Elezioni politiche si allontanano, congresso PD: Renzi scende e Orlando sale

Matteo Renzi dovrebbe dimettersi a breve da segretario del PD, in modo da fare celebrare presto il congresso. Avanzano le quotazioni di Andrea Orlando per rimpiazzarlo. Le truppe dell'ex premier sono molto meno compatte di prima.

di , pubblicato il
Matteo Renzi dovrebbe dimettersi a breve da segretario del PD, in modo da fare celebrare presto il congresso. Avanzano le quotazioni di Andrea Orlando per rimpiazzarlo. Le truppe dell'ex premier sono molto meno compatte di prima.

La direzione del PD di ieri pomeriggio si è tenuta senza lo scontro frontale tra il segretario Matteo Renzi e la minoranza dem, che pure si poteva immaginare, dopo settimane di battibecchi infuocati tra le parti. Eppure, le divisioni sono state cristallizzate e l’ombra della scissione aleggia persino nel discorso dell’ex premier, quando spiega che se deve esserci, che almeno “sia senza alibi”. La mozione approvata con 107 voti è stata la sua, ma in essa non compare alcun impegno del partito a tenere in vita il governo Gentiloni fino alla scadenza naturale della legislatura, come era stato richiesto dall’opposizione interna. Poco importa, perché quello che è accaduto ieri dovrebbe tenere in sella l’esecutivo almeno fino a tutto l’anno.

Se da un lato Renzi ha avviato di fatto le procedure per la convocazione di un congresso, dall’altro il cerchio attorno a lui si stringe nel partito. Il governatore pugliese Michele Emiliano, il più duro contro di lui in queste ultime settimane, non ha affondato il colpo, mostrandosi critico, ma non indisponibile al dialogo, mentre il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha svolto un ruolo di mediatore tra le varie anime del PD. (Leggi anche: Renzi oggi potrebbe dimettersi)

Renziani meno granitici alla vigilia del congresso PD

E proprio Orlando inizia a crescere seriamente nelle quotazioni come prossimo possibile segretario, tanto che di lui parla anche il presidente emerito Giorgio Napolitano, che lo vede in pole position per scalzare Renzi dalla guida del PD.

Il ridimensionamento dell’ex premier è in atto dal referendum di dicembre, ma ieri ha compiuto un passo in avanti. Le dimissioni da segretario potrebbero giungere a breve, in modo da consentire la celebrazione del congresso, ma le truppe renziane, che pure erano granitiche e numerose fino a un paio di mesi fa, adesso appaiono molto meno strette al loro leader, mentre avanza il potere interno di rappresentanza di Dario Franceschini, oltre che dello stesso Orlando, entrambi a capo del grosso della pattuglia dei parlamentari PD.

(Leggi anche: Renzi escluso da corsa a premier e segreteria PD)

Tutto si gioca sulle regole per congresso e primarie PD

Franceschini e Orlando spingeranno per portare la legislatura avanti fino a ridosso della scadenza naturale e Renzi dovrà accondiscendere, suo malgrado, perché non avrà la forza di staccare la spina al governo Gentiloni. La battaglia del congresso potrebbe essere vinta dal segretario uscente, ma bisogna vedere con quali percentuali e modalità.

Se la minoranza dem e la maggioranza non renziana chiedessero e ottenessero un previo tesseramento, avendo così la possibilità di allargare la base dei rispettivi iscritti prima del voto, Renzi potrebbe riportare un successo dimezzato, tale da non catapultarlo nuovamente alla guida del partito in qualità di segretario-padrone. Probabilmente, sarebbe l’unica vittoria ancora consentitagli, perché la corsa a premier potrebbe essergli preclusa persino per statuto o impedita dalle modifiche alla legge elettorale, ricostituendo le coalizioni.

Il piano A di Franceschini e Orlando prevede che il primo sia candidato premier del PD e delle altre forze alleate del centro-sinistra, mentre il secondo diventi segretario. Perché ciò si realizzi, è necessario avere salda la presa sui tesserati, oltre che sui parlamentari, e non a caso ieri Orlando dal palco della direzione spiegava come sia necessario delimitare i confini di chi avrebbe diritto di voto alle primarie successive al congresso per la scelta del segretario. Evidente, che più questi confini sono labili, maggiori le probabilità di vittoria di Renzi. Per questo, si porranno probabilmente precisi paletti, tali da rendere più solide le chance di un Orlando, che si appresta a diventare l’anti-Renzi, giovandosi dell’unità delle opposizioni interne contro l’ex premier.

(Leggi anche: Scissione PD è tra Renzi e resto del partito)

 

Argomenti: ,