Con il reddito di cittadinanza esploderà il lavoro nero: la denuncia di Unimpresa

Si parla ancora di reddito di cittadinanza, il rischio sarebbe quello di ampliare il fenomeno del lavoro nero.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Si parla ancora di reddito di cittadinanza, il rischio sarebbe quello di ampliare il fenomeno del lavoro nero.

Il reddito di cittadinanza? Rischia di far esplodere il lavoro nero in Italia. La legge simbolo del Movimento 5 Stelle viene associata a una delle maggiori piaghe del nostro Paese. L’accostamento è ad opera di Unimpresa, l’Organizzazione sindacale nazionale datori di lavoro, che si scaglia dunque contro il progetto del governo M5S-Lega Nord, per il quale sono stati stanziati 9 miliardi di euro (8 al reddito di cittadinanza e 1 per il potenziamento dei centri per l’impiego). Unimpresa va ad aggiungersi al corposo elenco di detrattori della misura fortemente voluta da Luigi Di Maio, attuale vicepremier e ministro del Lavoro.

Rischio accordi tra lavoratori e imprese

La denuncia di Unimpresa contro il reddito di cittadinanza prende in considerazione l’ipotesi di accordo tra imprese e lavoratori appartenenti alle categorie più deboli. La nota organizzazione sindacale italiana cita come esempio l’accordo fra un lavoratore che percepisce uno stipendio inferiore di 1.000 euro al mese e la sua azienda, la quale propone al lavoratore un licenziamento mascherato, dal momento che l’uomo o la donna resterebbe comunque in azienda ma con un salario in nero, che andrebbe poi a sommarsi al reddito di cittadinanza, il cui importo massimo è pari a 780 euro.

Vantaggi per entrambe le parti

I vantaggi sarebbero per ambedue le parti in causa. Infatti, i lavoratori guadagnerebbero di più, andando a sommare l’importo del reddito di cittadinanza con quello del lavoro in nero, mentre le aziende – dopo l’accordo – avrebbero un risparmio sui costi per ciascun lavoratori compresi fra il 30 e 60 per cento.

I settori maggiormente a rischio secondo il rapporto di Unimpresa sono quelli del commercio, agricoltura e turismo, fermo restando che le categorie più sensibili rimangono i dipendenti part-time e coloro che percepiscono uno stipendio mensile di importo inferiore ai 1.000 euro. I dati sono stati elaborati al termine di uno studio condotto dall’organizzazione sindacale sulle oltre 100 mila aziende associate.

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Argomenti: Economia Europa, Economia Italia, Politica, Politica italiana