Come Salvini si prepara a diventare premier da qui all’autunno

Ecco le mosse che Matteo Salvini sta preparando per diventare premier da qui a 4 mesi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ecco le mosse che Matteo Salvini sta preparando per diventare premier da qui a 4 mesi.

A molti è sfuggito un dettaglio non secondario nelle ultime drammatiche 48 ore di quasi collasso istituzionale: Matteo Salvini non ha sparato a zero contro il Quirinale, anzi ha preso le distanze da Luigi Di Maio sulla vicenda dell'”impeachment” e ha dichiarato che “chi insulta il presidente Mattarella non ha un futuro nel Paese che voglio”. Parole pesantissime, che rianimano il Quirinale, il quale avrebbe altrimenti subito uno sbarramento di fuoco totale e potenzialmente devastante, qualora anche la Lega si fosse associata a Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia nel reclamare la messa in stato d’accusa del capo dello stato. Come mai questo moderatismo inconsueto del segretario leghista?

Il piano B di Savona per uscire dall’euro e il risiko di Salvini e Di Maio contro la UE

Facciamo un passo indietro alla giornata di domenica. Il presidente Sergio Mattarella chiama al Colle il premier incaricato Giuseppe Conte e gli boccia il nome di Paolo Savona come ministro dell’Economia, avanzato proprio da Salvini e difeso strenuamente anche da Di Maio. Preso atto dell’opposizione del Quirinale, Conte rimette l’incarico e Mattarella lo affida in poche ore a Carlo Cottarelli, dirigente del Fondo Monetario Internazionale.

Mentre Di Maio spara a zero contro il presidente, Salvini no. Eppure, proprio la sua mancata rinuncia al nome di Savona ha creato il “casus belli”. Che forse la Lega volesse arrivare esattamente a questo punto, ovvero a mettere il Quirinale con le spalle al muro e costringerlo a indire elezioni anticipate al più presto, dopo avere formalmente trattato la nascita di un governo con i 5 Stelle? Voto non a luglio, spiega, ma a settembre o ottobre. Dunque, Salvini vorrebbe trascorrere un altro paio di mesi prima di giocarsi il tutto e per tutto per diventare premier.

L’OPA sul centro-destra

Dalla sua, ha i numeri. Non solo quelli che gli hanno offerto gli elettori il 4 marzo, bensì pure e, soprattutto, attribuitigli da tutti i sondaggi. Se si tornasse oggi alle urne, la Lega viaggerebbe intorno al 25% dei consensi, Forza Italia scenderebbe forse sotto il 10%. Ergo, il Carroccio si prenderebbe tutto il centro-destra e ammesso che la coalizione non fosse in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, andrebbe al governo con i 5 Stelle, con i quali ha instaurato un buon rapporto negli ultimi 3 mesi. Ma quello sarebbe il piano B, mentre il piano A consisterebbe nel vincere e fare il premier con il centro-destra.

Silvio Berlusconi non è felice di questa subordinazione in cui versa, ma non può fare altrimenti. Sa che se cedesse alla tentazione di stringere accordi con il PD, non solo non avrebbe i numeri in Parlamento per fare alcunché, ma rischierebbe la fuga dei parlamentari azzurri verso la Lega, che a quel punto si staccherebbe da Forza Italia e ambirebbe a diventare il partito di riferimento per il centro-destra. Anzi, Salvini ha in progetto il partito unico, nel quale fare confluire Forza Italia e Fratelli d’Italia. Per quanto la prospettiva non rallegri né l’ex premier, né Giorgia Meloni, sarebbe l’unica ad assicurare loro di essere protagonisti certi della prossima legislatura. In alternativa, entrambi rischierebbero l’estinzione o la marginalità politica.

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Le prossime mosse di Salvini

Cosa vuole fare adesso di preciso Salvini? Far nascere il governo Cottarelli, dimostrandosi responsabile agli occhi degli italiani, pur senza appoggiarlo, come non lo appoggerà nessun altro partito. L’ex commissario alla “spending review” si limiterebbe a gestire le prossime elezioni a settembre e da qui ad allora, con in tasca già la certezza della data elettorale, il leghista metterà in prova l’alleato, avvertendolo che nel caso di mosse ostili, andrebbe al voto insieme ai 5 Stelle. Stando alle simulazioni, i due partiti uniti si beccherebbero il 90% dei collegi uninominali e circa il 70% dei seggi complessivi in Parlamento. A quel punto, Forza Italia e PD verrebbero annullati nella loro capacità di incidere sui destini della legislatura e per Berlusconi sarebbe difficile tutelarsi gli interessi aziendali.

Dunque, meglio per l’ex premier restare alleato di Salvini che ostacolarlo, avendo egli la possibilità di giocare con due forni vincenti. Le elezioni a luglio il Carroccio non le desidera forse proprio per trovare il tempo per organizzare la scalata ai danni di Forza Italia, attraverso la nascita del partito unico del centro-destra, che a Berlusconi converrebbe se non altro per salvare la faccia da una sconfitta altrimenti brutale per la sua Forza Italia. E da leader di una Lega Italia o comunque verrà chiamata la nuova creatura, molto probabilmente i numeri saranno dalla sua parte nelle trattative con l’M5S per il caso sfortunato in cui continuasse a non ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Insomma, farebbe forse ugualmente il premier, concedendo tanti ministri di peso ai grillini. E chissà che a Mattarella, in cambio dei suoi toni morbidi sul caso Savona, non chiederà garanzie su qualche ritocco alla legge elettorale. Dal 4 marzo ad oggi, di Salvini tutto si può dire, tranne che non si sia rivelato un politico tremendamente astuto.

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Argomenti: Politica, Politica italiana