Come Salvini si prepara a diventare premier con la benedizione della Commissione europea

Matteo Salvini si tiene pronto a compiere il grande salto in Europa, sacrificando alleati di governo e a Strasburgo. Se tutto andrà bene, la strada per diventare premier sarà spianata con la benedizione di Bruxelles.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Salvini si tiene pronto a compiere il grande salto in Europa, sacrificando alleati di governo e a Strasburgo. Se tutto andrà bene, la strada per diventare premier sarà spianata con la benedizione di Bruxelles.

La lite tra Movimento 5 Stelle e Lega sulla sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio rappresenta bene il momento teso dentro il governo Conte tra i due vice-premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. La giustizia è solo un pretesto per preparare gli italiani verso una possibile, ancorché ad oggi improbabile, implosione della maggioranza giallo-verde. In realtà, con ogni probabilità né gli uni e né gli altri vorranno rischiare prima delle elezioni europee, il vero terreno di confronto tra le due anime dell’esecutivo. E proprio l’Europa divide Salvini da Di Maio, già a partire dalla manovra di bilancio. I toni contro la Commissione UE sono stati duri in questi mesi da parte di entrambi i leader, i quali non si sono risparmiati nel fare a gara a mostrarsi quanto più euro-scettici possibili agli occhi degli italiani. Tuttavia, esiste una differenza di fondo tra Lega e 5 Stelle: la prima avrebbe voluto alzare il deficit con maggiore prudenza (intorno al 2% del pil) e sfruttarlo per tagliare di più le tasse e rilanciare gli investimenti pubblici, oltre che per attenuare la legge Fornero. I pentastellati, invece, hanno chiesto e ottenuto praticamente il finanziamento di tutta l’assistenza promessa in campagna elettorale e captata dal reddito di cittadinanza.

Sulla manovra Salvini è in credito con Di Maio

Bruxelles avrebbe chiuso un occhio su un deficit innalzato per stimolare la crescita tagliando le tasse e investendo in infrastrutture, mentre non può accettare che esso salga solamente per potenziare l’assistenza, percepita oltre tutto quale mancia elettorale. Ed ecco che, scavando a fondo, si capisce che le posizioni di Salvini e quelle dei commissari siano meno distanti di quanto si creda e certamente più concilianti di quelle tra grillini e commissari. E ciò non accade semplicemente per ragioni “ideologiche”, quanto anche per le diverse prospettive che hanno dinnanzi a loro i due partiti.

La Lega è espressione di quel mondo “sovranista”, la cui avanzata la UE cerca di contrastare, sinora senza successo. I fatti, però, dicono che molto probabilmente PPE e socialisti perderanno consensi alle prossime europee di maggio, con i popolari a restare primo partito, mentre la sinistra rischia di finire ai margini della politica europea, dopo che di fatto sta scomparendo di turno in turno nei vari stati comunitari. Servono nuovi alleati per il PPE, che in questi giorni ad Helsinki sta celebrando il congresso per lanciare ufficialmente la candidatura di Manfred Weber per la presidenza della Commissione, grazie alla tecnica dello Spitzenkandidat, guarda caso voluta proprio dalla sua Germania sin dal 2014. Il bavarese è un aperturista verso i sovranisti, contrariamente all’ex premier finlandese Alexander Stubb, che lo sfida per ottenere l’investitura del PPE.

Salvini verso il salto in Europa

Ma nemmeno Weber può spingersi fino a cercare alleati tra personaggi come Marine Le Pen, ormai sul piano della percezione pubblica europea considerata un nemico della UE. Salvini è molto meno detestato all’estero, anche perché in fondo si mostra più ragionevole sulle varie tematiche, dall’immigrazione all’euro, dai vincoli fiscali alla politica estera. Ed ecco che per lui si potrebbero spalancare presto le porte non già del PPE, quanto dei Conservatori e Riformisti (ECR), terza formazione all’Europarlamento con poco più di una settantina di deputati, di inclinazioni conservatrici e non pregiudizialmente ostile ai popolari. Insomma, un centro-destra più genuino, del quale fanno parte i nazionalisti svedesi di Jimmie Akesson e gli euro-scettici tedeschi dell’AfD, entrambi alleati di Salvini nella crociata contro Bruxelles. Anche i conservatori britannici ne fanno parte, ma a maggio non potranno candidarsi, causa Brexit.

Salvini terrorizza la sinistra europea, socialisti presto cacciati dai sovranisti ai vertici UE

Ora, che cosa sta succedendo in questi giorni? Giorgia Meloni ha incontrato i vertici di Conservatori e Riformisti, a cui appartiene in Italia pure Raffaele Fitto, siglando l’ingresso di Fratelli d’Italia. L’accordo consentirebbe al gruppo di rimpiazzare la destra UK con rinforzi italiani, provenienti da Lega e FdI, sempre che quest’ultimo superasse lo sbarramento del 4%. In sostanza, stando ai sondaggi attuali, Salvini potrebbe ambire a conquistare 25 seggi per l’Europarlamento, diventando il membro più numeroso del gruppo, ottenendone la guida. A che pro? Il PPE si alleerebbe proprio con l’ECR, mollando i socialisti. Salvini farebbe da tramite tra i due gruppi, giovandosi del sostegno di Viktor Orban e Sebastian Kurz, i sovranisti interni al PPE, che non vedono l’ora di spostare a destra il baricentro del loro partito in Europa.

Cosa otterrebbe Salvini in cambio del suo avallo a un’alleanza PPE-ECR e che forse coinvolgerebbe persino i liberali dell’Alde, il gruppo a cui apparterrà il partito di Emmanuel Macron e, chissà, forse pure il Movimento 5 Stelle? La benedizione di Bruxelles al suo ingresso a Palazzo Chigi. La Commissione di Weber diverrebbe amica di un eventuale governo Salvini, sostenuto da quel che resterà di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ovviamente, lo scenario prevede che i grillini vengano mandati a casa, in quanto poco rassicuranti e conciliabili con la politica europea. Allo stesso modo, Salvini dovrebbe staccarsi dalla Le Pen, che resterebbe sola nel raggruppamento della destra identitaria a Strasburgo. Potrà continuare a volersi bene con il leader leghista, così come avviene oggi da schieramenti formalmente diversi tra quest’ultimo e Orban. In fondo, la politica è l’arte del compromesso, della mediazione tra i propri desideri e la realtà, il modo per trasformare gli slogan in fatti concreti. E per tendere all’obiettivo bisogna lasciare spesso in mezzo a una strada qualche compagno di ventura. Gli amici si frequentano al bar, le istituzioni sono una roba spietata. E Salvini si prepara a dare il benservito agli “alleati” di governo e tra i banchi di Strasburgo, pronto al grande salto.

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Politica, Politica italiana