Commercio mondiale, crescita rallenta e rischio protezionismo avanza

La crescita del commercio mondiale rallenta di anno in anno e adesso il WTO intravede il rischio di un ritorno al protezionismo, specie con il prossimo presidente USA.

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La crescita del commercio mondiale rallenta di anno in anno e adesso il WTO intravede il rischio di un ritorno al protezionismo, specie con il prossimo presidente USA.

Il WTO, l’Organizzazione per il Commercio Mondiale, ha tagliato ieri le stime di crescita degli scambi commerciali tra le economie del pianeta di oltre un terzo al +1,7%, a causa sia del rallentamento della Cina, sia delle minori importazioni negli USA. Ad aprile, l’ente aveva stimato una crescita del 2,8%. Si tratta della prima volta in 15 anni, che le previsioni sono inferiori alla crescita economica mondiale, precisa l’organismo internazionale, che invita i governi a non cadere adesso nella trappola del protezionismo.

La crescita del commercio mondiale nel lungo periodo è stata di 1,5 volte quella dell’economia globale, ma dal 2001 si era attestata al doppio. Adesso, le stime prevedono un’espansione all’80%, ovvero l’economia del pianeta tenderebbe a crescere a un ritmo superiore rispetto agli scambi commerciali. (Leggi anche: Commercio mondiale, crescita dimezzata)

Crescita commercio mondiale rallenta vistosamente

Il WTO sprona ad ampliare i benefici del commercio mondiale ai paesi poveri, alle piccole imprese e anche agli attivisti no-global, ovvero a quei soggetti, che ritengono di esserne ad oggi esclusi e che la globalizzazione si traduca in un vantaggio solo per le grandi multinazionali.

Ascoltando il resoconto dell’istituto, il commissario europeo al Commercio, Cecilia Malstrom, ha avvertito che sono passati i tempi, quando era sufficiente chiudersi in una stanza tra pochi per siglare un accordo commerciale, seguito solo dagli addetti ai lavori, perché nel pianeta si assisterebbe a un crescente rifiuto della globalizzazione.

 

 

 

Nuovo presidente USA sarà per protezionismo?

Eppure, sia il WTO e nelle stesse ore l’FMI ieri hanno lanciato un appello ai governi, affinché si tengano lontani da tentazioni di protezionismo commerciale, in quanto la crescita delle economie sarebbe possibile solo grazie alla liberalizzazione e ai recuperi di produttività.

Soltanto ieri, quando in Italia era notte, si assisteva al primo dibattito televisivo tra i due principali candidati alla Casa Bianca, Donald Trump e Hillary Clinton, che nonostante le profonde divergenze programmatiche si sono trovati d’accordo su un punto: l’opposizione al TPP, il Trans-Pacific Partnership, l’accordo di libero scambio, siglato tra gli USA e altri 11 paesi del Pacifico.

Per quanto le ostilità dei due candidati al TTIP, ovvero a una simile integrazione commerciale con l’Europa, sia di gran lunga inferiore, il prossimo presidente americano potrebbe essere uno sponsor poco convinto del libero commercio. Gli USA di Trump o della Clinton si batterebbero per ripristinare possibili nuovi dazi contro la Cina, accusata di adottare pratiche commerciali scorrette. Atteggiamenti simili potrebbero tenersi anche in Europa, dove il fronte anti-global cresce di elezione in elezione in quasi tutti gli stati-chiave, come segnala di recente il naufragio delle trattative proprio sul TTIP. (Leggi anche: TTIP, accordo fallito)

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