno cibo e bevande, più servizi. E cresce la spesa per frutta e verdura, anche se è allarme povertà.

di , pubblicato il
I consumi degli italiani cambiano negli anni: meno cibo e bevande, più servizi. E cresce la spesa per frutta e verdura, anche se è allarme povertà.

Si evolvono i consumi delle famiglie italiane, cresciuti dello 0,7% nei primi sette mesi dell’anno, stando ai dati di oggi di Confcommercio, che vede positiva anche con riguardo alla seconda metà dell’anno. Si registra, però, un rallentamento dal +1,2% dello stesso periodo del 2015. E dal 1995 al 2015 si è ridotta dal 17% al 14,3% la quota di spesa dedicata all’alimentazione (leggi anche: Crisi famiglie e rinunce alimentari), così come scende dell’1,5% per il vestiario e le calzature e dell’1,8% al 6,2% per i mobili e gli elettrodomestici al 6,2%.

Al contempo, invece, crescono del 7,5% complessivo la percentuale dei consumi dedicati all’abitazione, ai servizi ad essa collegati (acqua, luce, gas, etc.) e ai servizi fuori casa. E la terziarizzazione dell’economia si riflette nelle spese delle famiglie, con la quota destinata al’acquisto dei beni in calo dal 56,4% al 47,7% del totale.

In media, ogni italiano spende 6,5 euro al giorno per il cibo e le bevande e all’interno di questo dato, pubblicato da Coldiretti, emerge un aspetto positivo: crescono i consumi di frutta e verdura, che quest’anno dovrebbero attestarsi a quasi 320 kg a testa, in aumento di 3 kg rispetto al 2015. Ciascuna famiglia spenderà ogni mese 98,55 euro per questo capitolo, più del budget dedicato alla carne, in controtendenza del -1,3% accusato dal valore dei consumi alimentari. E il 37% “millenials”, ovvero i giovani nati nel nuovo Millennio, spenderebbe di più per frutta e verdura.

Crescono consumi frutta e verdura

Il 54% delle famiglie in Italia sceglie frutta e verdura sulla base dell’origine del prodotto, una percentuale assai più elevata del 34% dei consumatori europei, mentre solo il 32% ha come criterio-guida il prezzo.

Tornando alla ricerca di Confcommercio, si scopre che negli ultimi venti anni sono raddoppiati i prezzi delle cosiddette “spese obbligate”, quelle di cui non si può fare a meno, che ora rappresentano il 40% del totale dei consumi. Anche per questo, la maggiore sigla di associazione dei commercianti italiani lancia l’allarme povertà (leggi anche: Povertà assoluta in Italia): in dieci anni, dal 2006 sono raddoppiate le famiglie povere, cresciute di 793.000 unità, mentre il numero delle persone povere è quasi triplicato, passando da 1,66 a 4,6 milioni (+177%).

 

 

 

Allarme povertà

Il fatto che il numero dei poveri sia salito più di quello delle famiglie povere significa che è aumentato il numero dei poveri nelle famiglie numerose, più che raddoppiando dal 4,4% al 9,8%. E se il fenomeno della povertà è stato appannaggio, soprattutto, del Sud Italia, adesso si è affacciato al Nord, dove risiedono 1,8 milioni di indigenti, una cifra mai toccata prima. Nel Meridione, però, vive il 45% dei poveri del paese. L’Italia aveva mostrato una riduzione della povertà nel 2014, compensata da una ripresa nel 2015, di cui +300.000 nel solo Nord.

Proprio per impedire che la crisi dei consumi prosegua, che la ripresa del commercio si arresti sullo sfondo di un rallentamento della già fragile economia, Confcommercio ha fatto oggi appello al governo Renzi, perché il taglio dell’Irpef non venga rinviato al 2018, come ieri ha annunciato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,