Confindustria ottimista sul pil: ecco perché l’Italia potrebbe crescere oltre le attese

Secondo il Centro Studi di Confindustria, la crescita in Italia quest'anno e il prossimo potrebbe riservarci qualche sorpresa positiva. Ed elenca una serie di dati in favore di questa tesi.

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Secondo il Centro Studi di Confindustria, la crescita in Italia quest'anno e il prossimo potrebbe riservarci qualche sorpresa positiva. Ed elenca una serie di dati in favore di questa tesi.

Il Centro Studi di Confindustria intravede nell’ultimo mese segnali solidi per stimare una crescita già da quest’anno per l’Italia superiore alle attese (+0,5 nel 2015 e +1,1% nel 20169. Lo riporta l’ufficio degli industriali italiani nel suo studio sulla congiuntura flash. L’andamento del pil nell’ultimo trimestre del 2014 avrebbe trasferito sul 2015 una variazione del pil del -0,1%. Il pil italiano avrebbe raggiunto il punto più basso, avendo ceduto il 9,4% rispetto ai livelli pre-crisi. A causa della debole situazione di partenza, spiega il report di Confindustria, la crescita nel primo semestre di quest’anno sarà debole, ma accelererà nella seconda metà dell’anno, lasciando in eredità un trend più solido per il 2016.   APPROFONDISCI – L’Italia resta in recessione: pil a -0,1% nel terzo trimestre. L’economia torna all’anno 2000   Tuttavia, accanto al recupero dei consumi e alla congiuntura favorevole dell’export, sarebbe necessaria anche la ripartenza degli investimenti per ricostituire il tessuto produttivo andato perso in questi anni. Ecco i dati che avrebbe convinto il Centro Studi di Confindustria che sarebbe possibile una crescita dell’Italia oltre le previsioni: a gennaio la produzione industriale sarebbe aumentata dello 0,2%, dopo il +0,4% di dicembre; la fiducia delle imprese è sì scesa da 97,3 a 97,1 punti, ma a dicembre si era registrato un buon rialzo; il Pmi manifatturiero è salito a 49,9 punti (+1,5) e il Pmi dei servizi a 51,2 da 48,4, trascinando l’indice composito a 51,2 punti dai 49,3 del mese precedente; le immatricolazioni di auto sono aumentate del 9,6% mensile a gennaio. Tuttavia, anche senza considerare il settore delle costruzioni, lo studio trova che l’acquisto di macchinari e impianti non progredisce, a conferma della debolezza della ripresa in atto. Essa è frutto non solo del contesto internazionale a sua volta debole, ma anche di fattori specifici, come i bassi margini delle imprese, le quali, però, dovrebbero iniziare a beneficiare anche dei minori costi, dell’abbassamento dei tassi, del miglioramento della domanda interna ed estera e dell’allentamento della morsa del credito, tutti fattori che dovrebbero spingerle ad aumentare il grado di utilizzo degli impianti.   APPROFONDISCI – L’Italia non aggancia ancora la ripresa e l’Eurozona resta debole, ecco i rischi attesi    

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