Con la crisi in Venezuela rischia anche l’economia di Cuba

Il Venezuela vive una drammatica crisi economica e politica, con migliaia di manifestanti in piazza da un mese. E' a rischio la politica degli aiuti "mascherati" in favore di Cuba.

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Venezuela e Cuba, due facce della stessa medaglia. L’economia dell’una tiene a galla l’altra, ma se cade l’una, nemmeno l’altra si salverà. E’ questa in sintesi la drammatica situazione dei rapporti tra Caracas e L’Avana. 

Da oltre un mese, le strade della capitale venezuelana sono invase da migliaia di manifestanti, che chiedono al presidente Nicolas Maduro migliori condizioni di vita e più libertà.

Le manifestazioni sono represse nel sangue dal governo socialista, che considera gli oppositori “fascisti”.

Le ragioni delle proteste hanno radici nella profonda crisi dell’economia del Venezuela, che è il paese con la più alta inflazione al mondo, oltre il 56%. Sugli scaffali dei supermercati mancano numerosi beni primari, perché l’offerta sta diventando sempre più bassa, a causa del tetto imposto dalle autorità ai prezzi, i quali spesso nemmeno riescono a coprire i costi crescenti di produzione e di commercializzazione.

La scarsità dei beni è così ampia, che i consumatori vengono marchiati sul braccio per accedere agli acquisti, costretti a recarsi in bottega o al supermercato numerose volte al giorno, prima di potere trovare il minimo indispensabile per fare la spesa.

 

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Paradossalmente, la crisi colpisce anche e, forse, soprattutto, il carburante. Nonostante il Venezuela sia il quarto produttore al mondo di petrolio, primo nel Sud America, nelle sue stazioni di servizio non si trova più nemmeno un goccio di benzina, venduta per imposizione del governo a un solo centesimo al litro, un prezzo impossibile e disincentivante per i gestori delle pompe.

Recentemente, il governo ha previsto di triplicare il prezzo della benzina, nel tentativo di accrescere l’offerta interna e di frenare il contrabbando verso la Colombia, dove il carburante viene venduto a un dollaro al litro. Le opposizioni hanno eccepito che prima di gravare sugli automobilisti venezuelani, Maduro dovrebbe smetterla di sovvenzionare Cuba con accordi commerciali giudicati vergognosi.

Gli accordi tra Venezuela e Cuba

In pratica, secondo un accordo stipulato nel 2000 tra Hugo Chavez e Fidel Castro, ogni anno Caracas invia a Cuba 2,8 miliardi di dollari di petrolio e derivati – pari a 105 mila barili al giorno – in cambio di servizi che Cuba esporterebbe verso il Venezuela per un valore stimato di 5,4 miliardi di dollari ogni anno.

Con il surplus volutamente gonfiato, Cuba importa dall’alleato sudamericano altri beni e servizi. Si tratta di una politica decisamente di sostentamento, come dimostrano alcuni dati.

I servizi resi da Cuba al Venezuela sono l’invio di personale medico e militare. Pare che i professionisti cubani a Caracas siano 50 mila, per cui ognuno verrebbe stipendiato per 135 mila dollari in media all’anno. Una cifra spropositata, che fa capire come le cifre siano state truccate dal Venezuela, per aiutare Cuba senza nemmeno ammetterlo alla propria popolazione.

Non solo. Metà del petrolio inviato viene pagato dal regime castrista entro 90 giorni, mentre l’altra metà entro 25 anni e a un tasso dell’1%, dopo un periodo di grazia di due anni. Il 62% di tali importazioni serve ai cubani per i consumi interni, il resto viene esportato con ampio margine. Tutti sanno che il prestito di fatto erogato non potrà mai essere ripagato dal regime cubano.

Insomma, il Venezuela sta consentendo a Cuba di sopravvivere economicamente. Ma gli scontri di queste settimane e il deterioramento della situazione economica (è in vista una terribile crisi valutaria del bolivar) potrebbero porre fine alla politica degli aiuti. A quel punto, anche L’Avana dovrà fare i conti con la realtà.

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