Comprare casa all’estero sarà più difficile? Ecco i segnali in diversi paesi

Presto, comprare casa all'estero potrebbe risultare meno facile. Si moltiplicano i segnali di chiusura in paesi insospettabili, a causa della paura per la bolla immobiliare.

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Presto, comprare casa all'estero potrebbe risultare meno facile. Si moltiplicano i segnali di chiusura in paesi insospettabili, a causa della paura per la bolla immobiliare.

La bolla immobiliare è la più grande minaccia all’economia mondiale. Lo sostengono da tempo numerosi analisti ed economisti, che vedono nell’aumento ininterrotto dei prezzi delle case un motivo di allarme, visto che la crescita dei redditi delle famiglie non tiene il passo. I casi più preoccupanti si hanno nel Nord Europa, specie in Svezia, dove la carenza di case nella capitale Stoccolma, in particolare, rende da tempo impossibile trovare un immobile disponibile per l’acquisto o anche solo da affittare. Per questo, comprare casa all’estero potrebbe risultare presto più difficile, come segnala da ultimo il caso della Svizzera.

Il governo federale di Berna ha proposto venerdì scorso di obbligare i residenti stranieri a vendere l’immobile, se decidono di lasciare il paese. Allo stesso tempo, ha dichiarato che il permesso di costruire concesso ai cittadini al di fuori di UE+Norvegia+Liechtenstein+Islanda dovrebbe essere sempre legato al dovere di vendere casa per gli stranieri che spostano in un altro stato la loro residenza. (Leggi anche: Bolla immobiliare la nuova minaccia globale)

Prezzi case crescono anche per immigrazione

Le associazioni di categoria sono contrarie, sostenendo che si tratterebbe di regole “inutilmente restrittive” e notando come simili proposte furono respinte in Parlamento nel 2014. Credit Suisse evidenzia come il costo degli affitti starebbe diminuendo, grazie a investimenti solidi nel settore delle costruzioni e anche i prezzi delle case in vendita sarebbero in calo da un anno a questa parte.

L’aumento dei prezzi delle case in Svizzera è provocato dalla crescita economica, nonché dall’aumento degli immigrati in arrivo nel paese, che accresce la domanda di abitazioni. Un fenomeno molto simile a quello che si è registrato negli ultimi anni in Svezia, dove la carenza abitativa si è esacerbata ancora di più con l’arrivo nel paese di circa un centinaio di migliaio di profughi tra il 2015 e il 2016.

(Leggi anche: Svezia non dorme sonni tranquilli, incubo bolla immobiliare)

Comprare casa all’estero sarà più difficile?

E anche Londra punta a chiudersi alla domanda estera. Non parliamo di Brexit, ma della proposta del sindaco Sadiq Khan di impedire l’acquisto di case nella capitale britannica ai non residenti, quindi, persino ai cittadini del resto del Regno Unito, lamentando come l’esplosione dei prezzi delle case sarebbe alimentata dagli investimenti a scopo speculativo, in grossa parte provenienti dall’estero.

La storia è un po’ più complessa. Londra è sede della City, un tempio della finanza mondiale, attirando domanda di immobili dal resto del pianeta. Dopo il referendum sulla Brexit, si nota un’inversione di tendenza, con un rallentamento della crescita dei prezzi immobiliari, tanto che nel 2016 essa è stata inferiore a quella registrata mediamente in tutto il paese per la prima volta dal 2008. (Leggi anche: Bolla immobiliare a Londra si sgonfia)

Proprio l’allentamento della domanda starebbe disinnescando il dibattito nella capitale sul libero accesso degli investimenti stranieri, ma una cosa appare certa: si respira un’aria di protezione dei mercati immobiliari domestici dalla domanda estera, specie quando è percepita come aggressiva e tale da destabilizzare i prezzi. E a segnalare tale chiusura sono economie tipicamente liberali, prova che la bolla immobiliare spaventa, perché in gioco c’è la capacità delle famiglie residenti di condurre una vita ordinaria, senza vivere nell’assillo di non potersi mai permettere un’abitazione di proprietà.

 

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