Conferenza BCE, parla Draghi e il rendimento dei Bund schizza al top del 2015

In seguito alle parole pronunciate dal governatore della BCE, Mario Draghi, in conferenza stampa, i rendimenti dei Bund sono saliti al livello massimo dell'anno.

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In seguito alle parole pronunciate dal governatore della BCE, Mario Draghi, in conferenza stampa, i rendimenti dei Bund sono saliti al livello massimo dell'anno.

Alla conferenza stampa della BCE, successiva al board, il governatore Mario Draghi ha aggiornato le stime sul pil e l’inflazione nell’Eurozona, rimaste sostanzialmente simili alle ultime di marzo. La crescita dei prezzi, attesa nulla per quest’anno 3 mesi fa, adesso è prevista positiva dello 0,3%, per salire all’1,5% nel 2015 e all’1,7% nel 2017. Il pil dovrebbe crescere dell’1,5% quest’anno, dell’1,7% l’anno prossimo e del 2% tra 2 anni (+2,1% a marzo). Secondo Draghi, l’economia nell’Eurozona avrebbe perso slancio nel secondo trimestre per fattori esterni, come il rallentamento della crescita dei mercati emergenti. Il governatore non ha voluto commentare il negoziato in corso tra la Grecia e i creditori pubblici, ma ha confermato che il Consiglio dei Governatori vorrebbe tenere Atene nell’euro, ma per fare ciò servirebbe un “accordo forte”, che Draghi ammette che al momento non ci sarebbe e aggiungendo che Atene avrebbe bisogno di una crescita dell’economia con maggiore equità sociale e nel rispetto della sostenibilità del debito pubblico.   APPROFONDISCI – La BCE suona l’allarme per Italia e Spagna: loro bond a rischio senza accordo in Grecia   Ma sono forse altre le parole su cui si è concentrata l’attenzione prima e la reazione dopo degli investitori. Il numero uno dell’istituto ha sostenuto la necessità che gli stimoli monetari siano completati, come da programma, ma ha anche avvertito che dovremmo abituarci a una maggiore volatilità sui mercati. Questa affermazione è stata intesa come una sorta di benestare per le variazioni accentuate dei rendimenti e dei prezzi dei Bund, con i primi saliti ieri di 17 punti base sul tratto decennale, la crescita maggiore dal 2012.   APPROFONDISCI – Nowotny, BCE: tassi negativi anomali, ma occhio al tapering. Nessun prestito-ponte alla Grecia   Immediatamente dopo, i rendimenti a 10 anni sono saliti ulteriormente di 8 bp allo 0,807%, il livello più alto dell’anno, mentre quelli italiani e spagnoli sono rimasti inizialmente sostanzialmente inalterati, salvo impennarsi in seguito rispettivamente al  2,19% e il 2,13%. Gli investitori hanno interpretato tali parole come una volontà della BCE di non intervenire per stabilizzare i corsi dei bond sovrani. D’altra parte, il rialzo dei rendimenti sovrani “core” non solo non impensierisce Draghi, ma al contrario è avvertito come un fatto positivo, perché tendenzialmente restringe gli spread, a parità dei rendimenti periferici, superando la frammentazione dei mercati finanziari, e in più evita che questi scivolino in territorio negativo e al di sotto del -0,2%, soglia minima perché l’istituto possa acquistare i bond con il QE. Resta il fatto che in appena 7 settimane si è passati dal minimo storico dello 0,049% per i rendimenti decennali tedeschi al massimo dell’anno, pari a 16,5 volte tanto.   APPROFONDISCI – Investire nei Bund conviene? Ecco perché lo scenario è poco chiaro  

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