Con gli interessi di luglio raggiungeremmo il pareggio di bilancio

I rendimenti dei BTp a luglio sono diminuiti mediamente all'1,15%. Lo sostiene l'ultimo Rendistato della Banca d'Italia e per i nostri conti pubblici sarebbe un'ottima notizia, se questo trend durasse a lungo.

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I rendimenti dei BTp a luglio sono diminuiti mediamente all'1,15%. Lo sostiene l'ultimo Rendistato della Banca d'Italia e per i nostri conti pubblici sarebbe un'ottima notizia, se questo trend durasse a lungo.

E alla fine ci siamo sbagliati di circa 5 centesimi. Stando al Rendistato della Banca d’Italia, a luglio il rendimento medio ponderato dei nostri titoli di stato si è attestato all’1,152%. Monitorando l’andamento del BTp giugno 2025, avevamo azzardato una discesa fin sotto l’1,10% nei giorni scorsi. Ad ogni modo, rispetto al mese precedente si è registrato un calo di ben 52 centesimi pieni, mentre dall’inizio dell’anno siamo a -81 centesimi.

Di fatto, siamo tornati ai livelli precedenti all’insediamento del governo Conte, anche se i livelli restano mostruosamente superiori a quelli del resto dell’Eurozona, secondi solo alla Grecia.

Perché il BTp giugno 2025 è un indice di tutto il mercato sovrano italiano

I risparmi per i contribuenti, in termini di minori interessi sul debito pubblico, non arrivano subito, bensì man mano che le scadenze debbano essere rinnovate. Per il debito già emesso, infatti, il Tesoro continuerà ovviamente a corrispondere le stesse cedole di sempre. Ad ogni modo, se i tassi medi restassero fermi ai livelli di luglio per diversi anni, l’Italia raggiungerebbe il pareggio di bilancio automaticamente, mantenendo intatto l’avanzo primario. In teoria, ci servirebbe circa un settennato per giungere a questo obiettivo, perché questo è il lasso di tempo entro il quale l’intero debito mediamente giunge a scadenza.

Rendimenti BTp ancora troppo alti

E dire che i rendimenti potrebbero risultare già molto più bassi. La Spagna, ad esempio, sulla base della sua attuale curva dei tassi, mediamente mostra oggi un rendimento sottozero, per cui negli anni finirebbe, ai livelli attuali, per azzerare completamente la sua spesa per interessi similmente alla Germania, quando già oggi spende per servire il suo debito poco più della metà dell’Italia in valore assoluto, qualcosa come tra il 2% e il 2,5% del pil, un punto secco in meno di noi.

Poiché non è scontato che i rendimenti restino così bassi per anni e, anzi, in condizioni finanziarie normali dovrebbero risalire nettamente, dovremmo approfittare il più possibile di questa fase, cercando di abbassare ulteriormente il costo di rifinanziamento del debito.

Come? Polemizzando di meno con la Commissione europea sui conti pubblici e mostrandoci fiscalmente più responsabili e prudenti, cessando anche ogni illazione sull’appartenenza dell’Italia all’Eurozona. Solo così e con un pizzico di stabilità politica in più, i nostri bond si allineerebbero ai livelli di prezzo degli altri della semi-periferia europea, accelerando i risparmi di spesa per interessi.

La Germania è sulla strada per azzerare gli interessi sul suo debito pubblico

Non sarebbe male, infine, se si allungasse la durata residua del nostro debito oltre i 7 anni, così da posizionarci con Francia e Spagna sui 7,5 anni o poco più, segnalando ai mercati un’ulteriore azione di consolidamento che ci porrebbe maggiormente al riparo nelle fasi rialziste dei tassi. Certo, significherebbe risparmiare un po’ di meno sugli interessi, dato che emettere scadenze più longeve costa di più, ma su questo sia i commissari che i mercati chiuderebbero forse un occhio e chissà che i secondi non ci premierebbero sulla base di un minore rischio percepito.

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