Comprare casa ci rende più pigri sul lavoro, l’analisi dei cacciatori di teste

L'acquisto di una casa sembra un obiettivo di vita per gli italiani, ma se disincentivasse a trovare un lavoro in linea con le proprie attitudini? L'analisi di Wyser Italia, società di selezione di profili manageriali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'acquisto di una casa sembra un obiettivo di vita per gli italiani, ma se disincentivasse a trovare un lavoro in linea con le proprie attitudini? L'analisi di Wyser Italia, società di selezione di profili manageriali.

Qualche giorno fa, abbiamo pubblicato un articolo sul mercato immobiliare italiano (Comprare casa conviene davvero?), teso a dimostrare come negli ultimi decenni l’investimento nel mattone non abbia tutelato il potere di acquisto delle famiglie, contrariamente a quanto siamo portati a credere. Anzi, i prezzi delle case mediamente risultano diminuiti, in termini reali, di circa il 15% su base nazionale, rispetto al 1993. Wyser Italia, società di Gi Group specializzata nella selezione di profili manageriali, ci ha fornito ulteriori spunti di analisi, ma da un altro punto di vista, ovvero sul rapporto tra lavoro e casa. Vi riportiamo di seguito il comunicato stampa datato 1 agosto:

“Il 57% dei lavoratori italiani dichiara che considererebbe seriamente il trasferimento all’estero nei prossimi due anni. Conferma anche dal mondo delle imprese: quasi una su due prevede che il fenomeno aumenterà nel prossimo triennio.

In un mondo senza confini, le assegnazioni internazionali sono infatti diventate uno strumento chiave nelle mani delle multinazionali per competere sul mercato, ma anche per il manager e la sua crescita professionale. Ciò nonostante, questo processo non è privo di rischi e il fallimento non è un evento remoto.

“Nella nostra attività di ricerca e selezione, riscontriamo due caratteristiche tutte italiane che spesso ostacolano il processo di mobilità internazionale o addirittura ne impediscono il decollo” – afferma Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia“Ci riferiamo, nello specifico, al gap linguistico che ancora oggi accomuna molti middle-manager e alla generalizzata tendenza ad essere proprietari di casa stanziali”.

Come emerge dal grafico, l’Italia è al 20° posto con un livello di conoscenza della lingua inglese nelle aziende medio-basso.

“Le aziende nostre clienti considerano imprescindibile la conoscenza della lingua inglese per partecipare a un processo di mobilità internazionale” commenta Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “Essere pressoché bilingue – e oggi sempre più trilingue – è la conditio sine qua non per un professionista che vuole migliorare le proprie opportunità di carriera. In Italia, tuttavia, la competenza linguistica è ancora troppo approssimativa. Non a caso il 40% degli italiani dichiara di aver perso almeno un’occasione di lavoro proprio a causa del proprio livello di inglese”.

Un Paese di proprietari

Gli italiani si contraddistinguono per la propensione ad investire nel mattone, tanto che l’Italia risulta essere il primo Paese dell’Europa occidentale nel ranking di Eurostat per proprietari di casa.

“Secondo l’Istat (2017), risulta che circa l’80% degli italiani vive in una casa di proprietà – con o senza mutuo. Questa non è solo una forma di investimento, ma è una priorità assoluta, vissuta come un traguardo che implica anche e soprattutto un legame affettivo, da cui è difficile separarsi” – continua Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia“È proprio il rapporto con la casa e l’ambiente che lo circonda ad ostacolare spesso il manager intenzionato a trasferirsi, che addirittura non prende in considerazione soluzioni alternative, come ad esempio l’affitto della casa in Italia per il periodo di permanenza all’estero”.

Abbiamo chiesto all’amministratore delegato Carlo Caporale se non ritiene che, fatto salvo quanto sopra spiegato, la proprietà di un immobile consenta spesso ai giovani di accettare anche retribuzioni non soddisfacenti e se nel confronto internazionale possiamo vantare tassi di mobilità in linea, se non spesso superiori, come segnalerebbe il trasferimento di ben un milione di ragazzi dal sud al nord dell’Italia negli ultimi 16 anni. Questa la risposta del manager di Wyser Italia:

“La nostra analisi si concentra sulle figure manageriali, le quali, vista anche l’età anagrafica, è più probabile abbiano un’abitazione di proprietà. Nella fascia dei lavoratori più giovani vediamo, invece, più remoto questo vincolo con la casa di proprietà, proprio perché acquistare un immobile è un traguardo che, in Italia, si raggiunge in media intorno ai 35/40 anni (come da recenti ricerche). Inoltre, la concezione che i Millenial hanno della casa passa da “bene e investimento a servizio”, per cui si prevede anche che molti degli acquirenti di oggi nei prossimi anni opteranno per una locazione”.

“La mobilità internazionale è un trend in crescita anche nel nostro Paese e, come confermano anche i dati, i lavoratori in Italia considerano un trasferimento all’estero più dei colleghi di altri paesi. La stragrande maggioranza dei manager italiani, infatti, vede nel trasferimento una opportunità di carriera stimolante e, allo stesso tempo, per le aziende questo è un ottimo strumento per essere competitive sul mercato. Vista, quindi, l’importanza di questo processo, abbiamo voluto fare luce su due aspetti che spesso riscontriamo nella nostra attività di ricerca e selezione.”

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Argomenti: Bolla immobiliare, Crisi economica Italia, Economia Italia