Con il governo Draghi arriva il MES sanitario?

Lo scontro sui prestiti europei legati alla lotta contro il Covid ha disgregato la maggioranza "giallo-rossa". Vediamo se con il premier incaricato la posizione dell'Italia può cambiare.

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Una delle ragioni per le quali teoricamente è caduto il governo Conte ha a che fare con lo scontro tra il premier e il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, riguardo al MES sanitario. Lo scorso anno, quando la pandemia colpì l’Europa, il Meccanismo Europeo di Stabilità, meglio noto come Fondo salva-stati permanente, istituì una nuova linea di credito per aiutare gli stati aderenti a combattere il Covid-19. Il limite a cui ciascun governo può accedere venne fissato nell’importo del 2% del PIL 2019. Per l’Italia, si tratta di un importo massimo di circa 36 miliardi di euro.

A differenza dei prestiti ordinari, data la situazione di emergenza, i governi dell’Eurozona decisero che il MES per la sanità non avrebbe comportato alcuna condizione a carico dello stato richiedente, se non quella che i fondi venissero utilizzati “direttamente o indirettamente” per la lotta alla pandemia. La formula è stata individuata così genericamente, da far intendere quasi esplicitamente che nei suddetti limiti i governi possano ottenere liquidità per impieghi anche non strettamente attinenti alla sanità.

Giuseppe Conte ha respinto sin dall’inizio il ricorso al MES, data la contrarietà del Movimento 5 Stelle e l’opposizione ostentata da partiti come Lega e Fratelli d’Italia. Ha giustificato il suo diniego con il fatto che l’Italia non avrebbe bisogno di liquidità ad hoc per la sanità, potendo gestire le sue spese attraverso il ricorso all’indebitamento sui mercati, oltre alle entrate fiscali. Ma Renzi, PD e Forza Italia hanno sempre eccepito che emettere debito per l’Italia costi più di prendere a prestito denaro dal MES.

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Quanto costa il prestito del MES oggi

Il timore non rivelato del premier uscente è consistito nella possibile percezione negativa che sui mercati si avrebbe avuto dell’Italia, come di un paese nei fatti commissariato dall’Europa.

Il cosiddetto “effetto stigma”, da cui anche paesi come Spagna e Portogallo si sono tenuti alla larga, nei fatti rendendo il MES sanitario un canale inutilizzato. Ma Madrid e Lisbona hanno avuto una giustificazione più formalmente accettabile per il mancato accesso al prestito del fondo. I loro costi di indebitamento sono così bassi, da rendere il MES non conveniente. Grazie alla BCE, che ha inondato i mercati di liquidità, infatti, i rendimenti dei bond sono precipitati ovunque, Italia compresa.

Adesso che al governo sta per arrivare Mario Draghi, europeista convinto, l’Italia farà ricorso al MES sanitario? Prima di rispondere, dobbiamo capire quanto costi il prestito. Il tasso applicato è pari al costo della raccolta a 7 o 10 anni più un margine complessivo di circa 13 punti base (0,13%). Infatti, il fondo carica il prestito di una commissione una tantum dello 0,25%, di un un tasso base dello 0,10% e di un ulteriore tasso dello 0,005%. Sui 10 anni, poi, oggi riesce a finanziarsi sui mercati a circa il -0,20%. Questo è il rendimento del bond con scadenza 4 marzo 2030 e cedola 0,10% (ISIN: EU000A1Z99L8). Tirando le somme, oggi come oggi il MES sanitario ci “costerebbe” circa il -0,07%, cioè verremmo pagati per qualcosa come 700 mila euro all’anno per ogni 1 miliardo preso a prestito. In 10 anni, ci guadagneremmo 7 milioni. Rispetto al mese di dicembre, quasi una trentina in meno. Allora, infatti, il decennale del MES si aggirava intorno a un rendimento del -0,50%.

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Le opzioni di Draghi

Per contro, indebitarsi tramite BTp a 10 anni ci costerebbe la media di 5 milioni all’anno per ogni 1 miliardo, cioè 50 milioni in tutto. In conclusione, il MES sanitario ci farebbe risparmiare quasi 60 milioni in 10 anni.

Su un massimo di 36 miliardi, farebbero oltre 2 miliardi. Stando alla stretta contabilità, Draghi troverebbe conveniente fare ricorso al MES sanitario. Senonché, proprio il suo arrivo al governo sta determinando un calo dello spread lungo la curva delle scadenze. Siamo già scesi sotto 100 punti base sul tratto a 10 anni e il differenziale con il Bund potrebbe stringere ulteriormente fino a dimezzarsi dai livelli attuali. Non sarebbe improbabile ritrovarci tra poche settimane con un rendimento a 10 anni in area 0,20%.

Questo trend renderebbe il MES sanitario sempre meno conveniente, specie a fronte del rischio non da sottovalutare di finire nel mirino della speculazione sui mercati. Secondariamente, il tema resta divisivo tra le numerose forze politiche che si accingono a sostenere l’esecutivo. Lega e M5S sarebbero contrari, PD, Forza Italia e centristi favorevoli. Se Draghi vi facesse ricorso, l’ampia maggioranza parlamentare imploderebbe. Non è un caso che, nel corso delle prime consultazioni, ha fatto trasparire l’intenzione di non voler accedere al prestito. Oltretutto, sarebbe un segnale di debolezza per il premier incaricato debuttare con la richiesta di denaro al MES, quando con la sua credibilità l’Europa e i mercati nutrono nei suoi confronti elevate aspettative.

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