Con il Coronavirus siamo entrati in una ‘economia di guerra’ e i rischi sono alti

Stimoli fiscali e monetari senza precedenti per combattere la crisi dell'economia esplosa con l'emergenza Coronavirus. Ma c'è l'alto rischio di scatenare un'inflazione incontrollata.

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Stimoli fiscali e monetari senza precedenti per combattere la crisi dell'economia esplosa con l'emergenza Coronavirus. Ma c'è l'alto rischio di scatenare un'inflazione incontrollata.

Tutti i governi e le rispettive banche centrali sono scesi in campo per tentare una disperata lotta contro la potente crisi economica esplosa all’improvviso e provocata dall’emergenza Coronavirus. Se le previsioni sul pil italiano nel primo trimestre vi erano sembrate pessimistiche, pensate che Goldman Sachs stima per il secondo trimestre un crollo del pil americano del 24% su base annua. Altri analisti azzardano un -50%. E’ proprio il caso di dire che non bisogna appigliarsi ai decimali. Mai in tempi di pace avevamo assistito a qualcosa del genere. Siamo in presenza di un collasso in corso della produzione, frutto delle decisioni dei governi di imporre la chiusura delle imprese e delle attività commerciali e di vietare o limitare fortemente i movimenti sia interni che tra gli stati.

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In grossa parte, il tracollo sarà momentaneo. Una volta che la pandemia si sarà arrestata, la produzione tornerà a riattivarsi fino a normalizzarsi nei trimestri successivi. Ma le perdite ci saranno anche nel medio-lungo periodo, perché le conseguenze di questo crollo produttivo impatteranno sull’economia, facendo venire meno la domanda e provocando fenomeni negativi come l’aumento della disoccupazione, il fallimento di alcune imprese e la perdita definitiva di fatturato per molte altre. Così come ci vollero anni per uscire realmente dalla crisi finanziaria del 2008-’09, con l’Italia ancora oggi a non averla del tutto superata, anche dell’emergenza Coronavirus ci ricorderemo a lungo.

Verso un’economia di guerra

Le banche centrali sono intervenute tutte per iniettare nuova liquidità, tra fondi alle banche a costi bassissimi o persino a tassi ultra-negativi, acquisti di assets sui mercati finanziari e sostegno diretto al credito delle imprese.

E i governi hanno annunciato il varo di stimoli fiscali potenti, con la Germania a impegnarsi per spendere fino a 356 miliardi di euro e ad offrire garanzie alle imprese tedesche per altri 200 miliardi. In tutto, queste misure varranno il 16% del pil tedesco. La stessa Francia si è impegnata per un totale di 340 miliardi, di cui quasi 300 in garanzie, l’Italia ha già varato aiuti per 25 miliardi e gli USA stanno mettendo in campo un maxi-piano da 2.000 miliardi e che voci di palazzo ipotizzano possa salire a 3.000 miliardi, includendovi le garanzie alle imprese, ammontando al 10-15% del pil.

Saranno sufficienti ad allontanare la recessione? E avranno effetti collaterali? Il senso di questi piani sembra piuttosto chiaro: sostenere le imprese e le famiglie nelle drammatiche settimane, forse mesi, in cui la produzione sarà zavorrata dall’emergenza Coronavirus, i lavoratori resteranno a casa e gli stipendi non verranno pagati. Il timore è che s’interrompa la catena dei pagamenti e che salti in aria l’intera economia. Non a caso, questi piani stanno entrando in vigore in tempi record, al fine di iniettare maxi-liquidità immediata e attutire le sofferenze di tutte le categorie.

Le buone intenzioni non si traducono sempre in buoni risultati. In questa fase siamo piombati in un’economia di guerra. Nelle fasi belliche, la produzione delle imprese crolla per due ragioni: molti stabilimenti vengono distrutti dall’esercito nemico e molti uomini vengono arruolati, sottratti al loro posto di lavoro e non sempre possono essere rimpiazzati dalle donne. E se c’è un fenomeno che tipicamente si materializza in queste fasi è quello dell’alta inflazione. A fronte di una minore offerta, spesso anche dimezzata o anche più, la liquidità circolante non diminuisce, anzi generalmente aumenta per la monetizzazione delle spese militari attuata dai governi, con la complicità delle banche centrali.

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Rischio inflazione incontrollata

Mutatis mutandis, sta succedendo proprio questo in Europa e Nord America.

L’offerta di beni e servizi sta crollando e i governi stanno inondando il mercato di liquidità a pioggia, molta della quale creata “ex novo”, cioè iniettata dalle banche centrali senza le tipiche contromisure di sterilizzazione. E gli stimoli fiscali in deficit, cioè resi possibili ricorrendo all’indebitamento sui mercati, trasferiranno liquidità dalla sfera finanziaria a quella reale, deprimendo i prezzi della prima e gonfiando quelli della seconda. Questo scenario, infatti, pone un alto rischio alle economie avanzate, perché l’eccesso di moneta che circolerà nei prossimi mesi sul mercato reale – a differenza di quanto avvenuto nell’ultimo decennio, con la liquidità ad essere rimasta bloccata perlopiù nella sfera finanziaria, surriscaldando i prezzi di azioni e obbligazioni – creerà spinte al rialzo sui prezzi di beni e servizi, data la minore produzione.

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E poiché, come sappiamo, gran parte degli stabilimenti e dei negozi sono chiusi, questa pressione verrà esercitata perlopiù sui beni primari, essenzialmente i generi alimentari e di prima necessità, gli unici ad essere prodotti e venduti con certezza ovunque. Se a casa vi arriva un assegno di 1.000 euro e per le prossime settimane non avete nemmeno come spenderlo, essendo quasi tutto chiuso, questo denaro lo impiegherete probabilmente per aumentare gli acquisti dei soli beni attualmente disponibili, oltre che per pagare le scadenze. In alternativa, probabile che quel denaro parzialmente lo risparmierete per spenderlo quando saranno possibili gli acquisti dei beni attualmente invenduti.

Questo implica un doppio rischio: che gli stimoli fiscali si rivelino inefficaci all’impatto, non traducendosi in reale domanda aggiuntiva e che impattino sui prezzi, facendoli impennare e destabilizzandoli, disancorando le aspettative d’inflazione. Dopo anni trascorsi a parlare della fine dell’inflazione, sembra effettivamente curioso lanciare l’allarme sull’esplosione dei prezzi. Eppure, esso è molto concreto, le banche centrali stanno confondendo le loro azioni dell’ultimo decennio con quelle più estreme che si prefiggono di attuare contro questa crisi.

In fondo, la politica monetaria non ortodossa seguita dopo il 2008 ha alimentato la bolla finanziaria globale, che altro non è stata e continua ad essere un’inflazione confinata al mondo degli assets non reali. Stavolta, stanno per gonfiare direttamente i prezzi di beni e servizi. Si sta curando questa crisi come se fosse scaturita da una carenza di domanda, mentre è l’offerta ad essersi ridotta.

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