Come Trump fa un regalo a Draghi a fine mandato e regala tempo all’Italia

Il governo Trump ha creato sui mercati internazionali le condizioni per consentire ai BTp di rifiatare, concedendoci tempo per chiarirci le idee. Ecco come e perché non possiamo gettare al mare l'ennesima occasione.

di , pubblicato il
Il governo Trump ha creato sui mercati internazionali le condizioni per consentire ai BTp di rifiatare, concedendoci tempo per chiarirci le idee. Ecco come e perché non possiamo gettare al mare l'ennesima occasione.

Avete visto lo spread? Ieri e oggi scende, nonostante il pasticcio dei “minibot” alla Camera. Il mercato ha ignorato quello che sarebbe potuto passare come il primo passo compiuto dall’Italia per uscire dall’euro. Bontà? No, semmai non ha preso sul serio le stravaganze del nostro Parlamento e si sta giovando di un clima pesante a livello internazionale, che paradossalmente ci sta un po’ favorendo in questa fase.

Come sapete, l’America di Donald Trump è ai ferri corti con la Cina sul piano commerciale, specie dopo l’embargo posto dalla prima ai danni di Huawei, colosso della telefonia cinese. Le tensioni stanno alimentando una corsa ai bond sovrani, tranne quelli italiani. I rendimenti decennali americani sono sempre più vicini alla soglia del 2%, mentre i Bund della Germania per la medesima scadenza sono arrivati ieri ad offrire il minimo storico del -0,215%.

Allarme BTp: rendimenti a 5 anni superano la Grecia e il rischio Italexit aumenta 

Persino la Grecia, pur fallita e priva del sostegno del “quantitative easing”, ha visto crollare i suoi rendimenti a 10 anni sotto il 2,90% per l’eccitazione dei mercati sull’anticipo delle elezioni politiche a luglio e ha già i suoi quinquennali a prezzare meglio dei nostri. Contribuisce alla corsa verso i bond il crollo delle quotazioni del petrolio, il vero capolavoro di Trump, un uomo che in moltissimi in Europa sottovalutano, mentre dimostra di essere un vero stratega. In quali termini? Egli pretende che la Federal Reserve tagli i tassi negli USA e finora ha ottenuto solamente che non li alzi per almeno tutto quest’anno. Formalmente, al governatore Jerome Powell serve un pretesto per allentare la sua politica monetaria, quale sarebbe una tensione internazionale e annesso crollo dei prezzi delle materie prime, con tanto di impatto depressivo sull’inflazione a stelle e strisce.

E guarda caso, è quello che sta accadendo in queste settimane. Il prezzo del Brent è crollato da 73 a 61 dollari al barile in appena 3 settimane, quello del Wti americano da 63 a 53 in due. Dopo avere invocato (ad oggi) inutilmente una subitanea crescita della produzione OPEC, Trump ha deciso di fare da sé e, in attesa che l’alleato saudita si decida ad estrarre più greggio dai pozzi, ha provocato lo schianto delle quotazioni a modo suo.

Tra qualche mese, la Fed avrà la giustificazione formale per tagliare i tassi. E la BCE? I tassi li tiene già azzerati, ma di alzarli non potrà parlarne più per un po’. Anzi, a breve dovrà persino ipotizzare un nuovo round di “quantitative easing”, così da stimolare le aspettative d’inflazione, scese ai minimi dal 2016.

Più tempo a disposizione per l’Italia

In questo clima, nessuno nell’Eurozona può scontare più un aumento del costo del denaro. Sebbene ciò non stia impattando positivamente sui BTp per via delle tensioni politiche interne, indirettamente anche i nostri bond beneficiano di questa fase, perché il solo fatto che s’intraveda la possibilità che la BCE intervenga nuovamente per sostenere l’economia nell’area non fa che bene al nostro debito sovrano, essendo proprio l’Italia la più debole delle economie in questa congiuntura. C’è di più: i mercati sono portati a ipotizzare una ristrutturazione prima o poi del debito pubblico italiano, a causa di un mix tra bassa o nulla crescita, scontro tra Roma e Bruxelles, conti pubblici disordinati e consensi maggioritari per le forze politiche euro-scettiche. Ma questo scenario tende ad affievolirsi quando le controparti si mostrano anch’esse deboli.

Ristrutturazione debito pubblico, la sconfitta dei creditori tedeschi in tribunale ci deve far riflettere

Cosa vogliamo intendere? Un’eventuale ristrutturazione dei BTp emessi sarebbe una notizia grossa, anzi la notizia del secolo sui mercati. L’impatto equivarrebbe al lancio di una bomba atomica in Europa. Quando e se mai una cosa del genere avvenisse, sarebbe necessario che il resto dell’area versasse nelle migliori condizioni possibili sul piano finanziario ed economico per resistere al meglio all’onda d’urto. E non è questo il caso, con la Germania vicina a una recessione e di fatto ormai in crisi politica; la Francia che continua a crescere moderatamente, ma le cui banche detengono qualcosa come oltre 285 miliardi di titoli di stato italiani; la UE alle prese con la Brexit sempre più disordinata, oltre che con i dazi di Trump e il rallentamento della Cina.

Allontanandosi una simile prospettiva, almeno per adesso i BTp tornano un po’ a rifiatare, anche se non si può nascondere il sole con un dito: che rendano quasi quanto la Grecia, nonostante il sostegno della BCE con i reinvestimenti del QE e il rating ben superiore, la dice lunga sulle reali condizioni in cui siamo precipitati. Insomma, Trump ci sta regalando un po’ di tempo, che dovremmo avere l’intelligenza di sfruttare per segnalare seriamente una svolta economica all’insegna della crescita e improntata sull’ordine fiscale. Temiamo che non accadrà, così come non accadde nel biennio “magico” sui mercati sotto il governo Renzi. L’ennesima occasione perduta, chissà se l’ultima!

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , , , , , , , ,
>