Come Salvini si prepara a diventare premier con l’ok dei mercati finanziari

La marcia di Matteo Salvini verso Palazzo Chigi. Ecco come il leader della Lega ha giocato benissimo le sue carte dopo le elezioni e si prepara a diventare premier.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La marcia di Matteo Salvini verso Palazzo Chigi. Ecco come il leader della Lega ha giocato benissimo le sue carte dopo le elezioni e si prepara a diventare premier.

Passare da partner minore di una coalizione a master della politica italiana in pochi mesi e adesso anche diventare riferimento per gli umori dei mercati finanziari, nonché tra i principali protagonisti della politica europea non è cosa da tutti e né accade con frequenza nel mondo. E’ quello che è riuscito a Matteo Salvini, che il 4 marzo scorso alle elezioni politiche otteneva il 17%, 3 punti percentuali in più di Forza Italia, di fatto diventando il leader della coalizione di centro-destra. Seguono settimane intense di trattative per formare il nuovo governo e lo standing del segretario leghista si rafforza di giorno in giorno. Quando alla fine di maggio riesce nell’intento di allearsi con il Movimento 5 Stelle, relegando Silvio Berlusconi ai margini dei nuovi equilibri politico-istituzionali, in tanti sostengono che stia commettendo un errore fatale, che il suo 17% contro il 32% dei grillini lo porrà in posizione minoritaria dentro la maggioranza giallo-verde. Bastano pochissimi giorni per capire che sia il contrario.

Perché Salvini non vuole sforare il deficit e fa scendere lo spread

Salvini si prende la scena, punta le sue carte sul tema immigrazione e ferma alcuni sbarchi, scontrandosi con la Francia di Emmanuel Macron e con la Spagna del neo-premier socialista Pedro Sanchez. Con la Germania della cancelliera Angela Merkel i rapporti sono più ambigui, grazie all’asse subito trovato con il ministro dell’Interno, Horst Seehofer. Per la prima volta da molti anni, l’Italia torna al centro delle attenzioni in Europa da protagonista, quale che sia il giudizio di valore sulle azioni del governo di Roma.

Esteri ed economia, le nuove carte di Salvini

I consensi per la Lega lievitano di settimana in settimana, stando alle rilevazioni, e adesso sarebbero raddoppiati rispetto a marzo, oltrepassando il 30% e facendo del Carroccio il primo partito italiano, davanti persino agli stabili pentastellati. E se l’episodio della Nave Diciotti, con annesse indagini a carico, ha reso Salvini agli occhi di una vasta fetta dell’opinione pubblica una sorte di “martire” del sistema giudiziario politicizzato, negli ultimi giorni si registra una nuova fase del vice-premier e ministro dell’Interno, vale a dire l’attivismo sul piano delle relazioni europee e della politica economica. I toni sono diventati più inclini alla responsabilità fiscale, le azioni maggiormente rivolte a fare delle prossime europee elezioni chiave per catapultare la sua Lega “sovranista” nelle stanze dei bottoni.

L’incontro tra Salvini e Orban irrita la sinistra, ma travolgerà il centro-destra

Le rassicurazioni sul deficit e le dichiarazioni sulla gradualità dell’attuazione delle riforme sono state apprezzate dagli investitori, con tanto di apertura di credito del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Spread in forte calo, seppure ancora a livelli relativamente molto alti, e adesso l’establishment italiano ed europeo guarda a Salvini come un appiglio a cui aggrapparsi per evitare derive “populiste” in questa fase, nonostante il leader leghista sia da anni considerato tra i principali esponenti del populismo nazionale. Si vocifera di una Merkel interessata ad “assorbirlo” nel PPE, tutto pur di evitare che il successo dei sovranisti avvenga a discapito del centro-destra tradizionale in Europa.

La marcia verso Palazzo Chigi

La “svolta” economica di Salvini sta realizzandosi con un obiettivo preciso: sbarazzarsi di ciò che rimane del centro-destra all’infuori della Lega. Se riesce a convincere elettori, mercati e Bruxelles sulla sua capacità di bilanciare le istanze fiscalmente più lassiste dei grillini, quale motivo ci sarebbe ancora di votare o sostenere una Forza Italia al capolinea, senza idee e senza uomini? Questa è diventata la scommessa del leghista nelle ultime settimane, ossia non più di diventare leader della coalizione, bensì di assorbire il resto di quest’ultima nella sua Lega, anche passando eventualmente per il cambio del nome. Un esperimento, che non è mai riuscito a Berlusconi, vuoi per la diversa fase politica, vuoi per la mancata volontà e l’incapacità dell’ex premier di gestire un partito con criteri condivisibili e che prescindessero dal suo dominio assoluto.

Bene la svolta di Salvini sul deficit, ci serve crescere e non indebitarci di più

Se il tentativo gli riesce, cioè se svuoterà gli alleati della coalizione dei consensi e li attrarrà a sé alle europee del maggio prossimo, Salvini passerà alla fase due del suo piano: la conquista di Palazzo Chigi. Manderà in aria il governo, magari con un pretesto popolare, come la discordia con l’ala sinistra dei grillini sulla gestione degli sbarchi, chiederà e quasi certamente otterrà elezioni anticipate, in assenza di alternative pratiche percorribili, con la speranza di vincerle e diventare il nuovo premier senza dovere chiedere permesso a nessuno e semmai presentandosi al Quirinale come l’unico uomo forte d’Italia.

A quel punto, il presidente Sergio Mattarella non farebbe altro che prendere atto della realtà. E stavolta, l’Europa non gli sarebbe nemmeno così ostile, almeno non tutta, così come parte di quei poteri economici che lo hanno ad oggi osteggiato lo sosterranno, consapevoli della nuova fase iniziata. Per adesso, serve una legge di Stabilità al contempo popolare e che non scateni alcun attacco finanziario contro l’Italia. Ci sarà un po’ più di deficit e qualche taglio delle tasse, un po’ di assistenzialismo con il potenziamento degli aiuti ai redditi bassi e la “quota 100” per tutti per andare prima in pensione. Nulla di così radicale da sfasciare i conti pubblici, ma quanto basta probabilmente per convincere gli italiani che almeno questi qua pensano ai loro interessi. E il monopolio delle vesti stracciate sarà esercitato da un PD senza identità, che loda John McCain e Macron e che dimentica di essere erede di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer.

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Argomenti: Politica, Politica italiana