Come si muoveranno i tassi in Turchia: ecco i segnali della banca centrale

Il governatore della Banca Centrale Turca, Erdem Basci, ha dichiarato in due occasioni opinioni opposte sui tassi. La lira turca continua a recuperare sui mercati, ma c'è il rischio che le tensioni tornino.

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Dopo il trionfo del premier Recep Tayyip Erdogan alle elezioni amministrative di 10 giorni fa, la Turchia lancia messaggi contrastanti sul futuro dei tassi e della politica monetaria in generale. All’indomani dalle elezioni, il premier aveva avvertito la banca centrale che così come alla fine di gennaio aveva provveduto a una stretta, adesso il governo si attende un taglio dei tassi.

 

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Le affermazioni del governatore

E il governatore della Banca Centrale Turca, Erdem Basci, nel giro di pochi giorni ha esternato con due dichiarazioni dal tenore contrastante. Due giorni fa, a Kayseri, nel centro della Turchia, aveva ammesso che sarebbero stati possibili “passi misurati” per tagliare i tassi. Ma il 3 aprile scorso, davanti agli analisti a Londra, lo stesso Basci aveva assicurato che la politica monetaria sarebbe stata restrittiva per controllare l’inflazione.

Dunque, quale linea prevarrà alla Banca Centrale Turca? Quella del Basci indipendente o l’altra del governatore prono alle richieste del premier Erdogan?

 

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Di certo, non si è trattato di un episodio incoraggiante per la credibilità dell’istituto, già alle prese con problemi di indipendenza dal governo. Tanto che l’analista di Commerzbank, Ulrich Leutchmann, ha scritto di attendersi che il recupero della lira turca sui mercati da fine gennaio potrebbe interrompersi e che con il dietro-front sui tassi, Basci rischia di consegnare la valuta alla mercé dei mercati globali.

I dati turchi

Anche perché i dati indicherebbero che di tutto la Turchia avrebbe bisogno, tranne che di un taglio dei tassi.

L’inflazione a marzo ha accelerato all’8,4%, il tasso massimo dal luglio scorso, dopo che si era registrato un calo costante negli ultimi mesi, fino al 7,4% di inizio anno.

A ciò si aggiunge un deficit delle partite correnti di 65 miliardi di dollari nel 2013, pari all’8% del pil turco, che ammonta a 800 miliardi. 

La banca centrale, in linea con le previsioni del governo, stima per quest’anno una crescita intorno al 4%, quando gli analisti di Bloomberg non sono andati oltre il 2,2% a marzo. Al contempo, però, l’inflazione è attesa ben al di sopra del target del 5% annuo. 

In ogni caso, le ripercussioni sulla lira turca non si sono avute. Per quanto contraddittorie le indicazioni sui tassi, la valuta di Ankara continua a registrare progressi, in linea con l’andamento delle valute emergenti, anche data la maggiore stabilità politica attesa dagli investitori, dopo la vittoria di due domeniche fa di Erdogan. E i tassi a due anni sui titoli del debito sono scesi per la prima volta dalla stretta di gennaio sotto il livello dei tassi a 10 anni, al 9,96%.

Il rischio è, però, che le tensioni sulla lira turca tornino, se prevarranno le spinte accomodanti dentro alla banca centrale. 

 

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