Renzi fischiato dai commercianti sulla paura per il 2017, perché?

Renzi fischiato dai commercianti all'assemblea di Confcommercio. Il premier contestato sull'economia, il presidente Sangalli non condivide l'ottimismo: la ripresa vera non c'è.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Renzi fischiato dai commercianti all'assemblea di Confcommercio. Il premier contestato sull'economia, il presidente Sangalli non condivide l'ottimismo: la ripresa vera non c'è.

Brutta giornata quella che ieri ha vissuto il premier Matteo Renzi all’assemblea di Confcommercio. Dopo il video-messaggio del presidente Sergio Mattarella, aveva preso la parola, iniziando a parlare degli effetti positivi del bonus degli 80 euro da lui fortemente voluto, ma dalla platea si sono levati numerosi fischi e qualche invito a “tagliarsi lo stipendio”. Il premier ha risposto a tono, rivendicando gli 80 euro come una misura di “giustizia sociale” per chi prende fino a 1.500 euro al mese, ricordando ai commercianti che il suo governo ha già posto un tetto di 240.000 euro all’anno agli stipendi dei manager pubblici. E sull’occupazione ha aggiunto che solo il “rancore ideologico” di taluni non farebbe loro vedere i miglioramenti che il Jobs Act avrebbe portato, specie al lavoro a tempo indeterminato.

Crisi economica non è alle spalle per commercianti

Ma la contestazione tramite fischi è stata solamente quella più plateale, nemmeno la più significativa, perché il vero affondo contro lo stato attuale dell’economia italiana è arrivato dall’analisi del presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha snocciolato diversi dati davvero pesanti.

Sangalli ha ricordato come dal 2008 al 2014 il numero dei poveri in valore percentuale sia cresciuto del 78,5% dal 3,5% al 5,7% della popolazione, riguardando 4 milioni di persone (+130% sul 2007). Con la crisi, i redditi disponibili degli italiani sono scesi del 10%, mentre i consumi del 7%, a conferma che le famiglie avrebbero cercato di conservare il proprio standard di vita, ma intaccando i risparmi, i cui flussi risultano diminuiti del 36%. Considerando, poi, che la popolazione è cresciuta numericamente del 4% nello stesso periodo, si evidenzia come i redditi e i consumi pro-capite siano sostanzialmente diminuiti più di quanto le stesse statistiche non dicono.

Commercianti temono aumento IVA

Sangalli ha smentito l’ottimismo del governo, secondo cui l’Italia sarebbe fuori dalle secche della recessione, al contrario sostenendo che i dati degli ultimi 12 mesi sui consumi, l’occupazione, la produzione, la fiducia e la crescita indicherebbero un andamento altalenante, tale da fare sostare la nostra economia nel crepaccio tra la stagnazione e la ripresa. Insomma, spiega, non si ha evidenza di quel salto necessario per ripartire.

Il presidente della maggiore associazione dei commercianti ha fatto un appello a Renzi per non spostare il carico fiscale sui consumi, perché “alla fine l’IVA la paghiamo tutti”. Ha proposto, invece, di ridurre il numero delle aliquote e di creare una “no tax area” uguale per tutti, indifferentemente che si sia lavoratori dipendenti o autonomi. E sulla spesa pubblica, ha dichiarato che a suo avviso servirebbe introdurre in Costituzione un tetto per vincolarne la crescita.

 

 

 

Crescita Italia non è ripresa, sintonia con Squinzi

Le parole di Sangalli appaiono del tutto in linea con quelle pronunciate due giorni fa dall’ex presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Su un punto sembrano, addirittura, sovrapporsi, quando entrambi accreditano la fine della recessione non a un qualche merito del governo, bensì a fattori esterni, ovvero ai bassi tassi, il cambio debole e le basse quotazioni del greggio, che sono positivi per investimenti e consumi, anche se non starebbero esitando risultati soddisfacenti. Ed entrambi invitano il governo a varare e a realizzare le riforme per crescere.

Che nel giro di meno di 24 ore, un rappresentante del mondo industriale e un altro del terziario affrontino di petto l’ostentato ottimismo della coppia Renzi-Padoan è un fatto da rimarcare, specie perché di interventi critici verso l’attuale governo nel panorama economico-finanziario del nostro paese se ne sentono pochi.

Lo spettro di una stangata sui consumi

I fischi al premier sono la spia di un’insoddisfazione di una delle categorie economiche più importanti per l’economia italiana, evidentemente delusa dai primi due anni e passa dell’esecutivo. Renzi ha ricordato ai commercianti che il suo governo non ha mai alzato l’IVA e non intende farlo nemmeno l’anno prossimo, mentre l’ultimo rialzo delle aliquote è avvenuto nell’ottobre del 2013, ha spiegato, quando a Palazzo Chigi c’era ancora Enrico Letta.

Verissimo, anche se aleggia sui conti 2017 l’ombra di oltre 15 miliardi di clausole di salvaguardia, che se scattassero farebbero schizzare le aliquote IVA e le accise sul carburante. E tra promesse sulle pensioni, gli 80 euro a un numero sempre maggiore di beneficiari e taglio delle tasse, non si capisce dove Renzi e il suo ministro dell’Economia troveranno le risorse per accontentare tutti. I commercianti sono la categoria più preoccupata, perché un’eventuale stangata sui consumi li colpirebbe immediatamente e farebbe abbassare la saracinesca a molti tra quanti abbiano ad oggi resistito alla più grave crisi economica dal Secondo Dopoguerra.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia