Conferenza stampa di Draghi: le ultimissime su QE, tassi e stime macro

Le ultime dalla conferenza stampa di Mario Draghi, governatore della BCE, sulle novità relative ai tassi, al QE e alle altre misure di stimolo.

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Le ultime dalla conferenza stampa di Mario Draghi, governatore della BCE, sulle novità relative ai tassi, al QE e alle altre misure di stimolo.

Il governatore della BCE, Mario Draghi, ha iniziato a prendere la parola puntualmente alle 14.30 alla conferenza stampa post-board di Francoforte, dopo che l’istituto ha già diffuso un comunicato ricco di novità sulle misure di politica monetaria adottate per contrastare la bassa inflazione nell’Eurozona. I tassi di riferimento sono stati azzerati dal +0,05% vigenti fino ad oggi, mentre quelli sui depositi overnight delle banche sono stati tagliati ulteriormente di 10 punti base al -0,4%: Abbassati di 5 bp allo 0,25% anche i tassi marginali. Quanto agli stimoli veri e propri, sappiamo che gli acquisti mensili realizzati dalla BCE con il “quantitative easing” saranno alzati a partire dal prossimo mese di 20 miliardi a 80 miliardi di euro, comprendendo anche le obbligazioni emesse da società private con rating “investment grade”. Inoltre, a decorrere dal prossimo giugno saranno tenute altre 4 aste Tltro, il cui tasso potrà risultare basso quanto quello sui depositi overnight, appena portato al -0,4%. In altri termini, la BCE “regalerà” soldi alle banche sui prestiti loro concessi, una misura ben oltre le previsioni più “dovish” sinora presenti sul mercato. In pratica, Draghi ha sfoderato un nuovo “bazooka”, dopo che per settimane si è dibattuto sull’insufficienza e/o inefficacia delle misure sinora messe in atto per sostenere l’inflazione e la crescita nell’Eurozona. A proposito, stanno per essere diramate le nuove stime macroeconomiche sull’unione monetaria e con riferimento temporale triennale. La reazione dei mercato è stata di festa dopo il comunicato: l’indice Ftse Mib di Piazza Affari alle ore 14.00 accelerava al +4,35%, sospinto, in particolare, dai titoli bancari, che registrano guadagni anche a 2 cifre, come nel caso di Unicredit, che è arrivato a mettere a segno un +11%, andando in asta di volatilità. Decisamente in calo il cambio euro-dollaro, che passa in pochi istanti da 1,098 a 1,083, perdendo su base giornaliera l’1,28%.

Nel corso della conferenza, però, risale sopra la soglia di 1,10, segnando un rialzo prossimo all’1% rispetto alla chiusura di ieri. Poco dopo le ore 15.00, lo spread BTp-Bund stringe a 111,5 punti per la scadenza decennale.

Ma vi diamo conto adesso delle dichiarazioni di Draghi in conferenza stampa:

confermata la scadenza del marzo 2017 per la durata del QE, tranne che non si rende necessaria un’ulteriore proroga; sale la soglia, oltre la quale la BCE non può acquistare bond: dal 33% al 50% per ciascuna emissione; le ulteriori 4 aste Tltro erogheranno prestiti fino a 4 anni, l’ammontare massimo resta legato agli impieghi iscritti a bilancio; i tassi rimarranno ai livelli attuali o persino più bassi per un periodo ancora lungo. Nuovi fatti potrebbero rendere necessari ulteriori tagli dei tassi in futuro, anche se la BCE non comunica oggi che intende farlo. Inoltre, non si può andare avanti all’infinito con il taglio dei tassi già negativi, senza intaccare i margini delle banche, anche se ad oggi non risulta che la loro redditività complessiva sia stata ad oggi intaccata; la domanda domestica nell’Eurozona sarà sostenuta da queste misure monetarie; il basso prezzo del petrolio sosterrà il reddito disponibile delle famiglie; sulla crescita pesa la difficoltà nell’implementare le riforme, rischi al ribasso, anche per la volatilità dei mercati finanziari; inflazione attesa negativa nei prossimi mesi, risalirà all’1,6% nel 2018. Stimoli necessari per portarla al target di quasi il 2%; rivista al ribasso la crescita nell’unione monetaria: pil stimato a +1,4% dal +1,7% di dicembre. Per il 2017 tagliate stime a +1,7% da +1,9%. Draghi: “avanti con riforme strutturali”; Draghi: crescita dei prestiti nell’Eurozona ancora “troppo bassa”. La BCE intende segnalare che non esiste un limite inferiore per i tassi; le nuove misure sono state approvate dal board “a larga maggioranza”, ma il governatore spiega che non farebbe alcuna differenza sostanziale chi di volta in volta ha o meno diritto di voto (riferimento alla Bundesbank, che in questa tornata non aveva diritto di voto per il meccanismo di rotazione tra i 19 membri); per un fatto di “simmetria”, poiché l’inflazione si trova da tempo al di sotto del target (quasi il 2% nel “medio termine”), essa potrà salire al di sopra di esso per un dato periodo; i tassi negativi non incidono allo stesso modo su tutte le banche, perché alcune applicano ai mutui spread sufficientemente alti per assorbirli, altre meno; la BCE con queste misure punta a impedire che attecchisca la deflazione, che tra le altre cose aumenta il peso e il valore reale dei debiti, dimostrando anche di non essere a corto di munizioni; la BCE non ha reagito eccessivamente al calo del prezzo del petrolio; la frammentazione dei mercati, esistente nell’Eurozona tra paesi “core” e periferia fino a 2 anni fa, ora è scomparsa; affinché sia raggiunto il target d’inflazione, bisogna essere “matti” per non capire che prima è necessaria una ripresa dell’economia; se la BCE non avesse agito 2 anni fa, oggi saremmo in una “deflazione disastrosa”; infine, alla domanda se le decisioni di oggi aprano la porta a tassi negativi anche per altre categorie diverse dai depositi delle banche, il governatore si è limitato a rispondere che le misure odierne sono state la risposta all’indebolimento del contesto macroeconomico.

                   

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