Confindustria: niente crescita in Italia nel 2014. Ecco le previsioni cupe

La crescita per Confindustria sarà quest'anno solo dello 0,2%. Tagliate le stime anche per il 2015: +1%. Il deficit è atteso al 2,9% e il debito al 132% del pil. La disoccupazione non scenderà sotto il 12,5% nemmeno l'anno prossimo.

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Il Centro studi di Confindustria (CsC) ha tagliato le stime di crescita del pil italiano per quest’anno, prevedendo solamente un +0,2% dal +0,7% stimato a dicembre. Meno bene anche nel 2015, quando il pil dovrebbe crescere dell’1%, contro il +1,2% previsto sei mesi fa. Il CsC ha ammesso che nel calcolo, per la difficoltà delle stime, non sono state tenute in considerazione le misure varate dal governo in queste settimane per rilanciare l’economia, né l’impatto verosimilmente positivo che avrà l’anno prossimo l’Expo. Quanto al deficit, è previsto in lievissimo calo al 2,9% del pil per quest’anno e al 2,5% nel 2015, nettamente al di sopra degli impegni assunti dal governo italiano con l’Europa, ma Confindustria ritiene che non sarà necessaria alcuna manovra correttiva dei conti pubblici, né la consiglia, in quanto l’impatto potrebbe essere controproducente. In particolare, l’avanzo primario è dato in crescita al 2,6% l’anno prossimo e al 4,2% del pil, se considerato al netto della componente ciclica. In termini strutturali, il saldo risulterà in passivo dello 0,9%. Male anche il debito pubblico, che quest’anno continuerà a salire dal 129,1% del 2013 al 132% del pil, al netto degli aiuti erogati alla Grecia e ai fondi di stabilità europei. Il rapporto tra debito e pil dovrebbe scendere al 131,4% nel 2015. Nessuna buona notizia nemmeno sul fronte dell’occupazione. I disoccupati scenderanno, ma di poco. Quest’anno si attesteranno al 12,6% e nel 2015 al 12,5%. Considerando anche i cassintegrati, il tasso di disoccupazione effettiva non scenderà sotto il 13,5%. La crisi ha comportato, spiega CsC, la perdita di un milione di posti di lavoro. Timidi segnali di ripresa per i consumi: nel primo trimestre di quest’anno, la spesa delle famiglie è cresciuta dello 0,1% sull’ultimo trimestre del 2013, quando si sarebbe arrestata la caduta. La previsione parla di un +0,1% per il 2014 e di un +0,8% per l’anno prossimo. Ripresa sì, ma non in grado di compensare il crollo dell’ultimo triennio, quando i consumi sono arretrati complessivamente del 7,9% (-0,3% nel 2011, -4% nel 2012 e -2,6% nel 2013). Secondo il Centro Studi di Confindustria, la via maestra per abbassare il debito non potrà essere quella della sola austerità, ma del rilancio della crescita.

Viale dell’Astronomia evidenzia come il fattore decisivo per sostenere la timidissima ripresa sarà quello temporale. La politica deve fare al più presto le riforme promesse, sebbene l’instabilità (pur attenuatasi negli ultimi tempi) non giochi a favore di questo cammino. C’è l’aspettativa, spiega l’analisi, che le riforme si possano fare, a partire da quelle istituzionali, ma nel frattempo si stanno continuando a perdere capitale umano e opportunità di business.      

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