Al G-20 finanziario sarà scontro USA-Germania, Merkel prepara documento anti-Trump

Al G-20 finanziario in Germania di questo venerdì, la cancelliera Merkel cercherà di contrastare il rischio protezionismo USA, proprio mentre farà visita al presidente Donald Trump. In gioco ci sono interessi nazionali, non battaglie ideologiche.

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Al G-20 finanziario in Germania di questo venerdì, la cancelliera Merkel cercherà di contrastare il rischio protezionismo USA, proprio mentre farà visita al presidente Donald Trump. In gioco ci sono interessi nazionali, non battaglie ideologiche.

Ieri, a Washington si sarebbe dovuto tenere l’atteso incontro tra il presidente USA, Donald Trump, e la cancelliera tedesca Angela Merkel. La bufera di neve, che ha colpito la costa orientale americana, ha obbligato quest’ultima a rinviare l’appuntamento a questo venerdì, quando proprio nella sua Germania, nel Land sud-occidentale di Baden-Baden, si terrà il G-20 finanziario, ovvero il summit dei ministri economici delle prime venti economie mondiali. Sarà l’occasione per confrontare le due linee di pensiero, emerse piuttosto nitidamente negli ultimi mesi, l’una espressa dal governo tedesco e che punta a rinvigorire l’accento sul “free trade”, ovvero sul libero commercio mondiale, l’altra propria dell’amministrazione Trump, che pone più attenzione sul fair trade, ovvero su scambi commerciali equi.

Già al Forum di Davos di gennaio, la Germania aveva mostrato l’intenzione di difendere con i denti e con le unghia i principi del libero commercio mondiale, in ciò sostenuta dalla Cina, che pur essendo un’economia gestita da istituzioni dichiaratamente comuniste, si è presentata all’assise con il presidente Xi Jinping, in qualità di interprete di uno dei cardini del capitalismo. (Leggi anche: Germania e Cina alleate contro Trump)

Cina e Germania contro USA

Già un anno fa, al G-20 finanziario di fine febbraio a Shanghai, Germania e Cina avevano fatto comunella, legate dall’interesse di respingere le pressioni internazionali perché correggessero i loro squilibri (bilance commerciali eccessivamente positive), contribuendo così a diradare le nubi incombenti sull’economia mondiale.

Il G-20 di un anno fa servì a fare il punto sui timori di una guerra valutaria e avallò sotto traccia il deprezzamento dello yuan, che nel corso dell’intero anno ha perso il 6,6% contro il dollaro, registrando il peggiore bilancio dal 1994, ma senza scatenare le tensioni finanziarie intraviste nell’agosto dell’anno precedente.

(Leggi anche: Commercio mondiale malato? Timore resta la guerra valutaria)

La Merkel prepara un documento sul commercio mondiale

Il meeting di quest’anno sarà utilizzato da Berlino per un altro scopo: impegnare le principali economie del pianeta, che nel loro insieme rappresentano circa il 55% delle esportazioni globali, a ribadire la loro difesa dei principi del libero commercio. Secondo indiscrezioni di queste ultime ore, la cancelliera Merkel avrebbe preparato un documento, che vorrebbe fosse sottoscritto a parte, oltre a quello ufficiale emesso da consuetudine.

In esso, i tedeschi chiederebbero ai colleghi di firmare una dichiarazione di difesa del commercio mondiale e di accettazione dei principi di “prudente gestione fiscale”, al fine di rafforzare la resilienza delle economie agli shock e di evitare di concentrarsi su misure di sostegno di breve termine. (Leggi anche: Frau Merkel minaccia ritorsioni contro le politiche di Trump)

USA vogliono tagliare il deficit commerciale

Il passo sarebbe irrituale e potrebbe essere percepito dal rappresentante di Trump al G-20 finanziario, il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, quale offensiva esplicita della Germania nei confronti degli USA. Washington chiede, infatti, di combattere gli squilibri, minacciando Germania, Cina e Messico di imporre sulle loro merci dazi per reagire a quelle che vengono definiti quali relazioni commerciali “inique”. In particolare, a tedeschi e cinesi viene rimproverato di utilizzare un cambio sottovalutato per esportare verso di più negli USA.

Nel complesso, l’America registra un disavanzo commerciale con Cina, Germania e Messico per circa 450 miliardi di dollari l’anno, circa il 90% del totale. Le importazioni USA dal resto del mondo ammontano a circa un ottavo del totale, naturale che le altre principali economie esportatrici si allarmino sulla direzione che intenda assumere Trump sulle politiche commerciali. (Leggi anche: Trump contro euro debole della Germania)

Non è uno scontro ideologico, ma di puro interesse

Nel frattempo, il Fondo Monetario Internazionale ha inviato un messaggio ai partecipanti del G-20 di questo fine settimana in Germania, invitandoli da un lato a non cedere alle logiche protezionistiche, evitando di “auto-ferirsi”.

Per questo, l’istituto si appella ai governi, affinché governino fenomeni come immigrazione, commerci, movimenti dei capitali e la condivisione di tecnologie oltre le frontiere, tutti aspetti che altrimenti minerebbero alla produttività, ai redditi e agli standard di vita.

D’altra parte, l’FMI spiega che le politiche dei governi dovrebbero concentrarsi sul miglioramento dei tassi di produttività, sull’espansione dell’occupazione, investimenti infrastrutturali altamente qualitativi, tecnologie avanzate, istruzione e sanità. Qui, sembra più che altro spronare la Germania a utilizzare i suoi margini fiscali per investire maggiormente in infrastrutture a sostegno della sua crescita, dopo avere di fatto evidenziato, senza citarli, i pericoli derivanti da una svolta protezionistica della prima economia mondiale.

Lungi dall’essere una battaglia ideologica, a Baden-Baden andrà in scena tra un paio di giorni uno scontro tra interessi: gli americani vorranno evidenziare come Cina e Germania, in particolare, non possano pensare di crescere ai danni delle altre economie, “barando” sui tassi di cambio, mentre i tedeschi difenderanno strenuamente il loro modello economico “export-led”, invitando l’America di Trump a seguirli sulla via del libero commercio mondiale. Non sarà un tema che si chiuderà certamente con il G-20 finanziario, ma semmai da qui va in scena ufficialmente uno scontro, destinato a proseguire in tutti i consessi diplomatici internazionali. (Leggi anche: E se Trump ci aiutasse a correggere gli squilibri globali?)

 

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