Come si è originato il debito pubblico in Italia

Pubblichiamo, con l’autorizzazione dell’autore, un estratto del secondo capitolo de “La spesa pubblica in Italia: articolazioni, dinamica e un confronto con altri Paesi” di Floriana Cerniglia

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Pubblichiamo, con l’autorizzazione dell’autore, un estratto del secondo capitolo de “La spesa pubblica in Italia: articolazioni, dinamica e un confronto con altri Paesi” di Floriana Cerniglia

Nell’ambito dell’inchiesta di Stefano Fugazzi sulle proposte per abbattere il debito pubblico italiano, proponiamo ai nostri lettori questo estratto del secondo capitolo de “La spesa pubblica in Italia: articolazioni, dinamica e un confronto con altri Paesi” di Floriana Cerniglia (NdR)

 

Nella storia dell’Italia di questo secolo – escludendo gli anni dei conflitti mondiali – i tre decenni che vanno dal 1960 al 1990 sono quelli che hanno visto l’espansione più prolungata del peso del settore pubblico sull’economia. In questi trenta anni, infatti, la quota della spesa pubblica sul PIL è passata dal 29 al 53,5%. Questa dinamica di spesa, come autorevoli studi hanno documentato, ha avuto fra le sue cause fattori di ordine strutturale (fattori demografici e fattori connessi al processo di sviluppo economico e sociale e quindi la crescita del reddito, fattori legati alla produttività del settore pubblico ed ai prezzi relativi del settore pubblico) ma anche fattori di ordine politico (fattori e vincoli istituzionali quali ad esempio i meccanismi decisionali, le caratteristiche dei vincoli di bilancio, scelte ideologiche, forti pressioni settoriali a seguito di conflitti sociali, i cicli politici).

Rispetto all’espansione della spesa l’adeguamento delle entrate è stato più lento. In questo trentennio, la pressione tributaria aumenta di circa 9 punti percentuali sul PIL mentre quella fiscale di circa 14 punti. È ampiamente noto il riflesso sul disavanzo e quindi sul debito di questa dinamica differenziata. Il disavanzo pubblico poco più dell’1% nel 1960 è dell’11% nel 1990. Anche per quanto concerne il debito questo trentennio si caratterizza per una crescita enorme del suo peso sul PIL che è pari al 36,9% all’inizio del periodo, ma raggiunge l’ammontare del PIL nel 1990. […]

Consideriamo i tre decenni presi singolarmente.

In ognuno di questi decenni ci sono stati tre cicli principali di aumento della spesa.

 

GLI ANNI ‘60 debito-pubblico-italiano

Il primo decennio (1960-1969) ha una espansione della spesa pubblica abbastanza contenuta, poco più di quattro punti percentuali e soprattutto concentrata nel primo quinquennio con una accelerazione tra il 1964 e il 1965 quando si passa dal 30,4 al 32,9 come effetto della rivalutazione delle pensioni e dell’introduzione delle pensioni sociali di anzianità. In questo biennio il disavanzo passa dall’1,1% al 4,1 %. Un intervento molto importante verso l’ampliamento dello stato sociale avviene nel 1968 con l’introduzione del Sistema sanitario nazionale.

Il quadro macroeconomico di questo periodo è comunque abbastanza favorevole, il tasso di crescita medio annuo è di circa il 6%. Proprio in questo decennio – nel 1963 – il rapporto debito/PIL tocca il valore minimo di tutto il dopoguerra pari al 32,6 ma raggiunge quasi il 40% già alla fine del decennio.

 

GLI ANNI ‘70

Passiamo al periodo 1970-1979. Non possiamo qui riferire della quantità e della complessità di eventi negativi che hanno caratterizzato questo arco di tempo della storia italiana (solo per citare alcuni fatti, le crisi petrolifere, la svalutazione della lira, l’alto tasso d’inflazione, i conflitti sociali). Rispetto al decennio precedente, il tasso di crescita medio annuo composto del PIL quasi di dimezza: poco più del 3,5%. Sul fronte delle spese osserviamo che la spesa per interessi, sempre sotto il due per cento nel decennio precedente, tocca già nel 1978 il valore del 5%. Questo decennio, già nel primo quinquennio registra una considerevole espansione di alcune voci di spesa. Infatti a metà degli anni 70 la somma della spese per il personale e quella per le prestazioni sociali è quasi il 25% del PIL.

A spiegazione dell’aumento della spesa per le retribuzioni va anche ricordato che a metà degli anni ’70 si ha l’istituzione delle Regioni con il successivo trasferimento a questo nuovo livello di governo di un insieme di funzioni in precedenza gestite dallo Stato. È chiaro quindi che la spesa corrente ha un ruolo predominante nella dinamica di espansione, infatti la spesa in conto capitale continua a rimanere intorno al 4%.

In sintesi, in questo decennio la politica del deficit spending diventa prassi nell’azione di politica economica a sostegno dell’economia (forse anche diventa strumento di raggiungimento di consenso a causa dei forti conflitti sociali) e dunque nel 1975 il disavanzo pubblico è più dell’11% del PIL. Nei primi cinque anni di questo decennio il debito cresce di 20 punti percentuali, poi si arresta soprattutto a causa della sempre più elevata inflazione.

 

GLI ANNI ‘80

Nel periodo 1980-1990 non si segnalano interventi di riforma particolarmente significativi sul sistema di spesa pubblica che però continua a crescere: dieci punti percentuali. La spesa aumenta soprattutto nel comparto delle prestazioni sociali (anche a causa dell’invecchiamento della popolazione) e in quella per interessi (circa 4 punti percentuali). La spesa in conto capitale aumenta di circa un punto.

Il tasso di crescita medio annuo del PIL è poco più del 2% . Nel 1981 avviene anche il “divorzio” fra Banca Centrale e Tesoro, ma questa scelta non porta maggiore disciplina nel comportamento delle autorità politiche nel contenere il disavanzo che nel 1985 supera il 12%. La spesa corrente viene finanziata sempre di più da debito sottoscritto dalle famiglie che vengono allettate con alti tassi d’interesse. La dinamica debito/PIL diventa esplosiva fino a che tra il 1990 e il 1991 il valore del debito supera quello del PIL.

 

Estratto de “La spesa pubblica in Italia: articolazioni, dinamica e un confronto con altri Paesi” di Floriana Cerniglia, Università Cattolica del Sacro Cuore, novembre 2005 (ISBN 88-343-1316-X).

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