Consumi a Natale in picchiata, il rimbalzo non significa ripresa dell’economia

I consumi a Natale sono attesi in calo rispetto persino allo scorso anno, a conferma dell'euforia spicciola per i dati del PIL

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Consumi di Natale ancora in calo

La ripresa economica c’è, ma ancora non si vede. Diremmo così guardando alle previsioni sui consumi degli italiani a Natale. Secondo Confcommercio, spenderemo 6,9 miliardi di euro per i regali, meno dei 7,4 miliardi dello scorso anno. In termini pro-capite, scenderemo da 164 a 158 euro. E questo già ci appare un paradosso: con il boom del PIL certificato da ogni organismo internazionale e istituzione privata indipendente, quest’anno spenderemo meno del 2020, quando venivamo da mesi mai così drammatici per l’economia italiana.

Il segno meno diventa ancora più marcato rispetto ai 172 euro pro-capite dei consumi a Natale nel 2019 (-8%). E il confronto con il 2009 diventa imbarazzante: -36%. Quell’anno, spendemmo ben 247 euro a testa. Per carità, saranno cambiate anche le abitudini di consumo, sarà anche che non si aspetta più inevitabilmente dicembre per acquistare qualcosa per sé e per gli altri, ma le cifre si commentano da sole.

Il punto è che stiamo confondendo il rimbalzo con la ripresa dell’economia italiana. Il PIL nel 2021 crescerà più del 6%, forse finanche del 6,3%. Benissimo, ma il dato arriva dopo il -8,9% segnato nel 2020. Questo significa che rimarremo, comunque vada, di oltre 3 punti percentuali indietro rispetto ai livelli di ricchezza raggiunti nel 2019, anno in cui il PIL reale era ancora a -4% rispetto all’ormai lontanissimo 2007. In altre parole, le famiglie italiane negli ultimi 15 anni si sono impoverite. Naturale che i consumi non si riportino ai livelli pre-crisi.

Consumi a Natale giù, ma famiglie più liquide

Eppure, nel corso della pandemia la liquidità delle famiglie è nettamente aumentata: quasi +250 miliardi tra il febbraio 2020 e l’ottobre scorso. In teoria, il denaro per fare acquisti vi sarebbe, ma nella realtà le famiglie continuano a mostrarsi prudenti, consapevoli dei possibili colpi di coda della pandemia.

Insomma, un indice di sfiducia o almeno di estrema cautela verso il futuro. Parte di questa maggiore liquidità, poi, deriva semplicemente dai disinvestimenti effettuati nei mesi delle forti tensioni finanziarie.

Ma sui consumi a Natale pende anche la spada di Damocle del caro bollette. Per la luce arriveremo a spendere fino al 25% in più e per il gas il 50% in più nel 2022. Le famiglie hanno preso nota e starebbero cercando di limitare ogni altra spesa non superflua. L’inflazione morde. Chiunque abbia fatto la spesa o acquistato la qualsiasi in questi mesi, ha potuto notare quanto elevati siano stati spesso i rincari. Dalla farina al caffè, passando per la benzina o l’alluminio, tutto costa parecchio di più rispetto a prima della pandemia. I redditi non si sono ancora adeguati. E se la coperta la tiri da un lato, l’altro rimane scoperto.

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