Con la lira, l'Italia rischia la fine dell'Argentina. L'analisi di Zingales

L'economista Luigi Zingales spiega i pro e i contro di un ritorno alla lira, ma teme che la politica faccia fare all'Italia la fine dell'Argentina.

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Giuseppe Timpone

Luigi Zingales parla del ritorno alla liraLuigi Zingales, economista della School of Business di Chicago, ha da poco pubblicato un libro sull’Europa, che tenta di rispondere all’interrogativo sempre più pressante sulla permanenza dell’Italia nell’Eurozona o meno e sulle conseguenze di un eventuale ritorno alla lira.

Intervistato dal quotidiano La Repubblica, Zingales non si mostra pregiudizialmente contrario all’uscita dell’Italia dall’euro, ma ne sottolinea gli effetti devastanti per la nostra economia, forse solo in parte temperati da alcune conseguenze positive. Il primo problema, spiega, sarebbe l’assalto agli sportelli: la gente si precipiterebbe in banca a ritirare i propri risparmi, in modo da metterli al riparo dalla svalutazione e dall’inflazione, magari portandoli all’estero.

 

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Difficile fermare tale corsa e nessun governo avrebbe il coraggio di imporre limiti ai prelievi, come avvenne in Argentina, che in tre giorni vide i depositi assottigliarsi del 6%, tanto che le autorità dovettero intervenire. 

La svalutazione, spiega l’economista, sarebbe nell’ordine del 20-30%, forse anche del 50%. Ovviamente, non riguarderebbe tutti i beni e non in misura uguale. Ad esempio, i ceci, essendo un bene commerciabile, subirebbero un aumento dei prezzi in linea con il tasso di svalutazione, mentre altri beni, come il pane, aumenterebbero meno di prezzo. 

Ci sarebbero, poi, effetti redistributivi e settoriali: il settore del turismo, ad esempio, si gioverebbe dell’uscita dall’euro, perché l’Italia sarebbe meno cara. Il beneficio ci sarebbe anche per i giovani disoccupati, mentre i più colpiti sarebbero i pensionati.

Interrogarsi sull’euro, sostiene Zingales, non è un esercizio sbagliato, anzi. Il rischio, semmai, è che dopo decenni di eccesso di retorica europeista, adesso si cada nell’errore opposto, ossia di criminalizzare tutto quanto abbia a che fare con l’euro e l’Europa. Quanto al contraccolpo psicologico, è pur vero che esistono paesi come la Gran Bretagna, la Svezia, che appartengono alla UE, ma hanno mantenuto la loro moneta.

Quale che sia la scelta, conclude Zingales, l’Italia dovrebbe imparare dagli errori del passato, studiando per bene il caso dell’Argentina, dove si ebbe una svalutazione del peso del 70%. E lì sono tutti italiani, spiega. Il timore è che come in Argentina, anche in Italia la politica possa portare il paese alla rovina.

 

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Argomenti:   Crisi Euro
  1. zpurple 30 aprile 2014

    Zingales school economics di chicago…è tutto un dire! Comunque Borghi non dice esattamente la stessa cosa….leggete cosa dice in queste due interviste rilasciate a due diverse testate: http://www.ilgiornale.it/news/interni/borghi-cos-litalia-uscir-dalleuro-1014676.html?update=1 e qui http://bit.ly/1ibzZJq La domanda sorge spontanea…chi dice la verità?

  2. vitovitovito 1 maggio 2014

    vorrei sapere fino ad oggi chi e uscito dall,euro nessuno per il semplice motivo che non si pou uscire morirete di fame ma con l,euro il futuro e segnato tutti con l,euro ci sono i padroni che decidono il nostro futuro

  3. Donato Chiore 1 maggio 2014

    Con le pezze dietro ci siamo già. Facciamo l’ultimo passo e bagniamoci finalmente per intero nel mediterraneo e chiudiamola lì, con definitivo bagno ristoratore ! AMEN !….

  4. Aik 1 maggio 2014

    Il fatto stesso che si dica che il giorno dopo ci sarebbe una svalutazione del 20-30-50% vuol dire che OGGI l’Italia ha una moneta SOPRAVVALUTATA del 20-30-50%, una moneta che non ci possiamo permettere! Capre! :-)

  5. Aik 1 maggio 2014

    L’Argentina viene presa ad esempio nel modo sbagliato. L’errore non è stato svalutare, ma tenere in piedi per anni l’economia con una valuta che ha distrutto l’economia stessa, agganciata al dollaro artificialmente… Alla fine la svalutazione è stata solo la presa d’atto della rovina, ma la causa è stata avere una moneta che non si potevano permettere (il peso agganciato al dollaro), proprio come noi con l’Euro.

  6. diego serse 1 maggio 2014

    solito terrorismo dei compagni di merende di de benedetti.
    Se svalutazione = inflazione, non avrebbe senso svalutare e quindi nessuno lo farebbe, peccato che la storia recente e meno ci dimostra l’incontrario.
    Si svaluta per colmare il differenziale d’inflazione con i propri competitor, ma se svalutazione=inflazione il gap inflattivo non verrebbe mai colmato, rendendo inutile la svalutazione e allora bisognerebbe chiedersi come mai tutto il mondo continua a deprezzare la propria moneta.
    A Zingales sfugge il concetto di pass through.

    facciamo però il gioco sporco di Zingales: i ceci(la materia prima o il prodotto confezionato che si trova al supermercato?) mi aumentano del 20%-> un barattolo di ceci costa 0,90,quindi 0,90+20%=1,08, aumenterebbe di 18 centesimi, immagino già le massaie in preda al panico perché devono spendere 18 centesimi in più.

  7. mangraviti 2 maggio 2014

    Tanti confondono uscire dall’Euro con un’uscita dall’Unione, prendendo per buono che tale uscita comporta un ritorno alla Lira. Se il problema è la sopravalutazione dell’Euro, perché il buon Grillo non considera una moneta a parità permanente con il dollaro americano, ora sottovalutato? Semplicemente continuerebbe a non poter stampare moneta e pagare i debiti del governo con carta straccia, pensioni incluse, che in fondo è quello che vuole lui.

  8. mangraviti 2 maggio 2014

    Ciò non contrappone ma conferma l’analisi di Zingales. Non potendo stampare moneta non hanno potuto pagare i debiti con carta straccia, che è quello che si vuole fare in Italia.

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