Tassi BCE e stimoli invariati, ma Draghi ai governi: molto da fare sulle riforme

La BCE ha confermato i tassi e il "quantitative easing" da 60 miliardi al mese, confermando il linguaggio dei mesi precedenti. E sprona i governi dell'area a fare le riforme.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE ha confermato i tassi e il

Iniziando la conferenza stampa, successivamente al terzo board della BCE di quest’anno, il governatore Mario Draghi ha mantenuto invariato il linguaggio utilizzato nei precedenti comunicati, ribadendo che i tassi saranno tenuti ai livelli attuali “o più bassi per un periodo esteso di tempo”. Anche gli stimoli monetari nella forma di acquisti mensili di assets per 60 miliardi al mese sono stati confermati fino a tutto quest’anno “e anche oltre, se necessario”, in ogni caso, fino a quando non vi sarà un aggiustamento durevole dei prezzi, secondo il target (di quasi il 2% tendenziale). (Leggi anche: Riunione BCE, cosa attenderci da Draghi)

I rischi per l’economia nell’Eurozona continuano ad essere attesi al ribasso, in relazione a fattori globali, ma risulterebbero diminuiti per l’istituto. Quanto all’inflazione, Draghi ha evidenziato come essa sia scesa a marzo oltre le attese, a causa di un calo tendenziale in tutte le componenti e l’inflazione “core” resta sottotono. Per questo, nel breve termine è stata effettuata una revisione al ribasso, in conformità al raffreddamento delle quotazioni petrolifere.

Draghi difende operato BCE: non accresce diseguaglianze

La BCE, comunque, rimane del tutto fiduciosa sulla capacità di centrare in maniera durevole l’obiettivo d’inflazione, non trovando ragione per deviare dalla “forward guidance” sinora seguita. Alla domanda sul perché Francoforte si stia comportando in maniera diversa dal 2011, quando alzò per la prima volta dallo scoppio della crisi i tassi, il governatore ha notato come allora vi fosse un’inflazione superiore al target per diversi mesi, mentre oggi la situazione sarebbe del tutto diversa, con una crescita dei prezzi sottotono. (Leggi anche: Quantitative easing, Draghi non si fida dell’economia europea)

Quanto alla crescita, non manca di evidenziare come essa sia migliorata nell’area e si sia diffusa, a differenza del recente passato, replicando alle critiche di chi ritiene che le politiche della BCE starebbero provocando un aumento delle diseguaglianze, al contrario mostrando come le differenze di crescita tra stato e stato nell’area sarebbero ai minimi da 20 anni e come i differenziali tra i tassi applicati dalle banche di ciascuna economia sarebbero sostanzialmente scomparsi, riflettendo ormai solo i diversi premi al rischio.

Draghi ai governi dell’Eurozona: fate le riforme

Draghi ha anche chiarito che sarebbe prematuro a questo punto reagire alle politiche dell’amministrazione Trump, limitandosi a notare come il rischio protezionismo sarebbe in un qualche modo diminuito di recente.

In alcuni paesi “c’è molto da fare” sul fronte dell’attuazione delle riforme, oltre che dell’approvazione di nuove, spiega il governatore, che riconosce quanto debole sia l’attività legislativa in tal senso a ridosso di un ciclo elettorale. Un sostegno da parte dei governi dovrebbe arrivare, chiarisce, nel creare un ambiente favorevole al business, necessario per il trasferimento di tecnologia tra le imprese, che nell’Eurozona appare il viatico principale per stimolare la produttività e, quindi, la crescita economica e dei salari.

Al termine della conferenza stampa, il cambio euro-dollaro scivola dello 0,17% a 1,0885, ma all’inizio della stessa era salito fin sopra 1,093, ai massi da 5 mesi e mezzo. In lieve calo i rendimenti dei BTp a 10 anni al 2,29%, mentre lo spread BTp-Bund per la medesima scadenza si espande di qualche punto sopra i 196 bp. Arretra di mezzo punto percentuale l’Ftse Mib a Piazza Affari, così come dello 0,14% il Dax 30 di Francoforte e dello 0,33% il Cac 40 di Parigi. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai massimi da ottobre, rendimenti BTp destinati a salire?)

 

 

 

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Argomenti: Bce, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari

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